
I catalani sono chiamati alle urne il 25 novembre per scegliere un nuovo governo regionale, ma queste elezioni non sono soltanto un evento locale. Molto dipenderà dal loro risultato, e non soltanto per la Catalogna: qualsiasi decisione potrebbe avere conseguenze rilevanti per la configurazione futura dello stato spagnolo.
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Verrà trasmesso venerdì 16 novembre a partire dalle 17:00 – presso l’aula 0.2 della Facultat de Filologia dell’Universitat de Barcelona – il documentario di Alberto Diana dal titolo “Barcelona en dos colors“. Si tratta della prima proiezione pubblica assoluta in Catalogna e in Spagna, cui seguirà un dibattito al quale parteciperà l’autore insieme a Raffaele Pinto, professore di Letteratura Italiana presso l’Universitat de Barcelona.
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Fino a poche settimane fa per gran parte del mondo, la Catalogna era al massimo la regione che stava dietro e intorno a Barcellona.
I politici e gli architetti ce l’avevano fatta: avevano costruito per la città una marca perfetta, sorridente, amica, divertente.
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257.645 Votanti fanno di Barcellona la capitale del “Dret de decidir”.
La capitale catalana rompe il tabú sul fatto che le grandi città siano terreno difficile per un referendum indipendentista.
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Il Parlamento di Catalogna, anche senza il voto dei socialisti e dei popolari, ha approvato il 10 marzo la mozione di appoggio al referendum autogestito che pone il quesito “vuoi tu che la Catalogna diventi uno stato indipendente, democratico e sociale integrato nell’Unione europea?”
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Il lipdub indipendentista catalano, girato a Vic la scorsa settimana con la partecipazione di oltre 5.700 persone, ha raggiunto la cifra di 238.0000 visualizzazioni in tre giorni su Youtube.
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Ci risiamo. Ecco nuovamente un paragone Spagna (anzi, Catalunya) – Italia.
Naturalmente anche stavolta non è positivo. E il termine di paragone (poco nobile) è sempre lui, il premier Silvio Berlusconi.
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Quasi il 50% dei catalani è a favore della creazione di uno stato proprio. È quanto emerge da un sondaggio realizzato questo febbraio, commissionato dal sito Web di Joan Laporta, attuale presidente del Barcellona in odore di “discesa in politica”.
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Un 30 dicembre decisamente caldo a Palma, capoluogo dell’isola di Maiorca. Circa 4000 persone (secondo gli organizzatori, poco più di 1000 secondo la polizia locale) hanno manifestato nella piazza centrale della città per rivendicare l’indipendenza dei Paesi Catalani.
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Con l’epicentro concentrato nella contea di Osona (35 comuni chiamati al voto), che ha registrato un’organizzazione unificata e la partecipazione più elevata (40%), si è conclusa ieri la consultazione popolare sull’indipendenza della Catalogna. Un 30% di partecipazione, al di sotto delle aspettative degli organizzatori che puntavano al 35/40%, e, ovviamente, la vittoria del Sì.
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“Siete d’accordo sul fatto che la nazione catalana sia uno stato di diritto, indipendente, democratico e sociale, parte integrante dell’Unione Europea?”
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