
Il 2 ottobre la trasmissione Presa Diretta si è occupata degli italiani espatriati a Barcellona, mettendo a confronto le diverse realtà del lavoro precario in Italia e in Spagna. Molte sono le proteste che si sono levate dalla comunità italiana residente a Barcellona, a causa della parzialità delle informazioni sul lavoro e i diritti dei lavoratori in Spagna.
Un gruppo di italiani, ha quindi deciso di scrivere una lettera aperta indirizzata a Riccardo Iacona, presentatore della trasmissione, sottolineando alcuni dati che sono stati omessi dal reportage.
La redazione di Spaghetti BCN, ha aderito all’iniziativa e invita tutti gli italiani a Barcellona a diffondere questo articolo per email o via social network.
Lettera aperta a Riccardo Iacona
Siamo italiani residenti a Barcellona ed abbiamo assistito al programma Presa Diretta di Domenica 2 Ottobre.
Riteniamo opportuno replicare su alcuni concetti enunciati in forma parziale nel programma.
Soprattutto ci preme sottolineare che:
- Comprendiamo quanto sia difficile suggerire un’idea completa di una comunità numerosa ed eterogenea come quella italiana a Bcn. Tuttavia, gli esempi riportati non sono rappresentativi della complessità cui accennavamo. La realtà dell’emigrazione, anche solo giovanile, è molto più variegata e non sempre coincide con i parametri tradizionali dell’apparente “successo” in campo lavorativo.
Più che una fotografia è stata offerta una “rappresentazione” fuorviante della realtà, in cui facciamo fatica a riconoscerci.Per quanto concerne il discorso sulla normativa del lavoro in Spagna riteniamo doveroso precisare che:
- Il contratto a tempo indeterminato spagnolo nulla ha a che vedere con quello nostrano. Pensiamo dunque non si possa fare un paragone fra i due sistemi senza portare degli esempi chiari.
Dobbiamo far presente che, con il contratto a tempo indeterminato, è altresì possibile licenziare, in Spagna, senza giusta causa, pagando solo un’indennità al lavoratore (recentemente ridotta dal governo Zapatero).- Inoltre i contratti a tempo determinato sono arrivati ad essere, qui, il 30% del totale e più del 90% dei nuovi contratti sono a termine. I datori di lavoro (anche l’amministrazione pubblica!!!) hanno abusato e continuano ad abusare di questo tipo di contratti anche quando non sarebbero necessari.
- Le persone intervistate “che hanno trovato lavoro in 4 giorni” non trovano riscontro con la situazione presente. Secondo i dati del Ministerio del Trabajo pubblicati il 4 ottobre 2011, la Catalogna è la seconda comunità autonoma con il più alto incremento di disoccupazione nel settembre 2011 (16.282 ossia il 2,78% in più rispetto ad agosto) con un numero di disoccupati che supera le 600.000 persone (20%).
- Per quanto concerne gli stagisti, in Spagna ci sono, si chiamano “becarios”, e il problema è all’ordine del giorno.
Fornire allo spettatore un’informazione incompleta risulta ingannevole, perché si suscitano ed alimentano aspettative incongruenti rispetto alla realtà.
Citiamo, come esempio limite, quanto accaduto ad un noto sito web di Barcellona, Spaghetti Bcn, le cui visite, dopo la trasmissione, sono più che raddoppiate, secondo le chiavi di ricerca: lavoro a Barcellona, vivere a Barcellona, trasferirsi a barcellona, aprire un’attività commerciale a Barcellona. Una coppia italiana con contratto a tempo indeterminato in Italia, chiede se non sia il caso di licenziarsi e trasferirsi in Catalogna. ( Link )
Riteniamo che, se si voleva sollevare un onesto dibattito sul precariato in Italia e sulla necessaria riforma della normativa sul lavoro, non si doveva farlo utilizzando in maniera distorta l’informazione.
Tutto ciò suscita erronee ed esagerate aspettative e, in molti casi, un grave sentimento di frustrazione in alcuni per non far parte dei pochi eletti che hanno “trionfato” in altri per considerarsi dei “codardi” che non hanno il coraggio di “mollare tutto in Italia” correndo incontro ad un futuro “radioso”.Non è corretto trattare in maniera riduttiva temi che hanno a che vedere con la vita e la sensibilità delle persone
Un caro saluto
Hanno aderito:
Giusi Garigali, Marco Giralucci, Espatriati.it, Spaghetti BCN, Augusto Casciani, Gabriele Carteni, Nicola Tanno, Francesca Arcara, Federica Garuti, Marco Rossano, Daniele Pistolato, Marcello Belotti, gruppo facebook Gli Italiani A Barcellona, Rosario Picone, ItalianiaBarcellona.com, Natàlia Garcia Carbajo, Alfredo Sasso, Daniele Calorio, Steven Forti, redazione di Zibaldone, Aurora Lonetto, Simone Callisto Manca, Eva Vignini, Daniele Lezzi, Antonio Paolo Russo, Lorenzo Segatta,Luciano Scorza, Livia Fiorio, Lucio Calciano, Domenico Crea, Osvaldo Verri
Per aderire lasciate un commento col vostro nome e cognome alla fine dell’articolo.
27/11/2009.
A Barcellona, da marzo 2009, è stato aperto un nuovo ufficio al servizio degli italiani (e gli italo-latino-americani): ITAL (il patronato dei cittadini). E, quello che è più [...]
09/12/2010.
Un lavoro, chi ce l’ha cerca di tenerselo stretto nella Spagna di oggi, e non solo; mentre, a livello nazionale e regionale, si moltiplicano le iniziative da parte [...]
05/03/2009.
La prima cosa a cui pensano coloro che vorrebbero trasferirsi a Barcellona è, ovviamente, la situazione lavorativa. Ultimamente ci arrivano molte mail da italiani che hanno la valigia [...]




sono completamente d’accordo con voi. non ho visto la trasmissione di Iacona ma questa retorica dell’emigrazione *facile* va stoppata.
se va bene anche il nick io ci sto dentro
Aderisco a questo appello. Iacona è rimasto al 2006, quando si parlava di una Spagna in grande crescita economica senza notare che si trattava di una crescita fondata sulla speculazione immobiliare. Barcelona è bella e si vive bene ma ciò non toglie che la disoccupazione giovanile è oggi un problema serissimo di questa città e di tutta la Spagna. Milioni di persone sono rimaste senza casa e il tasso di disoccupazione giovanile è tra i più alti d’Europa. La reforma laboral ha rappresentato un colpo durissimo ai lavoratori dipendenti del privato e del pubblico e la riforma costituzionale che ha imposto l’obbligo del pareggio di bilancio causerà contraccolpi allo stato sociale. Questi i fatti, caro Iacona. E ora scusami, ma torno a inviare curriculum…
Ciao, vorrei aderire ai firmatari dell’articolo/lettera aperta a Iacona. Grazie
Francesca Arcara
Condivido pienamente quanto riportato nell’articolo.
Concordo pienamente
Ho visto la trasmissione e sottoscrivo pienamente il vostro articolo. Vivo a Barcellona da quasi 6 anni, sono arrivata quando l’economia spagnola era ancora in espansione e ho vissuto poi la crisi sulla mia pelle. Ho cambiato lavoro 4 volte e attualmente ho un contratto di 6 mesi. Ho una laurea, sto studiando il mio secondo Master e parlo 4 lingue. Nell’azienda in cui lavoro il 20% degli impiegati sono stagisti, l’80% ha un contratto a tempo determinato di 6 mesi.
Nella trasmissione non é stato fornito un solo dato sull’andamento dell’economia spagnola e della disoccupazione che attualmente supera il 20%.
Per quanto mi riguarda non lascio Barcellona per motivi personali, non certo professionali. Sconsiglio vivamente a tutti i miei connnazionali di scegliere la Spagna come destinazione per migliorare la propria situazione lavorativa. Se conoscete la lingua e state meditando su una possibile esperienza all’estero, permettetemi di consigliarvi l’America Latina: Brasile, Cile, Peru, Colombia. Sono paesi con elevati tassi di crescita e un disperato bisogno di lavoratori altamente specializzati.
Buona fortuna a tutti.
Condivido in pieno. La trasmissione dell’altra sera è figlia di un giudizio precostituito ed è il classico esempio di informazione parziale e di disinformazione. Anche altre parti della trasmissione hanno raccontato verità parziali (tipo quella sugli stagisti) approfittando della gentilezza e dei problemi della gente.
Sono sempre più convinto della scelta di aver lasciato l’Italia.
Vorrei aderire anche io ai firmatari se è possibile.
Ciao a tutti,
io sono qui da poco e in una situazione “privilegiata” nel senso che ho trovato un lavoro prima di arrivare attraverso l’azienda per cui lavoravo a Milano.
Non ho, quindi, una conoscenza diretta e approfondita della situazione lavorativa a Barcellona. Quello di cui sono certa, peró, é che i media in Italia tendano a costruire sempre un immaginario falsato della emigrazione di tanti giovani Italiani. Credo, visto anche il coinvolgimento e l’interesse che l’argomento sta suscitando qui, che sia ora di chiedere una rappresentazione piú veritiera ed un’indagine piú profonda su un fenomeno delicato e complesso. In generale, forse, é ora di chiedere ai giornalisti, soprattutto a quelli che stimiamo (io personalmente stimo molto Iacona) un impegno per un maggiore approfondimento in genereale….Ça vans sans dire…
Cristiana Zito
Concordo con tutto e aggiungerei che a me é parso chiaro che la maggioranza delle esperienze rappresentate se non tutte si riferivano a connazionali arrivati qui prima dell’inizio della crisi, quando le condizioni economiche e di mercato del lavoro erano ben diverse da quelle attuali.
Infine, noto tristemente che anche Presa Diretta é caduta nell’errore di considerare quella italiana come la comunitá piú estesa di Barcellona; cosa non vera se si sottraggono i numerosissimi sudamericani con passaporto italiano, che tutto si sentono meno che italiani.
Ciao a tutti! Vorrei offrire la mia adesione perché è tutto vero, è una diffusione informativa contorta ed alterata… a Barcellona molti italiani sono disoccupati e quasi disperati, mi chiedono spesso lavoro ed io che ne ho scarsamente per me devo declinare le offerte dei miei connazionali. MI DISPIACE, ma è la realtà.
La Spagna è in forte crisi e per chi è arrivato nel 2006 come me è più che evidente. La città si è trasformata, è cambiata e si respira sempre più il “Quien paga manda”
Ringrazio (da BCN) e Aderisco!
Io credo, parlo del mio caso ma penso sia condiviso da almeno 1 altra persona protagonista del servizio, che la maggior parte della gente che si trasferisce lo fa x cercare una situazione migliore di quella che ha, altrimenti non ha senso, si deve cambiare per migliorare come lavoro e a livello personale e non perché è fico vivere a Barcellona, Madrid o Milano; e ritengo che si deve farlo avendo una minima certezza di poter mantenersi. Barcellona, come qualsiasi metropoli, non è una città facile se non hai un lavoro ben remunerato, quindi chi viene qui lo fa con almeno un contratto, seppure a tempo determinato. Credo siano veramente pochi quelli che vengono all’avventura e se ci sono magari vengono “rimbalzati”, soprattutto in questo momento di crisi. Poi penso sia un po’ limitante parlare sempre di “fuga” di cervelli trasmettendo un messaggio negativo; io ritengo di non essere assolutamente fuggito ma ho mia sponte cercato una condizione migliore, tanto lavorativa come personale e sono stato assunto xè ho dimostrato di aver un buon curriculum e di saperci fare; a volte chi sta fuori ragiona un po’ come se fosse un esiliato, penso sia sbagliato e controproducente.
Ritengo che il tipo di messaggio che si voglia dare con queste inchieste non è tanto che a Barcellona si sta bene, ma che è l’Italia che è un disastro di paese dove non funziona niente, i politici sono corrotti etc etc. Il solito auto lesioniamo degli italiani.
Daniele
Iacona, Iacona… Eh si, si vive proprio nel paese dei balocchi.
L’importante é crederci..
Sono sostanzialmente d’accordo con la lettera anche se lo spirito della questione mi sembra essere tutt’altro. Anche qui a BCN c’é la crisi, anche qui ci sono i precari, anche qui si puó licenziare “barato” (e lo stiamo sperimentando). Ma moltissimi di coloro che sono venuti e continuano a venire a Barcelona lo fanno, come abbiamo ripetutamente sottolineato in AltraItalia, non tanto per un lavoro o un lavoro migliore ma per un ambiente civico migliore. E questo non è sostanzialmente cambiato per la crisi anche se i nuovi governi di destra in Catalunya e probabilmente in Spagna peggioreranno molto le cose. Forse questo aspetto non era centrale nel servizio di Iacona (ne ha parlato Gabo) ma secondo me vale la pena sottolinearlo.
Dunque lotta al precariato qui come in Italia, ma lotta a anche tutte le altre schifezze italiane che causano emigrazione piú del lavoro: nepotismo, mafia, gerontorcazia ecc. ecc. che in Spagna sono presenti in misura nettamente minore.
Ciao aggiungo volentieri la mia adesione a quanto riportato sopra.
Daniele Pistolato.
Nella mia esperienza personale arrivai qui due anni fa, per scelta personale.Trovai lavoro nel mio campo (tecnico informatico) dopo 4 mesi.Seguo nella stessa azienda, all’inizio con un contratto a tempo determinato di un anno, ora con contratto indeterminato.
Grazie
ah!!
non vivo a Barcellona, ma a Berlino. E qui è la stessa storia. Mi è già capitato 2 volte di leggere articoli su importanti giornali italiani in cui si dipinge la capitale tedesca come la nuova mecca per chi lavora nel Design, Moda, Arte, Digital Media, Cinema e bla bla bla… Solo stronzate! Berlino è una città super indebitata, e c’è il 18% di discoccupazione. La maggior parte dei contratti sono da “stagisti”, a progetto, o di collaborazione. I negozi e i ristoranti sono pieni di registi, fotografi, designer, attori, e artistume vario che fanno i commessi o i camerieri! la solita stampa italiana cazzara…
@Aprusso: ció che dici sul motivo che ha spinto tanti a lasciare l’Italia é vero. Ma se nel servizio di Presa Diretta il maggiore civismo della Catalunya appare chiaro, rimangono, invece, completamente non raccontati i problemi del mercato del lavoro locale, descritto, invece, come tale da poter garantire un lavoro in 4 giorni pressocché a tutti.
Concordo pienamente con la lettera aperta redatta!
Ci sono tante realtá che non sono state presentate…
Non é poi tutto rose e fiori cosí come stato dipinto. sogno americano solo nei film di Hollywood!
Sono d’accordo. Ho visto la trasmissione e in Italia tutti i miei parenti l’hanno guardata. Non si può fare un paragone tra Italia e Barcellona, tanto per cominciare. La disoccupazione spagnola è una realtà che va dal nord al sud della Spagna. Inoltre, non si parla in questa trasmissione degli italiani che stanno facendo mille lavoretti per vivere a Barcellona nè di quelli che si buttano per strada a chiedere l’elemosina col cane (sono al 90% italiani) e non hanno un lavoro (per scelta o no, questo si, bisogna dirlo).
11 mesi di disoccupazione e ora un contratto di Obras e servicios… Benvenuti al paese dei balocchi!
Chiara Presutti
Mi trovo totalmente d’accordo con l’accusa di parzialità rivolta al programma “presa diretta”.
E`vero che in Spagna la burocrazia è più agile che in Italia e che quando molti di noi si sono trasferiti era più facile trovare lavoro.
Ma è anche vero che i contratti a tempo indeterminato non sono gli stessi che in Italia e che attualmente è comunque estremamente difficile riuscire ad averne uno.
Attualmente ad esempio, lavoro in una catena alberghiera con un contratto di sostituzione che viene rinnovato di sei mesi in sei mesi e devo ritenermi estremamente fortnuata, perchè persone con la mia stessa formazione (laurea, master, tre lingue parlate correttamente) ed esperienza sono tornate a lavorare nei call centre con un contratto a progetto e una paga oraria.
Oltretutto questo contratto arriva dopo essere stata licenziata, nonostante il contratto a tempo indeterminato, perchè non ero più simpatica alla mia datrice di lavoro e perchè in seguito ad un incidente stradale avevo chiesto una riduzione della giornata lavorativa per seguire la fisioterapia.
E nonostante questo, per affittare una casa si richiede il contratto fisso, uno stipendio di un certo tipo, ecc…..
E poi per non parlare del nepotismo e del qualunquismo.
Esistono anche qui e se rimaniamo è per altri motivi… non perchè Barcellona ci sembri la terra dei balocchi.
E ancora…. ci credo che si trovi casa con terrazza al Carmelo… con rischio che cada a pezzi quanti hanno davvero intenzione di andarci a vivere?
Personalmente mi permetto di dissentire dal giudizio complessivamente negativo del documentario. Il reportage non aveva come obiettivo parlare dell’andamento dell’economia spagnola e della disoccupazione, quanto piuttosto raccontare storie di gente che ce “l’hanno fatta” trovando a Barcellona un ambiente più fertile anche dal punto di vista familiare.
Ha raccontato le storie di alcuni giovani che hanno avuto la fortuna di trovare qui condizioni diverse rispetto all’Italia e che hanno potuto realizzare un proprio progetto personale.
Io ho interpretato così il documentario che mi è piaciuto molto proprio perchè mi ci sono identificato. La crisi c’è, è fortissima ed il peggio deve ancora arrivare, ma preferisco mille volte affrontarla e superarla qui a Barcellona piuttosto che in Italia.
Nel reportage non si è parlato della disoccupazione e della reale situazione economica spagnola? Non era il subject, credo.
Ciao
anche io aderisco, comunque
@Roberto Bosco
ti sbagli il “subject” della trasmissione era proprio il precariato e la disoccupazione. Ma l’hai vista dall’inizio la puntata? o soltanto la parte che riguarda Barcellona?
E sì, Roberto, mi spiace, ha ragione Fabio, forse non hai visto la puntata per intero. Ti dirò di più: è stata deliberatamente contrapposta la “miseria” italiana alla “prosperità” e “legalità” spagnola, senza però MAI dare allo spettatore italiano (che NON conosce la Spagna, e non mi riferisco alla situazione di crisi attuale, bensì alla legislazione sul lavoro che tu, come ben sai, è MOLTO diversa dalla nostra e non da 2 giorni a questa parte) i veri strumenti di comprensione.
Usando in questo modo “disinvolto” l’informazione resteremo per sempre nella situazione in cui siamo
Un caro saluto
Giusi G.
Aderisco alla lettera.
La cosa avvilente é che ritenevo Iacona un buon giornalista di inchiesta, eppure difendere una tesi massacrando la realtá mi é sembrato mortificante per il giornalismo in generale. Sul 15M , sulle manifestazioni in piazza, sul precariato in Catalunya e in Spagna, e su tante altre cose il silenzio. L’erba del vicino (la Spagna) é sempre piú verde. Vergognoso. Barcelona Land of Opportunity….emigrate gente emigrate. Lavoro Assicurato. Ma perché??? Io continuo a fare documentari sul reale, va….
sottoscrivo pienamente, non a caso suggerii a Presa Diretta una chiacchierata seria e politica con esponenti di AltraItalia, che erano presenti nel video, certo, ma purtroppo le esternazioni più politiche e critiche sono state eliminate in montaggio.
Al contempo è del tutto innegabile che a Barcellona si viva meglio che in Italia, per i mille e mille motivi che tutti noi conosciamo.
@Marcello belotti
grazie del tuo contributo.
Il fatto che a Barcellona si viva meglio che Italia, dal mio punto di vista è innegabile, ma da qui a dire che è il paradiso del lavoro ce ne vuole….
Credo sia giusto presentare queste obiezioni per un’informazione che potrebbe sembrare ingenua, se non conoscessimo alcune delle persone intervistate e sapessimo come la pensano. E allora l’informazione si fa sviata e non si capisce bene a cosa serve, né perché stiamo vivendo questo trionfo delle destre, il rientro degli italiani che si erano rifugiati qui (a partire dagli architetti), l’affollarsi delle aule dove s’insegna il tedesco, nuova meta futura di un’emigrazione ormai a rischio di nomadismo forzato.
Zapatero non brillava (per riforme sociali) neppure al tempo della Guzzanti e comunque, come direbbe Moltalbán: “Ya no es como nunca ha sido”.
La trasmissione non voleva paragonare la qualitá di vita italiana con quella spagnola. A ognuno le sue conclusione.
La trasmissione, forzatamente faziosa, voleva paragonare il mondo lavoro spagnolo con quello italiano.
E qui é stato il festival delle omissioni: non viene MAI citato un solo dato macroeconomico come ad esempio (tanot per citare il piú famoso) il % di disoccupazione della spagna (oggi su ogni quotidiano spagnolo il terzo trimestre del 2011 il peggiore dall’inizio della crisi).
Onestamente mi é sembrata una trasmissione con livelli di faziositá mostruosi.
Ho vissuto dal 1964 al 1976 a barcelona e nel 2005 con i vecchi compagni del liceo ci siamo ritrovati per una cena.Dopo la suddetta trasmissione ho inviato una email ai vari amiche/i che vivono a Barcelona,per avere spiegazioni al riguardo.
La risposta è stata unanime:programma pilotato e fazioso,che non rappresenta assolutamente la situazione attuale del lavoro in quella città.Complimenti per la serietà della trasmissione.
Aderiamo e prontamente pubblichiamo sul nostro spazio web.
Cordiali saluti
Gli Italiani A Barcellona
grazie per informamrmi!
http://itsnotjusttheeconomystupid.wordpress.com/2011/10/04/lettera-aperta-a-riccardo-iacona-riguardo-la-puntata-di-presa-diretta-generazione-sfruttata/:
Caro Riccardo Iacona,
ho guardato con attenzione la puntata di Presa Diretta “Generazione sfruttata”, in modo particolare la parte dedicata agli italiani che sono emigrati a Barcellona alla ricerca di un lavoro (e di una vita) che qui in Italia non riuscivano a trovare, e mi sono in qualche modo sentita chiamata in causa. In primo luogo da “barcelonina”, quindi da conoscitrice della realtà della mia città. E in secondo luogo da straniera in Italia, da cinque anni, e quindi parte di coloro che hanno fatto il percorso inverso (e a quanto pare siamo sempre meno, e comunque sempre meno di quelli che fanno le valigie direzione Catalogna).
Lo spezzone della sua puntata dedicato a capire meglio la realtà degli italiani che vivono a Barcellona mostra una visione, quasi paradisiaca del capolugo catalano, dov’è descritta una città in grado di offrire ottime opportunità a tutti quelli che arrivano. Dove avere una vita stabile, con tanto di casa di proprietà e figli, appare alla portata di tutti. Purtroppo questa non è la Barcellona dei giorni nostri. Non so se lo sia mai stata, ma di sicuro con il 22% di disoccupazione (40% tra i giovani) e con la Catalogna leader di questa tremenda classifica dei disoccupati in Spagna, davvero non mi sembra il caso di lanciare slogan come quelli che si possono intravedere nelle storie personali dei giovani italiani intervistati. Giovani che sono stati sicuramente fortunati (e ne sono ben felice) ma che non rappresentano certo la realtà delle cose per tutte le persone (italiani e non) che arrivano a Barcellona. E, purtroppo, nemmeno per gli stessi catalani. In questo senso “incentivi” come quelli che possono essere interpretati nella sua puntata a fuggire dal Bel paese verso altri luoghi, dipinti in modo quanto meno fuorviante, possono fare male sia all’Italia sia a tutti coloro che si vedono costretti a considerare la possibilità di andare via.
Purtroppo conosco tanti giovani italiani emigrati a Barcellona e tanti, tantissimi catalani che fanno fatica ad avere un lavoro stabile, ad arrivare alla fine del mese e a pagare l’affitto. Per non parlare di comprare una casa e avere dei figli. Esattamente come succede in Italia. Credo che sia doveroso e intellettualmente più onesto nei loro confronti raccontare tutta la verità, se necessario con dati alla mano, e non limitarsi a dipingere ‘l’altrove’ come la soluzione a tutti i mali.
Con grande stima,
Natàlia Garcia Carbajo
Aderisco suggerendo al solitamente bravissimo Iacona di rimettere in moto la macchina del tempo ed arrivare dal 2006-2007 al 2011, prendere un campione di Italiani a BCN piú ampio e rifare il servizio, magari contestualizzandolo nel paese europeo che da settembre 2008 piú soffre per disoccupazione, soprattutto giovanile. Parlando di lavoro l’unico progetto di eccellenza che sarebbe utile far conoscere magari per replicarlo in tutta Italia, é quello dell’Agenzia di sviluppo locale Barcelona Activa – Porta 22, di cui ha fatto un ottimo servizio Superquark qualche mese fa http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-b82aa953-5041-4fae-b6aa-01f57ec4416b.html
Ciao, aderisco anch’io alla lettera aperta.
Da un anno vivo a Barcellona e per esperienza personale assicuri che tante contraddizioni della situazione italiana si stanno approfondendo (ammesso che non siano mai esistite) anche lì.
Magari gli stagisti fossero tutti “becarios”! I tirocini gratuiti sono diffusissimi anche a Bcn, e la possibilità di assunzione sempre più rara. Negli altri commenti si è parlato del resto: contratti a termine, ricatti negli ambienti di lavoro, periodi di disoccupazione interminabili, ecc.
Della crisi nel settore privato hanno già parlato altri, aggiungo solo che le borse di studio e i finanziamenti per la ricerca universitaria (uno dei motivi di attrazione dei giovani italiani per la Spagna nell’ultimo decennio, e uno dei fondamenti della costruzione del mito dell’ “Eldorado” ispanico) sono state decimate – in alcuni casi letteralmente – dai ben noti tagli alla spesa pubblica.
@Giusi e Fabio Pitrola.
Effettivamente ho solo visto il momento in cui mandavano in onda il reportage…non il resto della trasmissione. Errata corrige
Io, onestamente, tutto questo scandalo non lo vedo.
- Quanti di quelli che hanno scritto gridando alla scandalo hanno “subito” l’obbligo del lavoro in Nero?
- Quanti di quelli che lavorano hanno avuto bisogno di qualcuno che non fosse se stesso per avere quel lavoro?
- Quanti sanno che ora il lavoro non c’è per la crisi, ma se e quando passerà la vostra professionalità sarà sufficiente a farvi trovare un lavoro?
A mio avviso il documentario voleva semplicemente far passare questo concetto e mi pare che visto che nessuno (o pochi) degli scandalizzati potrà dire di lavorare in nero come “norma”, di aver avuto il proprio lavoro per amicizie e/o che non ci fosse la crisi non troverebbe lavoro perché non consce nessuno mi pare che abbia centrato in pieno.
La crisi c’è…ma il documentario NON parlava della crisi in Italia, parlava della precarizzazione costante, degli stage a 40 anni, del fatto che in un centro di ricerca spesso non ci entri se non hai sponsor. Questo voleva dire il documentario e su questo ha basato le proprie interviste.
La chiave del documentario sta, a mio avviso, tutta nell’intervista al proprietario del Xemei. LUI in Italia faceva nero, LUI qui no. E questo non è legato alla crisi.
@Gianlu,
nel documentario non si parla assolutamente della crisi in atto in Catalogna, quindi non “tutti sanno che ora il lavoro non c’è”, far passare il messaggio che “si trova lavoro in 4 giorni” è una falsità perchè oggi è una falsità.
La trasmissione ha parlato in modo falso e fazioso del precariato in Spagna, perché non è vero che tutti i contratti qui sono a tempo determinato (leggi i dati nella lettera) , ma soprattutto il contratto indeterminato qui non è tutelato come in Italia, cioè ti possono licenziare quando vogliono, aver tralasciato questi “dettagli” secondo me è la prova della faziosità di questa trasmissione.
lo dico a malincuore perché fino ad oggi ho sempre apprezzato i giornalisti d’inchiesta di rai3.
@Roberto Bosco
Sono “barcelonina” anch’io ma ho studiato e lavorato in Italia per anni.
Sono rientrata a Barcellona nel 2005 ed ho fortunatamente ripreso il vecchio lavoro che avevo prima di partire. Questo mi ha portato a conoscere di prima mano l’evoluzione (o involuzione) economica e sociale di moltissime persone: catalane, spagnole e emigrate.
Ho visto anch’io la puntata di Presa diretta e sono rimasta molto ma molto perplessa da quanto parziale e tendenziosa sia stata.
Sottoscrivo i commenti e i dati sulla disoccupazione di Natàlia Garcia. Al riguardo vorrei aggiungere che il tasso di disoccupazione dello stato spagnolo duplica la media europea e questo è motivo di scandalo tra i membri dell’UE.
Un documentario serio dovrebbe riportare i fatti in un contesto reale, e non inventarselo.
@Gianlu: scusa ma non sono d’accordo. La critica è di metodo. Non si devono accostare realtà diverse senza dare la corretta e completa informazione per decifrarle, nella fattispecis suggerire sottilmente allo spettatore italiano che qui le cose (in materia di garanzie sul lavoro) stanno come in Italia 30 anni fa.
Scusami ma qui, come ben dice la ragazza spagnola, le cose sono state sempre gestite diversamente. Attenzione il mio NON è un giudizio di valore, ma un richiamo all’onestà intellettuale.
Il “contrato indefinido” spagnolo NON ha NULLA a che fare con il “posto fisso” vagheggiato dal cittadino medio italiano. E questo Iacona NON lo ha detto. Anzi, ha lasiato intendere proprio il contrario.
Inoltre, ha negato la realtà dei contratti a tempo indeterminato, il fenomeno degli stagisti etc. etc. Oltre ad aver dato quella bella immagine da “cartolina” della città, che sembrava pagata da “Turisme Barcelona”.
Se poi vogliamo dire che in pochi casi fortunati nel passato si possa aver avuto accesso ad alcuni incarichi che in Italia ce li saremmo sognati… Beh, sai, la crescita economica porta con sé anche questi “vantaggi” (anche i miei immigrati a Milano negli anni ’60 si videro riconosciuti i propri meriti)
Questo è un paese latino. Purtroppo alla “favola” del merito riconosciuto, qua ci credo poco. Mi piacerebbe che fosse così, ma attorno a me vedo gente della buona borghesia catalana che si sostiene e si favorisce reciprocamente e tanti altri che fanno tanta fatica. Ma guarda un po’… Forse viviamo in 2 città diverse?
Completamente d’accordo con questa precisazione. Necessaria, assolutamente. Una visione distorta della realtà, che pare strano sia stata fornita proprio da un giornalista di qualità come Riccardo Iacona.
La redazione di Zibaldone, un programma in italiano non solo per italiani, si trova completamente d’accordo con il testo della lettera.
totalmente d’accordo! bisogna finirla con il mito tutto italiano del zapatero-che guevara!
io vivo a barcellona e confermo che le cose stanno come dette nella lettera. due miei amici italiani che vivono a barcellona stanno messi maluccio.
Un programma televisivo credo debba essere liberissimo di raccontare delle storie ,senza censure di nessun tipo,e credo che Presa diretta abbia solo voluto rappresentare le storie di persone con una determinata professionalitá ben specifica che in Italia si sono visti sbattere le porte in faccia e che qui a Barcellona hanno visto premiata la loro professionalitá.Non possiamo gridare alla censura se lo scopo era quello di mettere in risalto l’assoluto degrado morale,politico ,economico e sociale dell’Italia.Nonostante la crisi economica ,che poi è globale,se vivete in questa cittá non vi rendete conto dell’abisso totale che c”e con una Milano o una Roma ?Iacona parlava di vivibilitá,di qualitá della vita di Barcellona,di uso dello spazio pubblico,di aree verdi ,di parchi giochi per bambini,di servizi pubblici,di centri sportivi ad altolivello messi a disposizione dal comune con rette sociali.Ma da dove venite tutti dalla svizzera per non rendervi conto che in Italia la qualitá della vita,almeno nelle grandi cittá, è pari a zero?Sono stato a Roma a inizio settembbre e ho visto una citta pietosa ,ridotta in uno stato pietoso,sporca,senza verde,senza spazi per pedoni,per non parlare di aree per bambini,fatiscente ,carissima e dove persino i cessi alla stazione si pagano un euro .E per non parlare poi di Napoli,la citta da dove provengo.Ecco Iacona ha voluto dire che nonostante la crisi Barcellona,come molte altre metropoli europee,è una citta che ti accoglie ,dove si vive bene,che ti da delle opportunitá e dove non vige come in italia la schifosa regola della raccomandazione per cui solo le persona mediocri e corrotte vanno avanti.IO sono andato andato via dall’italia rinunciando ad un contratto a tempo indeterminato,a quello che in tanti di voi sognano, dopo che mi sono tolto la soddisfazione di vincere la causa contro l’azienda che mi ha licenziato e qui a Barcellona lavoro,ho trovato da solo senza conoscere nessuno un lavoro.Ritenete che la qualitá della vita si misuri solo con un contra sia pure precario.Credete che la felicitá sia un contrattoindeterminato italiano?Sia questa la chiave per vivere bene?I parametri sono tanti da valutare per vivere bene…e questo l’ho capito vivendo qui e rinunciado ad un lavoro fisso in un Italia dove vivevo malissimo .E credo in tanti di voi potranno darmi ragione.Ora vivo qui a Barcellona ho un obra e servicio ma lavoro .Non posso amare il mio paese e ritenerlo meglio della spagna,anche dal punto di vista lavorativo.lA sPAGNA è un paese che mi ha accolto,l’italia è un paese chemi ha cacciato a calci in culo.
Nessuno mette in dubbio che a Barcellona si viva bene e che ci sia un’attenzione al sociale molto elevata. Stiamo dicendo che Barcellona non è il paradiso e che non si può solo denigrare l’Italia ed elogiare Barna senza far conoscere la realtà positiva italiana e la negativa spagnola.
SCUSATE MA IO NN MI CAPACITO DI COME SI POSSA AFFERMARE KE L’ECONOMIA SPAGNOLA E’ INFERIORE A QUELLA ITALIANA E’ UN ASSURDO CONSIDERANDO LA MEDIOCRE QUALITA’ DI VITA KE SI VIVE IN ITALIA, SICURAMENTE I NUMERI NN RISPECCHIANO LA QUALITA’ DELLA VITA E NN CONSIDERANO TUTTE LE PROBLEMATICHE DEL “MADE IN ITALY”….MI TROVO PIENAMENTE CONCORDE CON LO SPACCATO DELL’ITALIA KE HA DESCRITTO MARCO BENTAMY….DOPO OGNI VIAGGIO QUANDO RIENTRO IN QUESTA NAZIONE MI RENDO CONTO DI COME LE “NEFANDEZZE ITALIANE” LO HANNO RESO DAVVERO MISERABILE…AIME’X CERTI VERSI SI PROVA DOLORE MA C’E’ TALMENTE TANTA RABBIA E CMQ BARCELLONA PUO AVERE TANTE PROBLEMATICHE – COME DEL RESTO TUTTE LE GRANDI CITTA’- MA RIMANE PUR SEMPRE UNA TRA LE REALTA’ + AFFASCINANTI DA VIVERE X ORA…ALMEMO SECONDO IL MIO PARERE…UN SALUTO…
Aderisco fermamente. Ho visto anc’io la trasmissione proprio il giorno prima di tornare dall’Italia e nonostante lo ritenga un programma di altissimo livello giornalistico e divulgativo a mio parere molto professionale e attendibile, come il suo conduttore, mi ha completamente spiazzato perche’ ha stravolto una realta’ che non corrisponde a quella della maggior parte della gente che vive a Barcellona.
C’e’ un’enorme difficolta’ per trovare qualsiasi tipo di lavoro, e nel migliore dei casi spesso si prospetta una vita da call center o cameriere…il servizio e’ stato forviante…e’ stato solo accennato per poi essere completamente tralasciato un argomento a mio avviso fondamentale e allora chiedo: PERCHE’ ESISTE IL MOVIMENTO 15 M? QUAL’E'l’OBIETTIVO DELL’ACAMPADA?
Dopo un tale servizio si rischia un grande esodo di persone con tantissime aspettative destinate ad un probabile insuccesso…
@Marco Bantamy: nessuno nega la liberta’ di nessuno, anche se con i soldi pubblici gradirei si facessro programmi di qualita’ e non porcherie spacciate come “reportage”.
Detto questo, non puoi estrapolare il tuo vissuto personale su Bcn, che a quanto dici e’ assai positivo, e pensare di farne un dato significativo dal punto di vista sociale osociologico. Sono contenta per la tua felicita’, ma scusa noi si parlava d’altro.
Noi si ragionava su dati obbiettivi che non son stati citati ne’ almeno utilizzati dalla redazione per sviluppare un ragionamento minimamente attendibile.
Ognuno di noi ha le sue idee su Bcn ed e’ giusto cosi’, e nessuno ha in tasca la verita’. Purtroppo, come sai, chi invece ha la possibilita’ di accedere ai mezzi di comunicazione ha ben altri poteri. Iacona ci ha dato un esempio magistrale di “imbonimento”. Per questo non mi e’ piaciuto. E’ mancata totalmente l’onesta’ intellettuale.
E noi siamo qui a parlare fra di noi senza avere accesso ad altri media per poterlo smentire pubblicamente, che e’ quello che si meriterebbe.La professionalita’ e’ ben altra cosa.
Giusi G.
In Europa c’è più coscienza civica e rispetto per le istituzioni, il bene comune esiste ed i politici che rubano o dicono balle hanno vita breve.
Detto questo, ormai il giornalismo italiano va a stereotipi e quindi dire che fuori dalle Alpi va tutto bene e tutti possono farcela fa comodo, fa ascolti ed il rischio di sbagliare è minimo.
Poi c’è la realtà fatta di mille storie, alcune di successo altre di fallimento totale.
E’ la vita.
Grazie per la vostra lettera.
Non amo particolarmente appelli e lettere firmate, anzi in alcuni casi mi fanno venire proprio l’orticaria, ma questa lettera alla redazione di “Presa Diretta” è necessaria per chiedere un giornalismo che abbia una maggiore aderenza ai fatti e alla realtà.
Ho alcune precisazioni da fare riguardo sia al servizio sia a ciò che è stato scritto su questa pagina, cosa che spero di fare molto a breve sulla testata online per la quale scrivo.
Quindi, aderisco a titolo personale. Potete mettere il mio nome tra i firmatari. Grazie, buon lavoro e un saluto a tutti voi!
Concordo totalmente con il testo della lettera.
Eva Vignini.
Salve a tutti,
Anch’io concordo pienamente con voi e aderisco a questa iniziativa, visto che mi sento direttamente chiamato in causa!
Il servizio su Barcellona fatto da Presa Diretta ha fatto vedere ed ha presentato una realtà totalmente distorta, ma quello che più mi ha fatto arrabbiare è stato il fatto di averla presentata come l’ELDORADO della situazione, cosa che forse valeva solo fino al 2008 prima che iniziasse la crisi.
Vedendo il servizio,una cosa è definirla ELDORADO dal punto di vista umano, di vivibilità, di presenza giovanile, di costo e tenore della vita che è decisamente superiore alla realtà italiana in senso estremamente positivo, una cosa è parlarne includendoci anche il discorso lavorativo che non è più come riportato dalla trasmissione, anzi nel 90% dei casi è proprio il contrario!
Ad ogni modo, anche se sono venuto via e malincuore da due mesi proprio da li voglio ringraziare tutti quelli che ho conosciuto e mando un saluto alla redazione e complimenti per l’ottimo lavoro che state facendo.
Io non so se tornerò li un giorno a viverci, a lavorare o solo per RESPIRARE, ma il consiglio che do sempre a tutti quelli che vorrebbero farsi un’esperienza all’estero se non avete lavoro e avete tanto tempo libero e soprattutto un po’ di soldi da parte o vincete una borsa di studio:”Fatela!” ma per 2 o 3 mesi al massimo, se invece un lavoro ce l’avete, l’unico consiglio che vi do è: “TENETEVELO ANCHE SE NON VI PIACE, MALE MALE APPENA AVETE UN PO DI FERIE PRENDETE UN AEREO E ANDATE A RESPIRARE FUORI DAL VOSTRO PAESE”!
Grazie a tutti,
Ciao
Lorenzo Segatta
@Ursula: perdonami ma in nessuna parte della lettera si fa riferimento ad un paragone fra la realtá ecomica e sociale italiana e quella spagnola, né si sostiene che quella spagnola sia peggiore di quella italiana.
Il concetto della lettera, cosí come credo il pensiero della stragrande maggioranza di chi qui l’ha firmata, é che la realtá di Barcellona, presa in senso assoluto e non in confronto a quella Italiana, é stata descritta con troppe omissioni, tale da rendere la descrizione ingannevole o quantomeno incompleta (come é scritto nella lettera)
Sono completamente con voi .forse non mi ero accorto di vivere nel paradiso terrestre sara per questo che per trovare un lavoro decente ci ho messo quasi 10 anni .
no che prima non lavorassi ma con contratti che non sono neanche degni di essere chiamati con questo nome.Non ho visto il servizio ma non e la prima volta che sento dire che barcellona sia la terra promessa, senza dubbio e una bella citta e sino a qualche anno fa ,le possibilita erano tante ,ma oggi perche Iacona non ha detto anche, che molte persone ,stanno tornando nei loro paesi ,perche la crisi qui si vede ed e molto forte.ritenevo questo programma una fonte di notizie molto attendibile dopo questo ho i miei dubbi.
ciao a tutti Francesco
@Luciano: Bravo! Non si volevano esprimere giudizi soggettivi su quanto ci piace o non ci piace Bcn. Si parlava d’altro
@Roberto Bosco: se mi leggi
Un abraccio
Giusi G.
Bellissima lettera che mette in chiaro la veritá.
@Lorenzo Segatta: ciao Lorenzo!
Giusi
Ciao Giusi, un saluto e alla prossima
Io sono venuto in Catalogna e ci ho messo 4 ore ad incontrare un lavoro in una pizzeria , certo bisogna sapersi adattare é ovvio che non aspettavano me per un lavoro da cattedratico… , nella mia cittá lavoravo per 3,5 euro l’ora come operaio saldatore per una ditta dell’ilva ,quindi Iacona non ha detto il falso.
ciao a tutti,
personamlmente credo di poter trarre una conclusione (personale),e’ giusto che l’informazione apra a tutti un panorama Europeo che si confronti con l’Italia,ma credo sia opportuno rendere l’informazione quanto piu’ realista possibile mostrando entrambi i lati della medaglia.Solo cosi’ ogni singolo individuo puo’ veramente valutare se sia il caso o meno di lasciare il proprio paese, quanto meno e’ consapevole dei rischi a cui va’ incontro.Questa “disinformazione” in questo momento di smarrimento puo’ solo creare ancora piu’ caos e delusioni.Per ognuno esiste un posto dove vivere con dignita’, solo bisogna prendere con le molle certe info…che francamente non capisco perche’ portino verso tutt’altra direzione…
1 saluto a tutti.
Barcelona é una cittá meravigliosa ma non é il paese dei balocchi… ci vivo da 11 anni e ne so qualcosa! Il servizio non rispecchia assolutamente la realtá, non si puó basare un’informazione su una piccola percentuale di persone che apparentemente “ce l’hanno fatta”.
caro alemano, stiamo pensando di scrivere una lettera di solidarietá da Berlino, per favore, contattami su FB. Livia Fiorio Appoggio la causa di tutti voi contro questa informazione che non informa ma sforma.
OK, UN SALUTO A TUTTI INNANZITUTTO…
IO MI SONO SOLO XMESSA DI ESPRIMERE UNA MIA SEMPLICE OPINIONE E NN MI XMETTO DI ENTRARE IN MERITO AL PROBLEMA “PRECARIATO ITALIANO O SPAGNOLO”POIKE’ QUESTO ASPETTO AL MOMENTO NN MI APPARTIENE E SE VOI KE VIVETE LI’E TOCCATE CON MANO LA REALTA’ DEL MOMENTO ASSERITE KE LA SITUAZIONE ATTUALE’ NN E’ + COSI’ ROSEA COME UN TEMPO C’E’ DA CREDERVI, SOLTANTO PENSO KE IL BRAVO GIORNALISTA DI RAI TRE NN VOLEVA
VEICOLARE IL MESSAGGIO “…VAI A BARCELLONA SI APRONO PORTONI E LA VITA TI SORRIDE…” MA SEMPLICEMENTE METTERE A CONFRONTO LE 2 REALTA’ PER FAR RISALTARE-QUALORA CE NE FOSSE STATO BISOGNO- E LA RISPOSTA OVVIAMENTE E’ NO LE SOLITE CARENZE E MALCOSTUME ITALIANO.
DICO UNA COSA: SE DA ITALIANI CI SENTIAMO “FERITI E BASTONATI” E’ UN CONTO SE DA CITTADINI AMANTI DEL GIUSTO, DEL RISPETTO, DEL DARE-AVERE RECIPROCO IN SENSO SOCIALE, NEL CERCARE UNA QUALITA’ DI VITA + APPAGANTE E SE LA “NOSTRA” SCELTA E’ RICADUTA SU BARCELLONA VUOL DIRE ALLORA KE DOVREMMO ESSERE BEN FELICI DEL REPORTAGE DI IACONA PERKE’ SU QUESTE REALTA’NN PENSO SIA STATO MENTITORE E CREDO ANZI ESSENDO ITALIANI ED AMANDO BARCELLONA DOVREMMO ESSERNE FELICI.
PENSO – E FINISCO- KE SE SI SCEGLIE DI VIVERE IN UN LUOGO E SI RIMANE VUOL DIRE KE LO SI APPRZZA E QUINDI PUO’ FAR SOLO PIACERE SENTIRNE PARLAR BENE, LE CITTA’ DELLA SPAGNA SONO COSI’GRADEVOLI E SICURAMENTE QUALITATIVAMENTE MIGLIORI DELLE NOSTRE KE NOI CE LE SOGNIAMO….NN AMO IL DISPREZZO MA APPREZZARE L’ITALIA X QUELLO KE STA DIMOSTRANDO A NOI CITTADINI KE LA VIVIAMO -AIME’- QUOTIDIANAMENTE
E’ IMPOSSIBILE….RINGRAZIO E SALUTO…
Sono pienamente daccordo con il testo della lettera a Presa diretta -Iacona. Hanno rappresentato Barcellona come un Eldorado e la realta non è quella.
Condivido e sottoscrivo la lettera ragazzi!
Diciamo che il reportage su barcellona, di presa diretta, sembra una foto sbiadita e in bianco e nero di una barcellona di 6 o 7 anni fa..
La foto a colori dei nostri giorni e’ monocromatica: grigio scuro. Qui c’e’ precarieta’, mancanza di lavoro, situazioni contrattuali e contratti spazzatura.
L’isola felice, sembra piu’ l’isola che non c’e', quella di Peter Pan, l’isola dove se vuoi fare il coglione e cazzeggiare pensando sempre di avere 16 anni e sicuro che dopo una pasticca grande e grosso come sei, riuscirai a trombarti Campanellino…e’ quella giusta.Se vogliamo parlare di stabilita’nel lavoro e facilita’ nel trovarlo (in tutti i campi e a tutti i livelli), mi dispiace ma avete sbagliato isola.Qui si vive mediamente in 2 o 3 persone in un appartamento, nel quartiere Raval la media sale a 6 / 7, la persona con cui dividi l’appartamento ha tra i 22 e i 50 anni (belli grossi sti Peter Pan) e la maggior parte non ha nessuna visione di crescita a medio o largo raggio nella scala sociale, o alcun progetto di famiglia. A volte tra coinquilini, il progetto che si fa e’ di non pagare l’affitto il primo giorno del mese ma il giorno 15, per poter avere la visione di un frigorifero in casa pieno e pagare le bollette per poterlo tenere acceso.Quindi a Riccardo che come giornalista ammiro dico:- Ricca’ e’ fatt’ proprio na’ strunzata!.
Un abbraccio circolare a tutta speghetti e dintorni.. e colgo l’occasione per salutare..
….Peter Pan, Wendy, Capitan Uncino, Spugna, Il coccodrillo, il cane di Wendy e tutti i bambini dell’isola che non c’e’ che andranno a letto presto perche’ stanotte la 1 di televisione spagnola trasmette in diretta da Arcore il ¨Bunga Bunga¨ del presidente del consiglio italiano presentano: Luca Barbareschi e Mara Carfagna..
… troppo rosea la situazione dipinta dal servizio di Jacona.
@Ursula: scusa, ma non potresti evitare di usare solo le maiuscole? Esistono regole di buona educazione. Cosi’ ci stai urlando addosso. Grazie
@Lucio: anche 6 / 7 anni fa esistevano i contratti e le situazioni che descrivi. Ma il tutto appariva “maquillado” dalla “crescita economica”. Scoppiata la bollicina la realta’ si e’ mostrata per quello che e’: dura.
ok giusi hai ragione, scusa..e’ ke in minuscolo la tastiera mi fa le bizze…cambiero’ tastiera ciaooooooooo
Concordo pienamente.
firmo con molto piacere!
Mi piacerebbe anche approfondire la cosa xche’ odio il giornalismo strumentale!
ciauuu
@Ursula: grazie, cosi’ e’ molto piu’ gradevole leggerti.
@Osvald: se ti facessi vivo, ogni tanto, non sarebbe male. Ne ho di cose da raccontarti e da proporti…
Un beso
@Ursula: viste i molteplici post su questo sito che si dicono concordi con la lettera, appare che chiaro che se Iacona <>, beh non ci é riuscito affatto, perché é proprio quello che io e molti altri qui hanno pensato dopo aver visto il servizio. E ne é testimonianza anche l’aumento di contatti sul sito che ci sta ospitando <>
Detto questo sono felicissimo di vivere a Barcellona e non ho neanche la più lontana idea di tornare a vivere a Milano, a Napoli o a Genova (dove ho vissuto per diversi anni). Ciò non mi impedisce di notare e raccontare agli amici che non la conoscono anche gli aspetti negativi della città che mi ospita per evitare di darne un’immagine – ricito – ingannevole o quantomeno incompleta. Iacona non lo ha fatto.
Se un giornalista inglese parlando dell’Italia dicesse: <> e omettesse di parlare di tutti quei problemi che il nostro paese ha e che ti rendono la vita molto meno bella, non darebbe secondo te un’immagine ingannevole?
Io spezzo una lancia in favore del programma, almeno quello che ho visto io
A mio avviso Iacona ha soltanto messo in evidenza – e bene – la tragica situazione dei precari, che in Italia ha dimensioni di vera e propria piaga e i risultati disastrosi della politica berlusconiana. Siamo d’accordo, non che prima si stesse tanto meglio (in epoca pre-berlusconiana in Italia non ho mai avuto contratti decenti e dove lavoravo non mi hanno mai pagato gli straordinari), ma la situazione è degenerata e non a causa della crisi: per l’Italia il problema è altrove e molto più profondo. Per fare questo Iacona ha accostato 4/5 ritratti di Italiani che hanno trovato ottime e migliori situazioni a Barcellona (ma non si dice da nessuna parte che questo è successo recentemente): per me si è trattato di una semplice argomentazione al focus principale. E chi potrebbe non essere d’accordo con il giornalista, la ragazza che lavora (anche se non saranno rose e fiori) nella casa editrice, il padrone del ristorante? Non ho notato nessuna faziosità o tentativo di dipingere una Barcellona fasulla. Oltretutto, il quadro della città, per come la vivo e la conosco io, mi è sembrato piuttosto fedele e Barcellona resta una delle città più gradevoli dove vivere tra le capitali europee. Perché Iacona avrebbe dovuto dire il contrario? Al limite non si è parlato della grave attuale situazione spagnola, ma il documentario non era incentrato su queste tematiche. Per cui, voto a favore di Linea Diretta
Non è la prima volta che Iacona mistifica e inventa. Guardate la puntata sugli ospedali psichiatrici di Trieste, descritti come il paradiso in terra, quando in realtà sono dei lager e delle macchine da soldi.
Occhio all’informazione dinsinformazione.
Così, tanto per gradire!
http://www.elpais.com/articulo/sociedad/580000/personas/van/Espana/elpepisoc/20111008elpepisoc_2/Tes
Buon sabato a tutti
Giusi G.
Más de lo mismo:
http://www.tvtalk.rai.it/contributi.asp?page=1&tipo=7&ID=905
(a circa un sesto dalla fine della durata totale)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/presadiretta-precari-e-racconto-della-sfigala-risposta-di-riccardo-iacona-a-san-precario/161860/
…non ho parole, veramente…
Presa diretta? presa a male.
Concordiamo pienamente con la vostra lettera.
Elena e Gianluca
@catexpat: essendo piuttosto anziana, ti posso assicurare che 20 anni fa (e non c’era ancora B – forse c’erano i Prodiani) in editoria succedevano esattamente le STESSE cose raccontate dal grande giornalista di denuncia Iacona.
E NESSUN giornalista né NESSUN sindacalista ci voleva mettere la faccia (te lo dico per esperienza diretta, giacché io ho lavorato a QUELLE condizioni per 7 lunghi anni, con giornalisti professionisti accanto a me che facevano spallucce. Tanto a loro che gliene fregava se i 4/5 della redazione erano sfruttati?). Mi sono ribellata e NESSUNO mi ha difeso.
Da qui il mio personale disgusto e scetticismo su molti “progressisti” a convenienza, che non rischiano mai in prima persona, semmai approfittano ALLA GRANDE del vento che tira.
Quindi Iacona non ha proprio detto nulla di nuovo né di interessante (tutte cose risaputissime). Ma è stato capace di fare di peggio: raccontare mezze verità su Bcn
P.S. Mi dicono di guardare anche questo circa verso la fine, personalmente non l’ho visto
http://www.tvtalk.rai.it/contributi.asp?page=1&tipo=7&ID=905
Un saluto
un conto son le inchieste, un altro pezzi a tesi. concordo con la lettera
Riscrivo il mio post visto che alcune frasi sono scomparse.
@Ursula: viste i molteplici post su questo sito che si dicono concordi con la lettera, appare che chiaro che se Iacona – non voleva – ti cito
veicolare il messaggio “…vai a Barcellona si aprono le porte e la vita ti sorride…” , beh non ci é riuscito affatto, perché é proprio quello che io e molti altri qui hanno pensato dopo aver visto il servizio. E ne é testimonianza anche l’aumento di contatti sul sito che ci sta ospitando – le cui visite, dopo la trasmissione, sono più che raddoppiate, secondo le chiavi di ricerca: lavoro a Barcellona, vivere a Barcellona, trasferirsi a barcellona, aprire un’attività commerciale a Barcellona -
Detto questo sono felicissimo di vivere a Barcellona e non ho neanche la più lontana idea di tornare a vivere a Milano, a Napoli o a Genova (dove ho vissuto per diversi anni). Ciò non mi impedisce di notare e raccontare agli amici che non la conoscono anche gli aspetti negativi della città che mi ospita per evitare di darne un’immagine – ricito – ingannevole o quantomeno incompleta. Iacona non lo ha fatto.
Se un giornalista inglese parlando dell’Italia dicesse: – lí si mangia bene, c’è un clima fantastico e dei panorami splendidi – e omettesse di parlare di tutti quei problemi che il nostro paese ha e che ti rendono la vita molto meno bella, non darebbe secondo te un’immagine ingannevole?
buon pomeriggio, di nuovo un saluto
io vi posso solo dire ke mi fa davvero piacere seguire un pokino tramite queste sito “la vostra quotidianita’” e sentirmi ank’io + vicino alla realta’ di una citta’ ke ogni volta ke ho potuto farci un salto mi ha dato sempre belle sensazioni,lo so ke vivere le citta’ e’ un conto e visitarle e’ un altro…xo’….ho messo in cantiere l’idea di questo trasferimento e allora speriamo ke questa crisi si riesca a superare con forza e abnegazione da parte di noi tutti e ke -in questo caso- la citta’ di barcellona ritrovi anke in campo lavorativo -il tema ke stiamo dibattendo noi ora- lo smalto ke aveva qualke anno fa..dai auguriamocelo. spero presto di poter venire qualke gg… un simpatico saluto a giusi e luciano e redazione…
Un saluto a tutti.
Ragazzi, io sono uno di quelli che dopo la trasmissione ha deciso di partire per Barcellona alla ricerca di un lavoro e un contesto sociale decisamente migliore. Nella dispreazione totale ( 29 anni; laureato in informazione scientifica sul farmaco -laurea triennale presa tra il 2004 e il 2010, accostando a tutto il periodo degli studi un lavoro a nero di 4 ore giornaliere in una pelliceria di Bari con un datore fuori di testa e crudele- ; situazione familiare con padre alla continua ricerca di un lavoro dal 2000, per aver lasciato un lavoro con tutte le garanzie per illusione di poter far dei soldi facili con la borsa,e ora con il serio rischio di non aver neanche piu un tetto; da giugno lavoro di venditore di integratori con 50 centesimi di rimborso spese autopropria per ogni medico visitato, e gudagno del 20 % sul prezzo di vendita al grossista per ogni pezzo di integratore venduto; con i miei ultimi soldi della festa di laurea; lavoro il sabato come cameriere per 35 euro a serata dalle 18:30 alle 04:00), parto i primi di novembre per Barcellona , solo andata . Scusate per lo sfogo, ma voglio illudermi che possa esserci la possibiltà di vivere una condizione migliore a Barcellona.
Giusi, pazienza. Non siamo d’accordo!
Completamente d’accordo con la vostra lettera,
la parzialitá dell’informazione é sempre un male, da qualunque parte essa venga.
Son stato profondamente deluso da Iacona che ammiravo e rispettavo. La sua é stata una visione parziale e molto superficiale.
Saluti a tutti!
@Ursula: mi associo alla tua speranza e incrocio le dita per BCN e per te.
@Nicola: perché hai scelto Barcellona?
É certamente una cittá fantastica dove vivere ma, attualmente, non é certo la più raccomandabile in termini di ricerca del lavoro.
Hai provato a pensare alla Germania o alla Svizzera? Se parli l’inglese o se hai voglia di imparare il tedesco, ti assicuro, per esperienza personale diretta, che lí il mercato del lavoro offre molte piú garanzie e soddisfazioni economiche di quelle che offre Barcellona.
Certo la crisi ha colpito anche là, ma i tedeschi partivano anche da un livello piú alto di quello spagnolo. E piú alti rimangono.
Sulla bilancia, é ovvio, bisogna mettere tutta una serie di fattori personali che nel mio caso l’hanno fatta pendere per BCN, ma, credimi, Francoforte e la sua qualitá di vita mi sono rimaste nel cuore.
Un solo dato: nel 2008 (la crisi era giá cominciata) fra Germania e Svizzera in 6 mesi ebbi almeno una decina di colloqui di lavoro.
Nel 2010 qui a BCN in 6 mesi nemmeno uno!
É certamente un discorso complesso che non si può esaurire con un post ma il mio consiglio, in parole povere, é questo: se hai voglia di lasciare l’Italia per migliorare la tua situazione, non guardare solo a Barcellona: ci sono tante altre realtà che potrebbero piacerti.
Ciao Luciano!
….prima di vedere la trasmissione, avevo pensato alla Germania, proprio perchè è la nazione europea che ha avuto la migliore reazione alla crisi, ma non avendo trovato condivisione con la mia compagna ho desistito. Per Barcellona, essendo d’accordo, la cosa è andata in porto. Comunque Luciano, vengo con obiettivi umili lì… mi sta bene anche un lavoro stabile come cameriere, purchè possa avere una mia vita che non sia influenzata dall’instabilità e l’insicurezza che mi trasmette la mia situazione personale e quella sociale del nostro paese.
@catexpatriat: pazienza, siamo uomini (e donne) liberi. Il 100% di unanimità forse si dava solo nel Comitato Centrale del Partito Comunista Bulgaro prima della caduta del muro e, oggi, nei reportage di Riccardo Iacona. Un saluto
Giusi G.
Ecco, come promesso, il mio articolo sulla questione:
http://www.libertiamo.it/2011/10/12/ma-la-crisi-si-sente-anche-nel-paradiso-di-barcellona/
Se ne parla anche nel Blog di Giovanna Cosenza. Essendo stata chiamata in causa ho postato link a nostra risposta.
Per chi volesse dargli un occhio:
http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/10/05/ma-barcellona-e-ancora-%C2%ABmitica%C2%BB-come-anni-fa/#comment-11983
Pienamente d’accordo!vivo a Barcellona da 7 anni!non è la Nuova America soprattutto negli ultimi anni!La visione positivista del programma è fuorviante!
@Nicola: beh in tal caso mando a te e alla tua compagna un grandissimo e sentito in bocca al lupo, convinto che alla fine ce la farete!
Quando ho visto la città (Barcelona) e i ‘casi di successo’ presentati in quel modo, avrei voluto…
Quindi cari compatrioti in Italia, se non avete soldi in abbondanza e/o non siete ‘Cervelli brillanti in fuga’ non venite qui perchè, tanto per dirne alcune:
- si lavora molto
- si guadagna poco
- c’è sempre uno sgradevole odore di fogna
- la città è cara arrabbiata
- l’acqua del rubinetto è talmente clorata che non si puo’ bere e quindi altri soldi per comprare bocce confezionate da 5 o 8 litri
- sta governando la destra catalana (catto-fascisti)
- l’integrazione è difficile anche imparando il catalano
- altro……
Emanuele,
informatico da 5 anni a Barcellona
Beh, bisogna veramente essere un po’ipocriti dentro per moderare un post come il mio dove esprimevo un punto di vista condivisibile da molti e senza offese a cose o persone,
adéu espaguetis bcn
mamma mia raitre, sei peggio di rete4…. piu faziosi no?!?!?
italiani statevene a casa, che qui si fa la fame, altro che chicchiere.
Sono finalmente riuscito a vedere ‘sta famosa puntata di ‘sta famosa trasmissione di rai3.
Sto esagerando…non sono riuscito ad andare oltre la visione di alcune parti…
Il livello di deformazione della realtà da parte dell’ineffabile clone santoriano che la conduce è così elevato e spudorato da fare perfettamente il paio con l’informazione tragicamente partigiana che ci offrono i fede e i minzolini (scusatemi, uso la minuscola, l’orrore per i suddetti mi impedisce di usare la maiuscola, che sarebbe d’obbligo per i cognomi).
…no..non sono riuscito ad andare oltre nella visione di questo spettacolo grottesco e peloso.
Ma mi sforzerò di vederla integralmente, me lo prometto.
Perché occorre imparare a conoscere questo giornalismo guasto, per potersene difendere.
Vedere la cinepresa che mostrava “un’altra bella casa con terrazzo nel meraviglioso quartiere del Carmel” mi ha ricordato i film di propaganda dei regimi militari. Il Carmel è diventato, nella realtà fittizia di Iacona, un quartiere desiderabile!!! Meno male che noi viviamo qui e sappiamo che non esiste un posto con valore immobiliare più basso di quello del Carmel, che rimane il barrio più inaccessibile, più insalubre, meno dotato di servizi, con l’edilizia peggiore di tutta la città (senza menzionare ciò che vi è successo pochi anni fa).
Mi ha indignato quel tono supponente, quel sorriso compiaciuto mentre narrava del paradiso fiscale spagnolo, dell’assenza di nero nella ristorazione…e di altre colossali menzogne e manipolazioni. Mentre taceva, per ignoranza o per malafede, la assoluta mancanza di corrispondenza tra “il posto fisso all’italiana”, sicuro e blindato per tutta la vita ed il “contrato a tiempo indefinido” previsto dalla legge spagnola: TUTTI sappiamo quanto NON siano la stessa cosa. O ci raccontava che qui non ci sono i concorsi truccati (Ohibò, li ho visti con questi miei occhi, gare d’appalto, concorsi per cattedre universitarie…)
Mi ha lasciato di stucco lo smaccato spot pubblicitario del ristorante veneziano (dei cui proprietari pure ho grande stima e di cui ricordo che erano già assai affermati ben prima di venire ad aprire le loro attività alla Barceloneta e al Poble Sec)
Sono rimasto basito nel sentire dichiarazioni tipo “Raccomandati ce ne saranno anche qui…però qui il merito è importante, si valuta molto qui…” da parte di uno dei rari italiani, PG.Sandri, che in Catalogna siano riusciti a penetrare il muro di calcestruzzo e acciaio che normalmente qualsiasi straniero si trova di fronte quando non arriva qui già ipertitolato dall’estero (nel qual caso, come in ogni realtà profondamente provinciale e con bassi livelli di autostima, si ricevono i massimi onori).
La raccomandazione, l’”amiguismo”, il far parte di reti sociali, possibilmente radicate solidamente nella borghesia catalana, è, qui a Barcellona, non solo una pratica molto diffusa, ma, direi, anzi, largamente la sola ed unica strada per ambire a posizioni di un qualche rilievo.
L’ascensore sociale derivante dal merito e dalle competenze, qui a Barcellona, non funziona affatto meglio che in Italia. Lauree e dottorati consentono di lavorare non più che in Italia, e quasi sempre a livelli segnatamente più bassi che in Italia.
Essendo la Spagna in generale un paese tecnologicamente e scientificamente assai indietro rispetto all’Italia, i livelli di formazione e di cultura di un buon laureato italiano non sono quasi mai realmente compresi, valorizzati e premiati appieno. Ciò che avviene e che può facilmente verificare chiunque non si sia limitato a lavorare in un call center o in un bar e frequenti da vicino gli ambienti imprenditoriali, accademici e dell’amministrazione pubblica, è che un buon laureato italiano trova si lavoro, ma a dei livelli ben distanti dai posti dove si prendono decisioni; e, comunque, significativamente al di sotto di quelli a cui potrebbe/dovrebbe ambire se rimanesse in Italia e lottasse sino in fondo per conseguire veri risultati senza farsi scoraggiare dalla retorica del “cervello in fuga” e senza abbandonare la ricerca persistente del proprio successo.
Sarebbe anche facile rimproverare a Iacona di non aver minimamente saputo trattare temi quali la pochezza del sistema formativo pubblico (se non hai i soldi per pagare le ricche rette delle scuole private catalane o dei licei internazionali sei costretto a mandare i tuoi figli nel ghetto della scuola pubblica locale, nella quale non troveranno i figli della borghesia), la segregazione linguistica, la progressiva marginalizzazione dell’uso dello spagnolo nell’amministrazione pubblica, le elezioni con le liste blindate (qui non esistono voti di preferenza, decide il partito, peggio del nostro Porcellum), e tutte quelle cose che di fatto impediscono ai cittadini non nativi di muoversi con la stessa agilità con cui si dovrebbero muovere in un paese membro della UE.
Ergo: le trasmissioni come quella di Iacona, costruite come messaggi militanti volti solo a minare il governo italiano in carica (che non ha bisogno di tale tv spazzatura per essere riconosciuto quale infinitamente nefasto per le sorti del nostro paese), servono unicamente a consolidare la vulgata del pessimismo italico, del discorso che si auto-alimenta, dell’iperbole del declino. Una sorta di tv del dolore, di lavatrice della costernazione pubblica e della frustrazione privata.
Esiste tutto un giornalismo, ahimè tutto di sinistra, che si nutre come una iena del sentimento di instabilità dei giovani italiani, che specula e ricama sulla crisi di maturità del nostro sistema produttivo, che rifugge la trattazione seria ed onesta di un tema complesso come quello dell’emigrazione strutturale tra i paesi europei (fatevi avanti giovani e brillanti sociologi e statistici italiani, questo è un tema di VERO interesse), preferendo vivacchiare sulla narrazione sgangherata ed oleografica di microstorie personali, alternativamente di successo o di fallimento.
@Fabcn: il tuo intervento e’ perfetto! Come sempre.
Se hai tempo vai a curiosare anche nei link citati nei vari altri post.
Poco a poco riusciremo a rompere la cortina di questa (dis)informazione italiana, cosi’ indegna e strumentale che, come se non bastasse, finanziamo anche noi stessi. Certo, ci vorranno pazienza e tenacia. Ma sono convinta che e’ l’unico obiettivo da perseguire, perche’ gran parte dei mali del nostro Paese originano proprio da qui. Da questa malafede. Da questa manipolazione delle coscienze. Da questa arroganza becera di chi NON mostra il minimo rispetto ne’ interesse per l’onesta’ morale e intellettuale. Con l’aggravante di nascondersi dietro il paravento di una presunta legittimita’ e giustezza perche’ a “sinistra”. Ma a sinistra di che?
@Emanuele Concotelli
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@Fabcn: concordo 100%! Ottimo intervento.
Vivo qui da 4 anni e mezzo ormai.
Alterno un lavoro precario dietro l’altro, ho fatto la commessa, la stagista becaria, lavorato in un museo famoso della città. Commessa: 800 euro al mese, stagista becaria 600 x un anno che poi non conta perchè è considerato stage e non versa i contributi; assistente pubblico al museo : contratto a progetto 700 euro al mese lavorando anche le domeniche rinnovabile solo fino ai 10 mesi e poi “stai a casa sei mesi e poi ti riprendiamo, sempre a progetto”
Giudicate voi se si piu parlare di supersuccessi lavorativi. (ho una laurea, un master e parlo bene anche il catalano)
Differenaza dall’Italia? La qualità della vita, anche se dopo un po’ Bcn stanca, io da un anno vivo in un paesino della costa.
Prima vivevo nel Poblenou, proprio il quartiere in cui si parla nel servizio…quartiere per famiglie, dicevano nel servizio, già, forse famiglie ricche venute da chiss’a dove, perchè quelle del quartiere di tutta la vita se ne stanno andando, i ragazzi cresciuti li non possono pagarsi un affitto li, diventata zona carissima e fashion proprio a casa della “riqualificazione” (che fa rima con speculazione)
saluti…
scusate ma continuo a leggere commenti cosi’ sprezzanti… e onestamente un po’ mi indigna questo disappunto cosi’ marcato…sicuramente le problematiche della citta’ ke manifestate ci sono come altrettanto le varie esperienze xsonali giustamente denotano karenze e parziale disinformazione giornalistica da parte di presa diretta, ma cio’ non toglie che “sputare cosi nel piatto dove si mangia” mi sembra altrettanto moralmente scorretto… l’italia e’ sempre qui e vi aspetta a braccia aperte se volete…se nn apprezzate la citta’ in cui siete attualmente xke’ nn tornate? beh scusate ma tutta questa negativita’ alla fine un po’ da’ fastidio…nulla di xsonale beninteso..saluti…
@Ursula:
ma è possibile che ogniqualvolta qualcuno osi dire che nella città in cui ha scelto di vivere esistono dei problemi venga sempre, e dico sempre invitato ad andare via e tornare in Italia? Personalmente reputo questa pratica veramente odiosa; mi chiedo se qualcuno possa realmente pensare che il luogo dove vive (o è nato) sia il paradiso in terra, o il migliore dei posti possibili. Non credo, inoltre, che l’ aver scelto di divere in un posto, temporaneamente o meno, significhi sposare in toto tutto quello che la nuova casa mette sul piatto, ne che possa essere un alibi per annebbiare il proprio spirito critico.
Detto questo mi unisco a chi ha scritto la lettera, Presa diretta purtroppo ha rappresentato una realtà che non esiste, per poter dimostrare la tesi che l’ Italia è il peggior paese possibile (tesi condivisibile o meno) ha scorrettamente dato una immagine paradisiaca di un paese sprofondato in una crisi economica paragonabile a quela italiana. Dispiace molto che a comportarsi così sia stato un giornalista che, perlomeno da chi la pensa come me, solitamente viene giudicato persona seria ed affidabile.
Sarà difficile guardare presa diretta, d’ora in poi, senza pensare in continuazione: “mi starà prendendo in giro?”
@germenato: qualcuno ha scritto, in questi commenti, che non è la prima volta che Iacona racconta la “sua” verità”, dicendo che sta raccontando “la” verità. L’Italia va male per molte ragioni, una delle quali è che non esiste libertà di stampa (libertà nel senso di libertà intellettuale) e si cerca di manipolare e addormentare le coscienze, a destra e a manca. Per questo bisogna informarsi altrove, da altre fonti. Per noi è una fortuna parlare altre lingue
Per quanto riguarda le altre altre considerazioni che fai… Nel caso specifico hanno tutto l’aspetto di essere critiche fatte per nuocere, per molestare, per disturbare una conversazione interessante e civilizzata. Non so come la vedete voi. Mi sembra qualcosa molto abituale, purtroppo, nei Blog. Nascondersi dietro un Nick ti dà la possibilità di oltrepassare le barriere della liceità
@Emanuele: da qui, credo, la necessità della moderazione
Vi copio e incollo questo interessante commento che ho trovato su “Internazionale”
Credibilità
“Più della metà degli italiani ritiene che il comportamento dei giornalisti sia poco o per niente etico. E il giudizio dei giornalisti su loro stessi è ancora più duro: oltre l’80 per cento di quelli lombardi e veneti considera poco o per niente etico il comportamento della categoria. Sono i risultati di un’indagine Astra presentata a Milano il 7 ottobre. Si salvano solo internet e la radio. Tutti gli altri, dai periodici alle tv, passando per i pubblicitari e le agenzie di pubbliche relazioni, non ottengono la sufficienza. Quali sono i comportamenti che caratterizzano un giornalismo etico? In cima alla lista ci sono “evitare di fornire informazioni false o inesatte” e “verificare la verità dei fatti citati”. “L’etica non è un fatto accessorio”, ha scritto Annamaria Testa commentando la ricerca, “è strettamente connessa con la qualità e la credibilità dell’offerta di informazione. E con il suo valore. Quindi con la sopravvivenza, anche in termini economici, dell’intero sistema nel medio termine”. Ma se ci può consolare, la crisi di credibilità della stampa non è un fatto solo italiano. In Gran Bretagna, dopo lo scandalo delle intercettazioni che ha travolto News of the World, non è un bel momento per chi fa il giornalista. Tanto che il Guardian, per rinsaldare il rapporto di fiducia con i lettori, ha preso una decisione storica, e per ora sperimentale: raccontare in diretta, sul web, di cosa si stanno occupando i suoi reporter. Naturalmente sono esclusi gli scoop o le inchieste più delicate, ma in ogni caso è un segnale importante. Il Guardian, da sempre all’avanguardia nell’esplorare i nuovi linguaggi del giornalismo, scommette sulla trasparenza dei meccanismi decisionali per coinvolgere i lettori. E lancia una sfida a tutti i quotidiani, non solo in Gran Bretagna.”
Giovanni De Mauro
Saluti
Giusi G.
Condividiamo completamente ed aderiamo alla lettera inirizzata a Iacona. Ed avendo appunto aperto un’attivita’ a Barcellona siamo testimoni del fatto che la Spagna non sia ormai piu’ il paese dei balocchi …
@Giusi
Mi sfugge il senso della seconda parte del tuo intervento.
Non capisco come il senso critico possa essere confuso con la volontà di disturbare; disturbare chi oltretutto? I confronti possono esserci se e solo si portano argomentazioni libere, senza dover temere il giudizio di qualcuno, che ergendosi a divinità, possa interpretare le tue parole come un disturbo. Spero, in tutta sincerità, di aver male interpretato quanto da te scritto. Ribadisco che l’ atteggiamento “qui è così e se non ti va bene quella è la porta” è quanto di più odioso ci possa essere, una delle cose che più odiavo sentire in Italia (solitamente da leghisti e ex missini). Mi pare di capire dai diversi interventi, oltretutto, che alcuni problemi siano rilevati da più d’ uno; ritengo molto civico quindi analizzare con spirito critico la cosa e, da buon cittadino partecipe, adoperarsi perchè le cose possano migliorare; se questo, poi, disturba qualcuno a me ne sfugge il motivo.
@germanato: scusa, mi sono espressa male. Ero di fretta. Non alludevo evidentemente a te.
Mi riferivo ad altro. Proprio per concordare con quello che tu dicevi.
Scusa se hai potuto male interpretare. Ci mancherebbe.
Un forum è un luogo aperto alla discussione. E non all’unanimità a tutti i costi. Anzi!!
Mi riferivo al fatto che a volte, purtroppo, nelle discussioni nei forum e quant’altro, si inseriscono personaggi che pare abbiano più intenzioni distruttive che “costruttive”. Ma era una considerazione NON ad personam, ovviamente. Tutto il contrario
MI SCUSO ancora con te per aver dato luogo ad un oggettivo misunderstanding.
Un saluto
Giusi G
un saluto
il dibattito mi sta’ molto a cuore ed e’ per questo che non uso troppi mezzi termini, ho cercato di documentarmi il piu’possibile con tutta onesta’ la risposta di iacona non mi ha soddisfatta granche’, detto cio’ mi scuso ma non desidero andare oltre, e’ sempre molto interessante comunque appassionarsi a tematiche che ci appartengono, rinnovo la mia stima alla signora Giusi per la sua abnegazione.Cordialmente.
anch’io mi unisco al coro di proteste. devo dire sinceramente che non ho visto il servizio, però ho potuto farmi un’idea esatta della reazione che ha scatenato, dai tantissimi amici che dall’italia mi hanno comunicato il loro entusiasmo per il fatto che io vivessi in questo paradiso, mostrandosi increduli quando ho risposto loro che la situazione purtroppo non è esattamente quella dipinta dal servizio.
concordo che si tratta dell’ennesima dimostrazione che in italia, o come affermava giusy, anche nella “civilissima” gran bretagna, ormai la dis-informazione è un vizio troppo diffuso….
D’accordo. Tutti condividete lo stesso pensiero e giustamente siete d’accordo su questa situazione diciamo … Quasi senza via d’uscita. Bene, invece che scrivere ripetutamente CONDIVIDO QUESTA LETTERA, datevi da fare, pensate ad una soluzione, sia pur provvisoria e diffondete le vostre idee, i vostri consigli . Condividere questa lettera non vi portera’ da alcuna parte. Un forum dev’essere un angolo di consigli, non il muro del pianto, avete sbagliato destinazione …. Quella è Gerusalemme
ciao a tutti, che a Barcellona e in Spagna in genere si viva meglio ho i miei dubbi…semmai si corre meno… poi Barcellona è una città di mare come tutte le altre ne più ne meno. e non è logico fare confronti con una metropoli, allora potrei dire : qual’è migliore Barcellona o Milano ? Roma? Firenze? Napoli? etc.etc.
Io non vivo a Barcellona ( per fortuna,ho lasciato la zona di Milano e me ne vado in un altro casino? )
ma abito a 10 km da Montmelo’ ed è quì che bisogna fare i confronti con l’Italia.. si devono confrontare le realtà al di fuori delle metropoli.
Non penso che la zona dove sono io sia più ricca o migliore di zone italiane al di fuori di grandi città, anzi peggio e con poco lavoro.
poi bisogna dire che tanti di noi, hanno lasciato l’Italia per stare vicino alla nostra amata o amato.
saluti e abbracci e sempre viva l’Italia.
Io vivo da anni in Spagna, ho vissuto e lavorato a Madrid e a Siviglia e da alcuni mesi vivo a Barcellona per poter stare insieme alla mia compagna. Condivido appieno la lettera e gli argomenti in essa contenuti rispetto alla situazione di Barcellona in particolare e della Spagna in generale. Barcellona non è la panacea di nulla, è una città cresciuta in fretta, che ha fatto della sua immagine turistica uno slogan e come tutti gli slogan deve essere preso per le pinze. La città non è affatto dinamica, aperta, al contrario è abbastanza chiusa nel suo ruolo di città simbolo (di che cosa non ci è dato saperlo) e vive e continuerà a vivere di turismo (adesso vanno dietro ai russi multimilionari) e il Barcellona FC, e poco più. Per onestà, devo citare che esistono di fatto delle realtà di sviluppo, delle aziende che funzionano, centri di ricerca all’avanguardia, ma come ne esistono in tutte le grandi città d’Europa.
Adesso , in aggiunta, in Catalogna stanno intraprendendo una politica di tagli della spesa pubblica da paura, Monti è un pivello al rispetto , e la situazione è nera nel medio termine. Ciò unito alla recente legge sui licenziamenti, che rende di fatto i contratti a tempo indeterminati carta straccia e che postula una riduzione del salari medi nel breve termine (di per se già bassi), deve allertare chiunque abbia voglia di provare l’avventura catalana o spagnola.
La Spagna è poi un caso a parte…Quest’anno, è utile sottolinearlo, per la prima volta dopo decenni in Spagna c’è stato un saldo negativo migratorio, cioè sono andate via più persona di quante ne sono entrate e la maggior parte delle partenze sono nazionali. Che senso ha venire in un paese dove gli stessi cittadini scappano cercando una vita migliore? Se poi la gente viene senza conoscere la lingua (una nel caso di 12 comunità autonome su 17 e 2 nelle 5 restanti: Galizia, Paesi Baschi, Catalogna, Isole Baleari e Comunità Valenziana) allora oltre a non aver senso è anche stupido.