
Non vengono digeriti facilmente i severi tagli al welfare, annunciati da Artur Mas e il nuovo esecutivo del Governo di Catalunya. Per tentare di sanare il deficit (7.500 milioni di euro), infatti, il governo (composto dal partito di maggioranza CiU) prevede di tagliare soprattutto nei servizi pubblici, quelli sensibili e più importanti per i cittadini: sanità e istruzione.
La già “bistrattata” scuola pubblica (il sistema scolastico catalano, e spagnolo in genere, prevede accanto alle pubbliche una rete di scuole parificate e sovvenzionate anche con fondi pubblici, considerate migliori!) dovrebbe perdere (nella primaria) la 6ª ora d’insegnamento, con conseguente riduzione, secondo i sindacati, di posti di lavoro.
Alcune associazioni dei genitori sostengono che ciò contribuirà a discriminare ulteriormente il servizio pubblico, in favore del privato, dove la 6ª ora esiste, pagata a parte dai genitori.
La nuova finanziaria, poi, preverrebbe, secondo fonti universitarie, 140 milioni di euro in meno per le Università pubbliche catalane. In primis, sarà l’Università di Barcellona a dover tirare la cinghia; a seguire le altre. La “razionalizzazione” dei costi riguarderebbe la riduzione di alcuni Master (10%), tramite accorpamenti, l’aumento delle tasse d’iscrizione universitarie e del costo dei master rimasti, per compensare le minor entrate.
Sul fronte, dell’eccellente sistema sanitario catalano (soprattutto per quanto riguarda ricerca, prevenzione, indagini ed esami) si prevedono riduzioni del numero dei medici, aumenti dei tempi nelle liste di attesa (per interventi chirurgici non urgenti), riduzione di posti letto; un ribasso, insomma della qualità del servizio.
Mas sostiene che “Se si continua sulla linea di prima (leggi del tripartito), Catalunya rischia il tracollo come la Grecia” (come se Catalunya rispondesse all’FMI, mah ?!?) …”. Contemporaneamente, la lista definitiva dei tagli non sarà resa pubblica prima della fine di maggio (in vista delle elezioni del 22, sarebbe poco furbo!).
E a fronte della riduzione parziale della tassa di successione, messa in atto in rispetto alle promesse elettorali, il neoletto governo esige da Madrid i 1.450 milioni di euro dovuti a Catalunya dal fondo di competitività. “Nel 2013, come prevede la legge”, sostiene la vice presidente (e Ministro dell’Economia e Finanze) Salgado, che lascia intendere che non sgancerà un euro in anticipo, mentre la “Generalitat dovrà raggiungere l’obiettivo dell’1,3% del deficit rispetto al PIL” …
Insomma, una bella gatta da pelare per il festeggiamento dei primi 100 giorni di governo!
In tutto questo, i barcellonesi non stanno a guardare e cominciano a scaldarsi. Alla UAB (Università di Barcellona), 200 impiegati, a rischio di posto di lavoro, hanno fatto irruzione nella riunione del Consiglio di Gestione che doveva approvare delle misure provvisorie per ridurre i costi, provocando la sospensione della riunione.
Il personale sanitario di cinque centri ospedalieri si è raccolto – mercoledì 13 aprile – sotto la statua di Colombo e, per alcune ore, ha bloccato il traffico nelle circonvallazioni (las rondas) e l’accesso alla città (a sud). Ha fatto così sentire il suo dissenso e preoccupazione per i tagli al budget della sanità pubblica.
“È un insulto all’intelligenza dei cittadini dire che l’assistenza sarà come prima. Se si tagliano qui 250 letti e 500 al Val d’Hebron … e sommando gli altri ospedali di Catalunya … è chiaro che non sarà tutto come prima …”, sostiene Teresa Fuentesalz, rappresentante dei medici di Catalunya dell’ospedale di Bellvitge.
Altre manifestazioni e mobilitazioni di cittadini e sindacati dei lavoratori nei settori pubblici sono previsti per il maggio prossimo.
La vita non sarà facile per i consiglieri Irene Rigau (Istruzione) e Boi Ruiz (Sanità) …
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