Elezioni in Catalogna, qualcuno ne parla?

Artur Mas

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In questi giorni la stampa italiana è molto occupata con i fatti laziali per occuparsi di quello che succede in Catalogna. Gli incidenti davanti al Congreso de los Diputados di Madrid occupano oggi tutto lo spazio dedicato agli esteri e quello che sta succedendo dalle nostre parti viene relegato nelle pagine economiche e nei giornali vicini alla Lega.

Chiunque viva in Catalogna invece sa che esiste una realtà molto diversa da quella che si può leggere e vedere sui media del resto di Spagna e i corrispondenti italiani dei principali mezzi di comunicazione, che abitano tutti nella capitale, vedono le cose, nel migliore dei casi, piuttosto da lontano.
È pur vero che a Barcellona vi sono diversi giornalisti, per lo più giovani free-lance, che potrebbero raccontare le questioni locali, ma ci spiegano che la loro posizione nei confronti delle testate non permette di proporre gli argomenti: devono limitarsi a fornire articoli sportivi o di colore su commissione: la politica catalana non interessa in Italia.

Per questo noi che non siamo giornalisti professionisti scriviamo queste righe, e lo facciamo anche anche le decine di migliaia di italiani che vivono qui e che, anche se non possono votare, le tasse le devono pagare in questo paese.

In questo articolo raccontiamo i fatti attuali. Nei prossimi commenteremo le origini di questa contesa.

Lo scorso 11 settembre, festa nazionale della Catalogna, si è svolta a Barcellona una manifestazione, convocata dalle associazioni indipendentiste e per l’autodeterminazione – Assemblea Nacional Catalana e Òmnium Cultural – cui ha partecipato all’incirca un milione e mezzo di persone. Lo slogan ufficiale condiviso da tutti i partecipanti era stabilito da tempo: Catalogna prossimo stato d’Europa. Si è trattato di un grande successo di partecipazione, tenendo conto che la Catalogna conta, con vecchi e bambini, circa sette milioni e mezzo di anime.

Qualche giorno dopo, il 20 settembre, il presidente della comunità autonoma catalana Artur Mas è andato a Madrid ed ha avuto un incontro, programmato da tempo, col presidente del governo statale Mariano Rajoi sulla gestione delle tasse, uno dei punti chiave del programma di governo, il cosiddetto “patto fiscale“.
In pratica la Catalogna ambisce a gestire le tasse che pagano i suoi cittadini anzichè lasciarle tutte allo stato che si incarica poi di ridistribuirle. Il modello è quello dei paesi baschi che raccolgono le imposte per conto proprio e pagano allo stato la quota stabilita.

Dalla riunione è emerso un rifiuto netto, da parte del governo dello stato, a concedere qualsiasi tipo di autonomia fiscale. La situazione tra le parti era tanto tesa che non c’è stato nessun comunicato congiunto e il presidente catalano ha fatto una conferenza stampa per conto suo, mentre quello spagnolo ha fatto parlare il giorno dopo la sua vice, Soraya Saenz de Santamaria.
Ieri 25 settembre, in un lungo discorso davanti al parlamento catalano, il presidente Artur Mas ha annunciato che convoca – com’è sua prerogativa – le elezioni anticipate per il prossimo 25 di novembre.

di Marco Giralucci: Catalogna Oggi | VenèciAquí

Fonte foto 20minutos.es

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6 Commenti


  1. 1 pisto
  2. 2 gianlu

    Fra l’altro CiU e gli altri dovrebbero spiegare bene e con chiarezza che l’entrata in Europa NON è immediata né scontata visto che, tra gli altri, UK e Belgio (e possibilmente anche l’Italia) potrebbero facilmente NON approvarne l’entrata. Non solo, alla Catalunya potrebbe anche non convenire entrare e convertirsi nel paese “povero” in cui produrre, avendo tutti cittadini con un lavoro, ricchissimi in Catalunya ma poveri in EU.
    Per me Mas semplicemente sapeva già in primavera di non avere più l’appoggio del PP catalano e per non perdere le elezioni che già sapeva avrebbe indetto ha cancellato il ricordo dei tagli cavalcando l’indipendentismo. Cammino pericoloso, perché le masse non le ha mai saputo gestire nessuno, men che mai le pance e ancor meno uno che impulsa il metodo dell’immersione linguistica, ma manda i propri figli nel a scuola col metodo tedesco…

  3. 3 Marco Giralucci

    Ciao Pisto, ho letto l’articolo che condividi e penso che l’autore, come minimo, sia bene informato. A mio avviso ci sarebbero parecchie precisazioni da fare ma capisco che dentro un solo articolo non ci può stare tutto.
    Mentre scrivo queste righe son cambiate alcune cose rispetto a quando quel “pezzo” è stato pubblicato: sono state convocate le elezioni ed è stata votata una mozione che invita il prossimo parlamento a organizzare una consultazione popolare.
    Da parte del governo spagnolo sono cominciate le reazioni che sono su tutti i “media”: ne parleremo.
    Grazie per l’intervento

  4. 4 Marco Giralucci

    Gianlu, non sono il miglior difensore della causa indipendentista, anche se non nascondo la mia simpatia per questa opzione.
    Detto questo cerco di dar conto dei fatti ai nostri lettori e non rifugiarmi in stereotipi e frasi fatte.

    EUROPA: pur non essendo un’esperto in materia, mi rendo conto che l’accettazione della Catalogna non sarebbe rapida nè immediata e dovrebbe fare i conti con l’opposizione di molti stati, anche per il solo fatto di costituire un precedente. Sono sicuro peraltro che questo processo sarebbe influenzato dal pragmatismo della Commissione e della Banca Europea che girano e rigirano leggi e sentenze a seconda della convenienza del momento. Questo per dire che può succedere di tutto.

    CATALOGNA: che si tratti di un paese “ricco” in questo momento è tutto da dimostrare, e in Europa la Catalogna c’è già, come parte dello stato spagnolo. Penso che con il 25% di abitanti sotto la soglia di povertà, in caso di indipendenza la cosa non potrebbe che migliorare.

    MAS: non so cosa spinga il Presidente della Generalitat a fare quello che fa, certo è che, prima di andare a casa, il Parlamento catalano ha approvato una risoluzione per promuovere un referendum sull’ autodeterminazione della Catalogna nella prossima legislatura. Il tutto con 84 voti a favore su un totale di 135 deputati: quelli dei partiti catalani CiU, Icv, Erc e Solidaritat, l’astensione del Psc (con parecchi problemi interni per questo). Il Partido Popular, al governo a Madrid 18) e Ciutadans (3) hanno votato contro.
    Tu dici che le masse e le pance non le ha mai sapute gestire nessuno… purtroppo non è vero e lo dimostrano le dittature che si sono imposte in Germania e anche in Italia con il supporto popolare.
    In Catalogna per il momento succede il contrario: il milione e mezzo di persone scese pacificamente per le strade di Barcellona l’11 settembre stanno “gestendo” il comportamento del parlamento, ed anche quello di Artur Mas.
    Ultima cosa: la legge sull’immersione linguistica fu votata e resa più efficace dal PSUC, un partito comunista che oggi non esiste più http://spaghettibcn.com/20111115_storia-dei-partiti-politici-in-catalogna-psuc.html. A mio modo di vedere, è stata la decisione più centrata di Pujol, perchè ha salvato il catalano.
    E poi lascia perdere l’educazione dei figli di Mas. Sai dove sono andate a scuola le figlie di Zapatero? Non è così determinante, non trovi?
    Grazie comunque per l’intervento.

  5. 5 gianlu

    Caro Marco, prima di tutto mi complimento per la risposta. Fin adesso evitavo la risposta ad i tuoi articoli perché rispondevi sempre piccato e intriso di ideologia. Ottima risposta la tua. Condivido molte delle cose che dici, però, pragmaticamente a me importa molto poco dei catalani della Catalunya, la loro non è la mia guerra. Questo mi permette di essere asettico nelle valutazioni e di pensare al bene dei cittadini, ma solo ed esclusivamente perché questo coinciderebbe con la mia. Riguardo all’Europa, pu`succedere tutto, ma la cosa più probabile è che i problemi da superare siano tanti… e l’entrata è per unanimità… la BCE e la Commissione non ci potranno fare nulla. In quel caso il problema sarà quanto mai politico non economico.
    Fra l’altro credo che alla Catalunya, con la assenza quasi totale di grandi industrie a capitale catalano e la non eccessiva tendenza alla imprenditorialità dei catalani (sempre maggiore della media spagnola), converrà NON entrare in EU ma “importare” le grandi imprese che troveranno ottime leggi, ottimi operai il tutto in Europa (non orientale).
    Le discussioni sul PIL attuale di Catalunya, spiegando che è sufficiente per viverci (come Stato) sono fatte da persone che mentono sapendo di mentire, o che non capiscono. Il PIL dello Stato Catalano non si conosce. Moltissime aziende andranno via (soprattutto le grandi multinazionali) e, possibilmente, altre verranno. In questo via vai la cosa più probabile è che ci si perda (soprattutto in termini di stipendi).
    Aggiungo, SE il PIL si mantenesse ed entrassero in EU, entrerebbero in EU PAGANDO, ovvero con la bilancia in attivo per cui non capisco come il catalano non voglia pagare gli andalusi, concittadini dal 1492, ma sono disposti a pagare i Rumeni, gli Ungheresi e i Polacchi, che avranno bilancia negativa per cui a loro andranno i soldi. O è che non sanno questo dettaglio. O è che non lo capiscono? Perché nessun partito indipendentista spiega queste cose? Perché? Perché sa che poi non sarebbero così tanti i voti? Oggi Mas, come previsto, ha chiesto il voto perché se no non avranno l’indipendenza… guarda caso!
    Nessuno parla dei costi che uno Stato ha. L’esercito con che soldi lo monteranno. Dove prendono i miliardi di € che servono per comprare, di colpo, Navi aerei, caserme, uniformi etc etc?
    Non so, io ho l’impressione che la cosa venga presa MOLTO alla leggera e chi ci capisce o dice di essere in disaccordo (vedi Lara, che possibilmente è la voce del Circolo d’Economia) o ci vogliono marciare (CiU, ERC). Insomma, qui giocando col fuoco si può fare patatrack. E se lo facessero i Catalani, potrei pure esserne contento, visto che sostengo sempre che ognuno deve piangersi le proprie scelte (scellerate) ma visto che ci vivo anche io, mi interessa il mio bene, che passa per il bene dei Catalani. Purtroppo loro, accecati dall’ideologia non lo capiscono.

  6. 6 gianlu

    Dimenticavo un punto, la scuola. Io credo che quando del sistema scolastico ne fai una questione ideologica se poi mandi i tuoi figli alla scuola Tedesca sei un cretino. E intendo dire proprio un cretino. Oppure sai benissimo che i cretini sono i tuoi elettori, e da tali li tratti. Sei cosciente che non capiranno la enorme incongruenza della tua ideologia, sai che la tua sete di potere non verrà scoperta e verrai sempre visto come un ideologo, uno che lotta per un’idea. Zapatero non utilizzava la scuola come mezzo ideologico, come base della cultura spagnola. Io sono dell’idea che ognuno DEVE fare quel che ritiene migliore con l’educazione dei propri figli e se io avessi le possibilità economiche anche io manderei mia figlia alla scuola Tedesca o a quella Americana… ma io non mi faccio paladino di un’ideologia la cui punta di diamante è proprio l’immersione linguistica a scuola. Mas (e Montilla idem) dimostrano semplicemente che non hanno NESSUNA fiducia nel metodo di immersione linguistica. E il problema non è pubblico/privato, visto che le scuole private catalane seguono il metodo dell’immersione linguistica. È che loro, che il sistema l’hanno costruito, sanno che è deficitario e che è scadentissimo.

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