Era caldo, era caldo…

10 luglio 2010

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Il 10 luglio del 2010, l’anno scorso, faceva un bel caldo umido. Un sabato in cui i barcellonesi che possono se ne vanno fuori città, come ogni fine settimana. Nessuno avrebbe immaginato che più di un milione di persone sarebbe sceso in piazza per rivendicare la libertà di decidere il proprio futuro: un milione, come due terzi degli abitanti di Barcellona si fossero riversati contemporaneamente lungo tutto il Passeig de Gràcia.

Nemmeno gli organizzatori, fra cui Omnium Culturalmovimento per la difesa della lingua e cultura catalane – che stavano lavorando da tempo per organizzare una manifestazione sull’autodeterminazione. Le adesioni continuavano ad arrivare, ma il lavoro di propaganda più grosso l’aveva fatto il tribunale costituzionale spagnolo: proprio qualche settimana prima – accettando il ricorso del Partido Popular e del difensore del popolo – emetteva la sentenza che tagliava parti importantissime dello Statuto d’Autonomia della Catalogna. L’uso preferenziale della lingua catalana nella pubblica amministrazione, la definizione di nazionalità e l’unità indissolubile di Spagna risultavano limitati, cambiati o annullati.

Per completare l’opera, un paio di giorni prima della manifestazione, il tribunale ebbe la bella idea di pubblicare il testo ufficiale della sentenza: sembrava fatto apposta. La pubblicità più efficace all’indipendentismo catalano la fanno proprio i nazionalisti spagnoli.

Il risultato di questa singolare campagna fu l’adesione alla manifestazione da parte dei partiti politici – esclusi PP e Ciutadans – e delle istituzioni in blocco: i presidenti e tutti gli ex presidenti ancora in vita della Generalitat e del Parlament de Catalunya, dirigenti politici e sindacali, giornalisti e soprattutto il popolo catalano: famiglie intere, giovani, bambini, vecchi in sedia a rotelle – visti con i nostri occhi – arrivarono da tutto il paese per manifestare, pacificamente ma con determinazione, il diritto a decidere il proprio futuro.

Un milione di persone che, alla fine, non riuscirono quasi a muoversi. La manifestazione rimase per ore inchiodata: il percorso previsto era praticamente pieno fino al punto d’arrivo. Il risultato però aveva superato qualsiasi aspettativa e molte cose, da allora, sarebbero cambiate.
Il fatto importante, oltre all’impressionante partecipazione, fu che lo slogan con cui si era convocata la manifestazione “siamo una nazione, siamo noi a decidere!” si vide travolto da quello, molto meno sfumato di “Indipendenza” e da una predominanza di “stellade“, le bandiere catalane con le quattro righe rosse e la stella ispirate alla bandiera cubana che – si deve ricordare – fu colonia spagnola.

Dopo un anno viene spontaneo chiedersi cosa sia cambiato.
Molte e complesse le risposte: le elezioni hanno sconvolto il mondo dei partiti: il PSC ha fatto naufragio e cerca un nuovo capitano, Esquerra Repúblicana ripone in Oriol Junqueras la speranza di sopravvivere, gli Eco-Socialisti restano stazionari e i Popolari crescono e in qualche comune entrano come forza di governo. Tutti in minoranza di fronte a una grande Convergència i Unió che comprende molte sensibilità, ma rimanda l’azione al 2012, dopo le elezioni generali.

L’indipendenza, in cambio, è passata dall’essere speranza di pochi ad argomento quotidiano, accettato come opzione senza la diffidenza di pochi mesi fa. I referendum autogestiti – ricordiamo l’ondata di consultazioni dal dicembre 2009 all’aprile 2011 – ma anche le inchieste ufficiali incaricate dalla Generalitat dimostrano che chi è cambiato veramente sono i catalani, che adesso voterebbero si all’indipendenza per un 43%, anche se con molti distinguo. La Catalogna di oggi è una società complessa, sia demograficamente che ideologicamente però oggi l’asse portante si è spostato sull’indipendentismo sociologico. Quando e come si trasformerà in politico, vedremo.

Il blog di Marco Giralucci Catalogna Oggi

Fonte foto wikipedia.org

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4 Commenti


  1. 1 Rita Romani

    Argomento interessante ed anche molto.
    Lo scorso anno ci fu, nell’ordine, la sentenza del Tribunale Costituzionale, la manifestazione ed il giorno dopo La Spagna che vince i campionati mondiali di calcio. Buffo, no?
    Comunque sia, io da italiana, “invidio” questo modello di Stato, con tutti i problemi che ci sono.
    L’unica cosa su cui vorrei soffermarmi è se davvero i Catalani sappiano cosa significa essere uno Stato sovrano ed indipendente. La Catalunya è piccola. Io ho vissuto nel Principato d’Andorra e so di cosa parlo.
    Ritengo che sappiano già come organizzarsi per mantenere un sistema sanitario accessibile a tutti, l’istruzione, il sistema pensionistico, ecc….
    Non credo che sia solo una quetione di nazionalità…..a volte, parlando con i catalani, mi viene in mente un modo di dire italiano, cioè: “Avere la botte piena e la moglie ubriaca”. Per carità nessuna polemica, la mia è solo un’osservazione.
    La Catalunya ha anche goduto di privelgi storici, parlo della cosiddetta, “preautonomia” così come ne hanno beneficiato i Paesi Baschi, la Navarra e quindi, nel processo di autonomia sono stati avvantaggiati rispetto a tutte le altre comunità autonome che sono partite con l’art. 143 della Costituzione spagnole ed in principio hanno potuto godere delle competenze che l’art. 151 gli riconosceva.
    Aspetto altre opinioni!

  2. 2 Marco

    Grazie Rita per le tue osservazioni.
    Sulla coincidenza fra sentenza del TC, manifestazione e vittoria dei campionati mondiali, penso che evidentemente le prime due siano legate, mentre la terza sia un caso.

    So che ci sono molte analisi sulle conseguenze pratiche nel caso che la Catalogna diventi uno stato sovrano: se vuoi te le posso passare.
    In ogni caso, quando sarà il momento di passare dai modelli alla vita di tutti i giorni, dato che sono gente pragmatica penso sapranno affrontare le difficoltà e anche incassare le sconfitte.

    Per quanto riguarda la questione costituzionale e della “preautonomia”, penso che la costituzione del 1978 sia stata scritta in maniera abbastanza forzata, per non dire “con la pistola alla tempia”, e che avrebbe bisogno di una bella revisione. L’invenzione dello “stato delle autonomie”, a mio avviso, non ha retto.

    Cara Rita, vedo che l’argomento ti appassiona e sei molto informata. Potremmo continuare nella discussione, sicuramente sarà di stimolo e d’interesse per molti amici lettori.

    Un caro saluto

    Marco

  3. 3 Rita Romani

    Grazie a te Marco e si, si passami pure le informazioni, sono interessata all’argomento.
    Mi piacerebbe anche che tu mi dessi più informazioni sul fatto che la Costituzione sarebbe stata scritta “con la pistola alla tempia”.
    Personalmente rispetto molto questo paese: la prima Repubblica, con il voto alle donne, come hanno sopportato quarant’anni di dittatura e secondo me lo hanno fatto “rimanendo sempre in piedi e dritti sulla schiena”, la transizione, la Costituzione, come hanno creato una rete autostradale e ferroviaria.
    Trovo gli spagnoli orgogliosi, ancora trovano la forza nella loro storia…cosa che, purtroppo, noi italiani abbiamo dimenticato e le conseguenze si vedono.
    Per quanto riguarda la Catalunya indipendente, hai detto una cosa giusta e che sono persone pragmatiche e sanno anche incassare le sconfitte ed io aggiungo che magari le sconfitte bisogna saperle incassare per poi aggiustare il tiro e seguire sulla stessa strada con più esperienza.

  4. 4 Rita Romani

    ERRATA CORRIGE:
    Mi scuso ma ho commesso un errore. Non è l’articolo 151 dove sono elencate le varie competenze bensì è l’articolo 148.
    Sorry !

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