
Adoro la statistica perché è una scienza perfetta. Non lascia spazio ad opinioni o dibattiti, la sola cosa che lascia è la fredda contemplazione di numeri che decifrano la realtà che viviamo, con le sue dinamiche e politiche sociali. Produce dati, non informazioni. Quelle le scrivono i giornali, in modo più o meno deformato.
Ma produce anche grandi notizie come quella apparsa ieri su El País che commenta la fuga di quasi 1 milione di persone dalla Spagna a partire dal Gennaio 2011 ad oggi (meno di 2 anni). Numeri ufficiali del INE (Instituto Nacional de Estadística), non una qualunque agenzia privata di sondaggi elettorali.
Lo stesso Istituto mette poi a disposizione uno strumento online molto ben fatto per recuperare diversi dati statistici. Così che giocando un po’, ho recuperato qualche statistica che può essere curiosa per la comunità italiana di Barcellona.
Mancano i dati del 2012 ma è facile pensare che le cose non siano andate meglio questo anno rispetto a quelli precedenti.
Ma diamo i numeri…. si riferiscono tutti al biennio 2010/2011:
- Italiani che hanno lasciato la Spagna tra il 2010 e 2011: 15.508 (con una variazione del +75% tra i due anni)
- Italiani che sono arrivati in Spagna nello stesso periodo: 25.390
- Saldo (positivo) della popolazione italiana in Spagna nel biennio 2010/2011: 9882
Ecco, l’interpretazione di questo dato è già interessante: in piena crisi finanziaria, gli Italiani continuano ad aumentare in Spagna.
Cosa vorrà dire? Per aggirare già la più classica delle obiezioni, dico subito che si tratta di Italiani nati in Italia e non con doppia cittadinanza.
Ma continuiamo:
- Persone che hanno lasciato la Catalunya nel biennio 2010/2011: 273.006 (+36% la variazione tra 2010 e 2011)
- solo il 5% sono di nazionalità spagnola
- 21% – Resto Europa
- 22% – Africa
- 30% – Sud America, Centro America e Caribe
- 21% – Asia
- 1% – Altro (Nord America, Oceania)
Ovviamente son numeri che devono essere interpretati tenendo anche conto della popolazione totale di origine. Il 21% è molto più significativo per l’Europa che per l’Asia (basti pensare a Cina ed India).
In totale la gente che ha abbandonato la Spagna nel periodo di riferimento è formata da 910.753 persone. Il 30% di queste, quasi 1 persona su 3, è andata via da Catalunya. il 20% dalla comunità di Madrid.
Un altro dato è su Barcellona. Il saldo migratorio nel 2010 ha visto 8.608 persone in più. Un dato che si inverte in modo significativo nel 2011 facendo registrare 34.340 persone in meno, una variazione tra il 2010 e 2011 pari al 500%!
Numeri che ci fan capire concretamente gli effetti della crisi e della difficoltà di trovar lavoro in Spagna. Ci dicono anche come Barcellona e Catalunya siano meno internazionali di prima, ed i richiami all’indipendenza confermano ancor di più questo dato.
Se volete continuare voi, qui trovate lo strumento per farlo: www.ine.es
Fonte foto flickr
26/04/2011.
Sono più o meno due anni che Barcellona, con la complicità della crisi economica, perde cittadini stranieri. Alcune comunità, però, restano.
E se fino al 2010, la comunità italiana [...]
19/04/2010.
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Sinceramente la chiosa finale lascia un po’ il tempo che trova, non vedo cosa c’entri l’indipendenza di Catalunya con l’internazionalità o meno di Barcellona. La gente che va via è ovviamente gente non specializzata che per colpa della crisi spagnola ha perso opportunità di lavoro.
Si hai ragione, le due cose non sono correlate, ovvero il fatto che il 95% delle persone che hanno lasciato Catalunya negli ultimi 2 anni siano straniere ed il moto indipendentista attuale.
Mi piaceva però mettere insieme la perdita dell’internazionalismo (da leggersi anche in chiave socialista) con la creazione di un nuovo stato. Una acrobazia la mia, e mi scuso se porta ad ambiguità.
…
Da valutare comunque, non ho dati es esperienze certe ma solo voci, il protezionismo in materia di lavoro, ossia se questo esiste davvero e se i non catalani troveranno più difficoltà a trovare lavoro.
…
sulla fuga dei NON-TALENTI invece non sono assolutamente d’accordo. Io ho l’impressione invece che ci siano anche molte persone di talento ad andare via. Perché? Perché i salari sono crollati e le condizioni di lavorative anche. E se uno ha del talento vuole esprimersi al massimo. Cosa che sembra sempre più difficile.
è interessante questo commento all’articolo de El Pais. Puoi darci anche il riferimento dell’articolo preso in analisi? tu qui esponi delle percentuali,ma suppongo che il testo che tu commenti faccia un discorso ben più ampio sul flusso di persone in ingresso e quelle in uscita. In momenti di crisi penso che la percentuale dei talenti insoddisfatti sia alta come quella dei non specializzati. L’indipendentismo credo non debba spaventare né chi è a bcn né chi programma di venirci. daniela d.
Ciao Daniela, tutti i numeri li ho presi direttamente dal INE, l’istituto di statistica. Nel link che trovi all’ultima riga accedi alla pagina da dove hai uno strumento per ricavare vari dati sui flussi migratori.
Salut!
Gabo
Si, non credo che il legittimo e crescente sentimento indipendentista centri molto con l’esodo. Vanno via lavoratori poco qualificati e lavoratori molto qualificati, locali e stranieri. Ma, curiosamente, ne arrivano di nuovi, probabilmente provenienti da zone persino più depresse di questa (il sud dell’Europa e del Mondo in generale, forse?). Continuano ad arrivare persino ancora molti italiani, i quali, forse, a mio avviso, sottostimano le enormi capacità del Sistema Italia.
E’ chiaro che una multinazionale può avere dei dubbi sull’investire in un luogo, la Catalogna, sempre più chiuso in sè stesso. Formare personale in due lingue, avere software doppi, convivere con una mentalità auto-referenziale e rivendicativa etc può pesare sulle scelte.
Oggi il Periodico de Catalunya titolava sulla nuova emigrazione spagnola e sottolineava il record europeo, già ben noto, di “fracaso escolar”, ovvero di abbandono scolastico. I catalani non fanno eccezione.
Gli spagnoli studiano poco e male, sono poco competitivi con il resto dell’Europa. Sono forse l’unico grande paese europeo a non avere un sistema di educazione pubblico di qualità; a Barcellona i figli delle elite, anche di quelle pro-immersione linguistica catalana, studiano nelle scuole private o nei licei internazionali, ovvero schivano come una brutta malattia la scuola pubblica.
E’ chiaro, a chi non è accecato dal brand “Bcn” o dal brand “Spagna da Bere”, che questo paese ha dei serissimi problemi strutturali ed ha vissuto per anni molto al di sopra delle proprie possibilità.