Cos’è la povertà infantile

bambini poveri

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Nella ricca Catalogna il 23,7% dei bambini sono poveri e in Spagna la media arriva al 26,5% .
Qui da noi i bambini non vanno scalzi e non giocano nelle discariche, ma questo non vuol dire che le loro necessità fondamentali siano assicurate. Molti di loro non mangiano adeguatamente perché i genitori non possono fornir loro alimenti di qualità oppure perché la situazione familiare impedisce che un adulto possa farsi carico dei più piccoli.

Sono poveri i anche i bambini e gli adolescenti che non hanno abiti adeguati alla stagione e vivono in case malsane e senza spazi per studiare e giocare. Questa infanzia precaria marcherà il resto della loro vita, a cominciare dalla resa scolastica fino alla tendenza a riprodurre il circolo vizioso della povertà anche da adulti.

La radiografia di questo male sociale è descritta nel rapporto sulla povertà infantile redatto dalla Federació dʼEntitats dʼAtenció i dʼEducació a la Infància i la Adolescència, FEDAIA, che raggruppa 85 associazioni che lavorano per migliorare la vita di 30.000 ragazzi e 9.000 famiglie a rischio di esclusione sociale. La pubblicazione dello studio si inserisce nella campagna di sensibilizzazione “ Perchè i bambini non paghino la crisi: combattere la povertà infantile dipende da tutti

Non si tratta di un problema nuovo. Anche quando le cose andavano bene la media dei paesi europei destinava il 18% del proprio PIB alla protezione sociale e il 2,3% per l’infanzia e la famiglia. La Spagna invece si fermava al 14% e allo 0,7%.

Si possono fare molte cose per migliorare la situazione, il rapporto FEDAIA individua 15 punti sui quali le persone e le autorità possono agire, ne citiamo solo alcuni.
• Aumentare gli aiuti per l’accesso alle mense scolastiche, all’acquisto di prodotti alimentari freschi e abbigliamento, di possibilità di partecipare ad attività extra scolastiche di colonie estive, campeggi e altre forme sociali di uso del tempo libero.
• Garantire l’assistenza sanitaria infantile ampliata a servizi psicologici, di logopedia, di odontoiatria e ortodonzia.
• Discriminazione positiva per chi ha figli per entrare nel mercato del lavoro.
• Incentivare attività civiche di integrazione e di accettazione di chi è più sfortunato.
• Incentivare la responsabilità sociale delle imprese.

Leggendo questi dati raccapriccianti dobbiamo ricordare che dietro ai numeri e alle descrizioni ci sono gli ultimi quattro bambini che abbiamo incrociato oggi per strada.
Uno di loro è povero, e adesso sappiamo cosa vuol dire.

Il rapporto sulla povertà infantile della Federació dʼEntitats dʼAtenció i dʼEducació a la Infància i la Adolescència

Il blog di Marco Giralucci Catalogna Oggi

Fonte foto 20minutos.es

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