
Come sempre da molti anni a questa parte, anche il prossimo martedì 11 settembre – giorno della Diada Nacional de Catalunya – verrà festeggiato e celebrato a Barcellona.
Come vi avevamo già raccontato, la data tristemente famosa non ha nulla a che fare, però, con l’11 Settembre di New York. Piuttosto la Catalunya commemora l’11 Settembre del 1714, quando perse la guerra contro le truppe spagnole di Filippo V di Borbó. La Catalunya, fino a quel momento nazione sovrana, perse la libertà nazionale e le proprie leggi e subì la proibizione della lingua e della cultura catalane.
Per questo, ogni 11 di settembre, i catalani continuano simbolicamente a manifestare, per reclamare a gran voce il riconoscimento del diritto all’autogoverno. E quest’anno non fa differenza, piuttosto pone ancora di più l’accento in difesa della lingua catalana, che sarà il filo conduttore della festa.
I festeggiamenti per la Diada Nacional de Catalunya 2012 inizieranno la notte del 10 settembre con il giuramento delle medaglie d’Honor del Parlament a Òmnium Cultural e la Càritas Catalunya, la ricollocazione dello scudo de Catalunya nella facciata del Parlamento e la commemorazione dell’80esimo anniversario della sua apertura, con la proiezione del discorso fatto da Francesc Macià nel 1932.
In seguito, l’11 settembre a metà mattina, i festeggiamenti si sposteranno al parc de la Ciutadella con la lettura di poemi, musica e numerosi omaggi. Alle celebrazioni parteciperanno artisti come il cantante Roger Mas, il critico Josep Maria Castellet, gli attori Pep Tosar e Ivan Benet, le attrici Sílvia Munt e Carme Sansa, il quartetto Las Migas, la cantante Maria de Medeiros, la Cobla Sant Jordi e la mezzosoprano Marisa Martins.
Per tutta la giornata della Diada, saranno aperte al pubblico la sede del Parlament de Catalunya al parc de la Ciutadella e il Palau de la Generalitat in Pl. Sant Jaume.
07/09/2011.
Si avvicina il momento dei festeggiamenti per un giorno molto sentito a Barcellona: domenica 11 settembre si celebrerà la Diada Nacional de Catalunya, presso il parc de la [...]
10/09/2009.
11 Settembre a Barcellona è sinonimo di Llibertat, o per meglio dire rivendicazione dell’autonomia perduta nello stesso giorno del lontano 1714 e mai più riconquistata del tutto, almeno [...]
11/09/2010.
La celebrazione della Diada di quest’anno ricorderà l’anniversario di cittadini illustri, come il 150° di Joan Maragall, un secolo esatto della nascita di Màrius Torres e i 50 [...]




Mi permetto di puntualizzare che quest’anno la manifestazione avrà uno slogan per niente ambiguo: Catalogna, nuovo stato d’Europa.
I catalani che parteciperanno non lo faranno per domandare di nuovo un trattamento giusto o per protestare contro l’ennesimo rifiuto a discutere: ormai il governo spagnolo non ha più nessun ruolo.
Questa volta si rivolgeranno direttamente ai loro leaders per chiedere loro di iniziare il cammino verso la piena sovranità nazionale.
@marco
Il giorno che la Catalunya smettera’ di chiedere soldi a Madrid e dimostrera’ alla EU di avere le capacita’ economiche per potersi autogestire senza usare i soldi degli altri paesi allora i Catalani potranno parlare di stato indipendente, fino ad allora e’ pura demagogia.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-31/spagna-fuga-capitali-miliardi-130923.shtml?uuid=Ab0ACKWG
Gabriele, prima di fare certe affermazioni dovresti conoscere un po’ meglio la storia economica della catalunia e della spagana. Evitando di postare un mezzo articolo del sole24ore che riporta esclusivamente dei dati senza fornire alcuna spiegazione utile a comprendere la situazione spagnola e catalana.
Senza la catalogna non ci sarebbe oggi la spagna moderna che tu oggi conosci; viceversa senza la spagna la catalogna sarebbe più avanzata e meno indebitata dell’attualità.
@gianmarco
Nessuno contesta la storia della Catalunya, di cui ho pieno rispetto e considerazione, ma questo non toglie la sacrosanta realta’ e cioe’ che la Catalunya di oggi non ha le risorse economiche necessarie per essere uno stato autonomo senza utilizzare aiuti dall’esterno.
gabriele, credo che se le imposte catalane rimanessero in catalogna questa regione non avrebbe alcun problema a rispettare i propi impegni di pagamento. Il rischio in caso di indipendenza sarebbe rappresentato, a mio avviso (nn sono catalano, ma solo amante di quella terra), dalle ripercussioni macroeconomiche, perchè come già illustrato dalla UE, la catalunia nn avrebbe diretto accesso alla UE. Quindi potrebbe esserci un periodo di interregno drammatico, che porterebbe a conseguenze dannose per la catalunia.
Senza contare che la lingua spagnola è una garanzia per tutti gli investitori, che potrebbero spaventarsi da questa iniziativa.
Però dall’altro lato ti posso dire che la spagna (intesa come madrid) non ha fatto nulla per cercare di valorizzare le bellezze e le diversità di ciascuna regione spagnola, concentrando tutto sui simboli della Castilla, sul vecchio modello della Spagna centralista e franchista.
Non è una situazione facile (te lo dice un piemontese purosangue, nn leghista).
Non credo che la Spagna non abbia fatto molto per parlare al mondo delle diverse realtà di cui si compone. She esistano lingue e culture diverse è pacifico. Le persone bene informate sanno che la Spagna non è unica e indivisibile. Ma, la cosa che mi ha sorpresa di più in positivo è stato un simpatico episodio che mi ha illuminato. Le unicità delle varie Comunità Autonome le rendono ancora più spagnole di quello che pensano. Ho molti amici e conoscenti che vivono in America Latina, sapete come fanno a capire se una persona che parla spagnolo è latinoamericano o spagnolo? Semplice: se sentono un accento catalano o “gallego”, non hanno dubbi e dicono subito: lui è spagnolo. E il ragionamento è lapalissiano quanto lampante
Il fatto che è in America Latina riconoscono gli spagnoli per il diverso accento rispetto ai sudamericani non implica alcun sforzo dello Stato spagnolo verso l’accettazione che nn tutta la Spagna è zarzuelas, flamenco, corrida, ecc.
Se per questo in Sudamerica la gente del pueblo crede che cristobal colon sia spagnolo/catalano…(son stato in Perù l’anno passato).
Da sempre Madrid tenta di diffondere la propria idea di nazione spagnola assumendo una postura socio – economica che danneggia le altre entità/autonomie/regioni. Sotto il franchismo era la repressione delle lingue nn castillane o della partecipazione civile; nell’era della globalizzazione sono le decisioni economiche e di politica industriale, che mettono sempre al primo posto madrid o in generale la castilla.