
Il risultato elettorale delle elezioni autonomiche in Galizia e nei Paesi Baschi mostra chiaramente un risultato tanto evidente quanto sottovalutato dai maggiori mezzi di comunicazione, sempre focalizzati sul dualismo PP/PSOE e restii a dare il giusto peso alla dirompente sinistra indipendentista delle regioni autonome.
Vediamo insieme i risultati, presi dalle grafiche de ElPaís:
Galicia (votanti 63.8%):
- PP: 45% (41 seggi), nel 2009 era il 46% (38 seggi), differenza: -1%
- PSdeG (Socialisti): 20% (18 seggi), nel 2009 era il 31% (25 seggi), differenza: -11%
- BNG (Blocco Nazionalista Gallego, sinistra): 10% (7 seggi), nel 2009 era il 16% (12 seggi), differenza: -6%
- AGE (Alternativa Galega de Esquerda): 14% (9 seggi), nel 2009 non esisteva, differenza: +14%
E’ evidente il successo per AGE, nuova formazione politica che rompe con la sinistra tradizionale portando via ben 11 punti percentuali al PSOE più altri al partito nazionalista. Il risultato in Galizia non è stato, ai nostri occhi ed ai numeri, un successo per il PP che si trova con 135.493 votanti in meno (per intenderci Santiago de Compostela ha 95.000 abitanti in totale). La vera notizia sono proprio i 200.000 voti presi da AGE al suo debutto politico.

Euskadi (votanti 65.83%):
- PNV (Partito Nazionalista Vasco, destra): 34% (27 seggi), nel 2009 era il 38% (30 seggi), differenza: -4%
- EH Bildu (Reunir Euskal Herria, sinistra indipendentista): 25% (21 seggi), nel 2009 era il 9% (5 seggi),differenza: +16%
- PSE (Socialisti): 19% (16 seggi), nel 2009 era il 30% (25 seggi), differenza -11%
- PP: 11% (10 seggi), nel 2009 era il 14% (13 seggi), differenza -3%
Anche in Euskadi i numeri parlano chiaro, l’unica formazione politica che è cresciuta rispetto alle ultime elezioni è EH Bildu, ideologicamente legata alla izquierda abertzale e votata da 277.000 persone.

Un vento nuovo, decisamente, le elezioni in Galicia ed Euskadi dicono a chiare lettere che la gente è decisa a rompere con il modello politico che ha governato fino ad adesso, con il dualismo partitico di PP e PSOE ed anche con il nazionalismo tradizionale (BNV e PNV). E’ un voto che chiede un cambio radicale ed un cambio che contrasti le politiche neoliberista della attuale destra di governo.
Tra poco più di un mese toccherà alla Catalunya. Da un punto di vista topologico, la “nuova” formazione che dovrebbe beneficiare di questo nuovo cambiamento è la CUP (Candidatura d’Unitat Popular) che si presenta per la prima volta alla Generalitat dopo i successi alle municipali, prendendo 4 Ajuntaments e disseminando consiglieri in molti altri. A Barcellona candidano David Fernández, giornalista da sempre vicino ai movimenti sociali e redattore del settimanale Directa, ed Oleguer Presas, ex fluidificante del FC Barcelona e Ajax, famoso per il suo impegno sociale e politico.
A veure!
17/11/2012.
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21/11/2011.
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13/04/2011.
Manca poco più di un mese all’appuntamento elettorale cittadino più importante, quello appunto previsto il 22 maggio per l’elezione del sindaco, e dei 41 consiglieri/assessori comunali di Barcellona, [...]




Posti i dati incontrovertibili del guadagno importante dei partiti indipendentisti, che si osserverà anche qui in Catalunya, io credo che l’interpretazione che ne viene data in questi giorni un “è arrivato il momento” (sentita oggi a radio catalunya) credo sia profondamente sbagliata e “vittima” di certa politica o meglio di certi interessi. I nazionalismi, o regionalismi (che sarebbe la parola più corretta) stanno vincendo a mani basse per voto “contro”, sono da addebitare esclusivamente alla crisi. Quando si ha paura ci si rifugia sempre nel “simile”. Lo stesso, se vogliamo, si sta osservando a maggior scala a livello europeo. I partiti contro l’EU unita, quindi fortemente nazionalisti, stanno “galoppando” in quanto ad appoggi ovunque. In genere è dovuto al fatto che il “popolino” è generalmente abbastanza stupido da pensare che il problema si risolva se ci chiudiamo e eliminiamo il diverso. Se 100 anni fa questo poteva essere vero oggi porterebbe a una maggiore frammentazione che porterebbe altri “sistemi” (penso ai BRIC) ad avere MOLTO più facilmente la meglio. Una cosa è sedere al tavolo BRIC contro EU, un’altra BRIC contro Francia, Italia, Germania, Olanda etc (la Spagna non si sederà mai da nessuna parte, come mai è stata seduta negli ultimi 400 anni, per cui non l’ho messa in lista). Insomma, questo regionalismo impelagante non farà altro che indebolire le scarsissime possibilità di recupero che chi vota i nazionalismo vorrebbe. Si tirano la zappa sui piedi. E ne sono contenti.