
257.645 Votanti fanno di Barcellona la capitale del “Dret de decidir”.
La capitale catalana rompe il tabú sul fatto che le grandi città siano terreno difficile per un referendum indipendentista.
Più di settemila volontari hanno assicurato un funzionamento pacifico, democratico e perfetto delle operazioni di voto.
Quando l’11 settembre 2009 questa avventura è cominciata quasi per caso, nata spontaneamente da un gruppo di cittadini di Arenys de Munt – che di anime ne ha ottomila e ne ha portate a votare 2671- scrissi il mio primo articolo sulla politica di questo paese.
Avevo capito che era successo qualcosa di diverso ma non sapevo quasi nulla – a parte la bella immagine che tutti ne abbiamo, a condizione che si tratti di un paese lontano – del sentimento di autodeterminazione di un popolo.
In quest’anno e mezzo ho cercato di parlare con tutta la gente possibile, di leggere quello che ho potuto, di scrivere quello che ho saputo. Niente, però, mi ha dato la sensazione di questi giorni vedendo da vicino i volontari che raccolgono voti per un referendum che si sono dovuti inventare dal nulla. E che hanno portato a termine, con precisione e coerenza.
Senza retorica e senza voler fare l’analista politico, da italiano che vive in Catalogna, posso dire che qualcosa è veramente cambiato. Dopo che il 21,37% dei barcellonesi, ma anche di molti altri comuni che ieri 10 aprile, hanno deciso che un referendum si può fare su qualsiasi argomento, per votare SI o NO, le cose non saranno più come prima. Per tutti, compresi noi italiani che adesso dobbiamo prepararci per i nostri del 12 e 13 giugno.
Il blog di Marco Giralucci: Catalogna Oggi
Fonte foto vilaweb.cat
12/03/2011.
Il Parlamento di Catalogna, anche senza il voto dei socialisti e dei popolari, ha approvato il 10 marzo la mozione di appoggio al referendum autogestito che pone il [...]
12/12/2009.
“Siete d’accordo sul fatto che la nazione catalana sia uno stato di diritto, indipendente, democratico e sociale, parte integrante dell’Unione Europea?”
Questa è, in grosso, la domanda che [...]
14/12/2009.
Con l’epicentro concentrato nella contea di Osona (35 comuni chiamati al voto), che ha registrato un’organizzazione unificata e la partecipazione più elevata (40%), si è conclusa ieri la [...]




Ricordando che a un referendum perche sia valido serve il 50% dei voti +1. Mi pare che siamo ben lontani da questa cifra. Io credo che con un risultato cosi disastroso sarebbe meglio mettersi l’animo in pace ed impegnarsi in qualcos’altro magari di meno populista ma piu utile per la societa civile.
La Costituzione Italiana non permette l’autodeterminazione delle Regioni.
Un referendum per l’indipendenza, dovrebbe essere fatto con una legge emanata dallo Stato. La Costituzione non prevede che sia materia Regionale. Anche un Referendum “consultivo” da parte della regione, non è valido perché la legge regionale di indizione non verrebbe mai pubblicata in quanto il “commissario del governo alla regione” ne vieterebbe la pubblicazione. Al limite scioglierebbero la giunta regionale e il consiglio per violazione del “interesse nazionale”. Oltre a questo, ammesso che la legge regionale venisse pubblicata, il governo interverrebbe alla corte Costituzionale e così la legge farebbe la fine di quella sarda che aveva indetto la “costituente del popolo sardo” bocciata con sentenza costituzionale n.365/2007.
Quindi, l’unica cosa che la Regione può fare è quello di chiedere allo Stato una legge per il referendum. Ma questa richiesta è già stata fatta nel 1998 con la Risoluzione 42 del Consiglio Regionale Veneto. (http://statoveneto.net/risoluzione42.html)
Quindi in Italia non solo è impossibile ottenere l’indipendenza ma è anche difficilissimo ottenere l’autonomia da parte di una Regione.
E comunque bisognerebbe seguire la procedura dell art.138 della Costituzione:
“Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione [cfr. art. 72 c.4].
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare [cfr. art. 87 c.6] quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata [cfr. artt. 73 c.1, 87 c.5 ], se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.”
…e per fortuna che e’ cosi’!
in ogni caso i dati (che non sono ufficiali visto che non e’stato il ministero degli interni a diffonderli) parlano di un 18,1%.
Ciao Antifa,
il tuo nick sta per antifascista?
se la risposta è sì, ti consiglio di informarti bene..
Gli unici che a Barcellona hanno manifestato contro il referendum sono stati i falangisti (cerca su wikipedia),
qui gli antifascisti sono catalanisti, magari sono contro l’indipendenza della Catalunya (come me) ma di sicuro sono contro quelli che la pensano come te.
Ti invito a leggere un po’ sulla storia della Catalogna, sulla guerra civile spagnola a Barcellona.
Se dopo tutto questo ancora confondi il nazionalismo (lega e fasci vari) con l’indipendentismo catalano, ti prego di cambiare nick perchè da Antifascista (vero) mi vergogno per te…
Ciao
Beh si la storia della Catalogna è sempre stata incentrata sull’antifascismo e sull’antifranchismo ,che è poi è la stessa cosa. Franco ha sempre usato il pugno di ferro contro i catalani,contra la loro fiera cultura e i loro usi,e si è sempre vendicato duramente.Migliaia di antifascisti,repubblicani,anarchici ,comunisti furono giustiziati dopo la guerra cviile spagnola selvaggiamente,e tra loro ,Lluis Companys,presidente della Generalitat.E nonostante ciò è sempre stata viva una forta resistenza antifascista ,anzi nonostante la repressione ,continuava a crescere sempre di piu.
Fabio, gli indipendentisti sono tutti populisti e poco o tanto xenofobi (Madrid ci ruba i soldi, i sudaka ci rubano il lavoro..). Conosco molto bene la storia locale e frequento la citta’ da 13 anni. Questi sono finti “compagni”, il socialismo e’ per me internazionalismo e cozza un po con il volere rivendicare nuovi confini, nuovi stati.. e che palle! Con queste cagate si arriva all’Eta o alla catastrofe balcanica.
Credo che ci siano ben altre lotte sociali da fare in questo paese.
Questo ho detto, senza insultare nessuno.
Sono antifascista e anti-catalanista (intendendo gli indipendentisti), ti stia bene o meno!
Ne Dio, Ne Confini, Ne Eserciti!
Un saluto.
@antifa
ok scusami il mio commento è stato scritto d’impulso e non era mia intenzione offenderti
Ribadisco comunque che sbagli
per es. citi Eta, gli indipendentisti Baschi hanno scelto di combattere con le armi, mentre i catalani hanno scelto la via democratica e questo gli si deve riconoscere.
I balcani invece, non c’entrano proprio nulla..
I catalani si sono sempre battuti per la repubblica e l’uguaglianza.
Barcellona inoltre (data la tua citazione finale) è la città anarchica per antonomasia.
Sono un popolo di combattenti, anche se in pratica hanno perso tutte le guerre
Dopo la guerra civile molta gente è stata costretta a fuggire e rifugiarsi in Francia, dove sono stati rinchiusi in campi di concentramento come quelli dei nazisti, solo che si trovavano nella democratica Francia…
Fino alla fine degli anni settanta, chi parlava in catalano per strada veniva incarcerato, se gli andava bene.
Per 30 anni la cultura e le tradizioni catalane sono state vietate.
Gli è stata imposta una lingua e delle tradizioni che non appartengono a questo popolo e ancora peggio gli è stato imposto un re (scritto minuscolo) che è stato nominato da Franco come successore, prima non c’erà la monarchia in Spagna…
Di poche cose (purtroppo) vado fiero dell’Italia e una di queste è che sul mio passaporto c’è scritto Repubblica e non regno…
Essere catalanisti significa essere antifascisti e antimonarchici.
Ripeto che sono contro l’indipendenza, che nel 2011 non ha nessun senso…
ma sono catalanista, come sarei felice di essere sicilianista se i miei conterranei avessero un po’ di amor proprio invece di vendersi per un pezzo di pane al potente di turno…
Si chiama autodeterminazione dei popoli.
Allora ho ragione io, quei 4 gatti di catalani che vogliono l’indipendenza la vogliono per una rivalsa politica di 30 anni fa e non per vero amor di patria. Mi dispiace Fabio, tu sai che io non sono d’accordo, ripeto quello che dico da sempre per me questa non è autodeterminazione di un popolo (e il 18% lo dimostra) è integralismo politico e cultrale dato che certi catalani tendono (forzatamente) a imporci la loro lingua (vedi multe) e la loro cultura. Quando dici sono catalanista e sicilianista (a proposito io sono figlio di un catanese) mi vengono un po’ di brividi leghisti. Io sono venuto a BCN perchè mi sento cittadino del mondo e pensavo di trovare una città che si vuole aprire al mondo, quello che hanno fatto ieri è stato molto triste e patetico visto che il fascismo non esiste piu’, contro cosa volete lottare, dove sono gli squadristi, dov’è il regime, dov’è la limitazione della libertà, dove sono i fascisti? è tutto così ridicolo. Sai chi sono i fscisti del 2011, quelli che spaccano la città, che incendiano le macchine, quelli sono fascisti che si mascherano da antifascisti, i peggiori. Pensa! gli unici a essere violenti sono proprio gli antifascisti, è paradossale. Viviamo nel 2011 il mondo gira veloce, velocissimo e il muro di Berlino è stato abbattuto, chi è fuori è fuori chi è sotto è sotto, il 18% dei catalani ieri si è chiamato fuori.
No puc creure el que estic llegint. Amb el vostre permís, deixeu-me fer uns comentaris:
+ Començo per l’Antifa. Amic Antifa, no dic que en siguis simpatitzant del catalanisme o l’independentisme, però si fa tants anys que vens per aquí i no entens el que està passant, certament alguna cosa falla. Diu l’adagi que el més cec és el que no vol veure, i quan algú que “coneix” la societat catalana no enten el que passa significa que està alienat per altres pensaments polítics. Així no tens cap dret a acusar al catalanisme de res sense acusar-te a tu mateix del mateix.
+ A en Fabio Pitrola, si us plau, un apunt. La cultura catalana no ha estat prohibida 30 anys, durant el franquisme. Ha estat prohibida (amb algun periode de “llibertat vigilada”, com ara durant la segona república), des del 1714. Ara bé, per exemple al segle XIX no es pot pretendre prohibir la única llengua que hom sap parlar, el català, pel que el que es prohibeix es qualsevol expressió escrita, ensenyament, publicitat, teatre, etc. A tall d’exemple, dir-te que a primers del s. XX, estava prohibit fins hi tot parlar per telèfon en català.
+ A en gpoli i en Antifa, dir-los que el 18% de participació és un record positiu, i dir el contrari es hipòcrita. Es diu que son referendums sense valor, que no valen per a res, fins hi tot l’Estat espanyol els intenta prohibir, no reben cap tipus d’ajud oficial. O sigui que no valen, però tampoc deixen fer un referendum de veritat, oficial. Però després els mateixos que diuen que no valen, s’agafen als resultats per a demostrar que no hi ha una voluntat independentista, i que la societat el que vol es que es resolguin els seus problemes,….., el mateix discurs de la dreta neofranquista i ultranacionalista espanyola, quina casualitat.
Tant costa ser demòcrates, escoltar i respectar tot-hom?
gpoli: concordo totalmente con quanto hai detto e ribadisco che il 18% di partecipazione e’ un vero fallimento. Fabio, nei campi di concentramento come negli esili forzati sono finiti tanti SPAGNOLI antifascisti e non solo i catalani. Ed allora le Brigate Internazionali lottavano per la Repubblica Spagnola e non per le singole regioni federali. A me pare che troppi italiani di sinistra si sono fatti abbindolare dall’indipendentismo catalano solo perche’ auto-collocato (dubbiosamente) a sinistra. Viva la Spagna e la Catalogna, viva la Repubblica, no agli indipendentismi, ai confini, ai nazionalismi e regionalismi, no alla imposizione di una lingua su un altra! Basta con queste cagate populiste che servono solo a distrarre dai problemi di questo paese. Come dice un amico: non mi frega un cazzo se il prosciutto lo etichetti in catalano o in castigliano, l’importante e’ che mi rispetti le norme igieniche!
Ciao!
Io mi limito a dire che, soprattutto da un punto di vista logico, la “parte” non può decidere sul “tutto”. Io non posso andare dal mio capo e dettargli, senza il suo consentimento, il nostro rapporto lavorativo etc etc. Il tutto, su richiesta della parte, può raggiungere un accordo per rivedere i contatti, non può e non deve essere altrimenti, anche perché sarebbe semplicemente illogico. Riguardo il caso in specie, il referendum dovrebbe essere esteso a tutte le Comunidades, il “tutto” insieme alla “parte” deve decidere. In questo, lo so già, si inserisce il discorso dell’autodeterminazione dei popoli….e qui la cosa si fa spinosa…a cominciare dalla domanda “chi decide chi è un popolo?”, il popolo stesso? L’esistenza di una lingua non fa un popolo, a meno che non siamo disposti a sostenere che ogni tribù amazzonica con lingua propria ha diritto al suo “Stato”? La presenza di origini e tradizioni comuni per una regione non hanno senso uguale, perché le regioni in qualunque stato, anche i recentissimi come gli USA, hanno tradizioni differenti dalle circostanti, tradizioni che generalmente sono fortemente legate al tipo di territorio in cui si vive. Aggiungo che l’Europa e parte dell’Asia, hanno una storia piuttosto chiara e con eventi conosciuti e le delimitazioni geografiche sono il risultato di secoli di Storia, di battaglie, di accordi.
Sabeu quí era en Ricciotti Garibaldi?. Era net del Giussepe Garibaldi, i habia format una especie de milicia per ajudar als pobles oprimits.
L’any 1926, en Ricciotti Garibaldi ajudava a en Macià (futur president de la Generalitat) a una micro-invasió des de França, coordinada entre separatistes catalans, la CNT (sindicat anarquiste), nacionalistes bascos i gallecs, liberals espanyols, etc., per alliberar:
a) Espanya de la dictadura de Primo de Rivera
b) Secundàriament, Catalunya de la bota espanyola mitjançant la constitució d’una república federal, o si no s’acceptava, la independència i prou.
Els detalls de com s’havia de fer, no venen al cas.
Què va passar?. Que en Ricciotti Garibaldi esdevingué agent d’en Mussolini, i aquell lluitador per la llibertat i tal i qual, va trair l’alliberament, i l’acció coordinada de la Italia d’en Mussolini, la República francesa i la dictadura espanyola d’en Primo de Rivera, envià als exiliats a les presons franceses.
I….?
Doncs, que llegint alguns comentaris, tant defensors dels drets i les llibertats, de la legalitat, contra la opressió, em sembla estar llegint a en Ricciotti Garibaldi.
La mia opinione si allinea con quella espressa da gpoli e da antifa.
Ora, nei due anni e mezzo che vivo qui in Barcellona, lavorando all’università mi sono fatto un idea abbastanza rotonda di questi “catalanisti” come una specie di “cugini di campagna” che sciorinano odi patetiche a valori ripescati dalla spazzatura ideologica di uno/barra/due secoli fa.
Un esempio? “Fixeu-vos” in parole come “nazione”, “autodeterminazione”, “popolo” che rifarciscono la pletora retorica di questi megafoni umani. (Affinché risuonino bene occorre un grande volume di aria all’interno…)
Un secolo intero é servito per rielaborare questi concetti in, rispettivamente: “mondo globale/terra”, “libera espressione”, “cittadini”.
Qualcuno si é offeso? Mi dispiace tanto, però forse sarebbe l’ora di scongelarsi dai fatti di 30/40 anni fa (franchismo) o di vari secoli fa (corona di aragona et similaria), a meno di non avere un feticcio per gli stoccafissi!
Quasi non scorgiamo il mondo davanti a noi (affetti da una sorta di cecità di Saramago). Chi verrà dopo di noi (i nostri figli/le generazioni future) dovrà avventurarsi, affrontare tematiche urgenti e importanti.
L’economia globale, l’uso e la produzione dell’energia, delle risorse, l’ibridazione genomica, la sincrasia tra rete sociale e società reale, lo sviluppo della democrazia attraverso le nuove tecnologie, la diffusione forzosa a suon di missili democraticamente intelligenti… Ci sono un sacco di campane che suonano… alcune a lutto, e come direbbe Hemingway: “Non chiederti per chi suona la campana. Essa suona per te”, ossia per ciascuno di noi.
Ora, francamente alla luce di questo, il “sentimento catalanista” mi sembra abbastanza pidocchiosetto, e forse degno di commiserazione. (A volte si vedono questi bambini imbronciati che pestano i piedi in terra, perché babbo e mamma non gli comprano il giocattolino).
D’altra parte Spagna, in veste di nazione moderna sconta ancora una certa arretratezza culturale sopra alcuni temi specifici: la monarchia, il non divieto costituzionale di movimenti che rispecchino l’idea franco/fascista/falangista. Per carità! In tanti altri temi la Spagna é molto avanzata ed è riuscita a svincolarsi (per ora) dalla mafia politico-clericale che tanti danni produce in altre parti d’Europa (indovinate quale?)
Un occhiata ai dati statistici: la percentuale di “catalani infastiditi dai troppi stranieri” é piuttosto simile a quella degli esiti di questi referendum democratici e popolari.
Una sola osservazione: Hilter vinse democraticamente le elezioni.
Forse c’é una crepa tra quello che é il “metodo” democratico e l’”idea” democratica, non vi pare?
Intercaliamoci allora nell’idillio bucolico del popolo catalano dove tutti si conoscono e sono solidali e onesti mutuamente perché (e unicamente per questo motivo, pare!) uniti da una lingua, una cultura, una tradizione. Dove stanno, oggi, questi spagnoli (grumo indistinto di gente spregevole, colonialista e buzzurra) che ci (a noi catalani de pura ceba) impone una cultura aliena, schiacciante, intollerante? Staniamoli e cacciamoli! Indipendenza fino alla morte! Adeu puta Espanya! Ah!
Non é forse un tantino esagerato/barra/anacronistico/barra/granfalloon? (Per chi non sappia che é un granfalloon: google it! Thanks Vonnegut)
Chiudo qui il mio intervento che è già parecchio lungo (e immagino palloso) da leggere.
I 4 gatti forse dimenticano che per i giochi olimpici del 1992 sono stati investiti circa 1.136.000 Millones ptas. (circa 6.884.848.484 di euro) di cui:
1) il 33% sono arrivati dai diritti televisivi delle reti NAZIONALI.
2)il 27% dagli sponsors mondiali (incluso SPAGNOLI)
3)200.000 miliones de pts. (1.200.000.000 euro) sono arrivati da MADRID
4)il 18% dalla vendita di lotterie NAZIONALI e francobolli e monete commemorative NAZIONALI
5)5,5% dalla vendita de entradas
L’impatto sulla città è stato calcolato in un introito di 7000 milioni di euro.
Com’è cambiata BCN:
1)miglioramento dell’aereoporto con l’aggiunta dei terminal A e C
2)La Vila olimpica che recupero’ le zone piu’ degradate di BCN
3)si modernizo’ gran parte della città (metropolitana, piste ciclabili etc.)
4)furono costruiti nuovi hotel e vennero riformati gran parte di quelli esistenti
5)furono costruite nuovi centri sportivi in tutta la città
6)Grazie all’apertura dei progetti architettonici verso il mare, I Barcelonesi scoprirono di avere il mare e incominciarono a viverlo.
Vogliamo sputare sopra il piatto in cui mangiamo?
Neanche a me gli indipendentisti sono riusciti a convincere, soprattutto per un motivo. Non mi sembra che riescano a guardare al di là del loro naso o dei loro ristretti confini, mentali e fisici. Il Franchismo era una Dittatura e ne ha ha fatto di “ogni” a tutti in Spagna. Che dire delle stragi dei repubblicani in Andalusia? Stranamente, qui sembra che soltanto i catalani abbiano sofferto sotto la dittatura, ma non è così.
Inoltre, tutti coloro che mi parlano di franchismo, qui, sono ragazzi cresciuti sotto Felipe Gonzalez che, con tutti i difetti, ha portato questo paese alla democrazia. Quindi, insistere sul franchismo mi pare, almeno, anacronistico.
Inoltre, molto spesso sento tra gli amanti della cultura catalana (sentimento più che rispettabile), come un rifiuto di tutto quello che arriva dalla Spagna e questo significa la vastissima lingua e cultura, non soltanto spagnola, ma anche ibero-americana e questo, proprio, non riesco a capirlo…
Sinceramente non vedo qui – o non riesco a vederlo? – né un popolo oppresso (andatelo a dire ai palestinesi, ai tibetani …) da un altro colonizzatore (?), né un popolo alla fame, né gente incarcerata, picchiata o battuta perché scrive in dei blog… o sbaglio?
caro Rigor Mortis, il fatto stesso che tu scriva in catalano quando sai benissimo che la larghissima maggioranza degli stranieri (anche comunitari) che risiedono a Barcellona capiscono il castigliano e’ un esercizio di violenza culturale e soprattutto di mancanza di flessibilita’ mentale. Abitando a Sant Gervasi mi capita spesso di sentire un gruppetto di locali che passano dal castigliano al catalano quando sono in prossimita’ di “sudaka” per marcare la loro differenza culturale.
Eppoi basta prenderci per il culo, l’abbiam visto tutti come siete stati patetici a non gioire quando la Spagna ha vinto il campionato del mondo di calcio e’ il vostro essere “anti” che vi rende antipatici!
Sintetizziamo la cosa in due punti ineccepibili:
1) Nessun organismo internazionale MAI riconoscera’ una Catalogna indipendente (manco la FIFA vi riconosce!)
2) Il catalano non sara’ MAI la prima lingua a Barcellona, perche la citta’ non e’ un isoletta in mezzo all’oceano ma una grande, bellissima e mutliculturale metropoli europea e spagnola.
Ora se volete continuare ad ignorare la realta’ attaccandovi l’adesivo di un paese che non esiste (cat) sulla propria auto, proprio come fanno i “padani” in “padania” liberi di farlo, ma almeno non offendetevi quando vi dicono che siete un po´patetici.
Sin problemas, en el idioma que tu quieras, do you want in english?, parle vous francaise?. Ah, no, que a pesar de vivir en BCN, y que el Blog se llame SpaghettiBCN (BCN por Barcelona), el catalan te molesta, y a pesar de lo cual te dignas a pontificar sobre la sociedad y los problemas de los catalanes, patético, absolutamente patético.
Permite que responda a tu último comentario con una frase que ya he dicho: me parece estar leyendo a Ricciotti Garibaldi, el defensor de las llibertades que en realidad servia al Duce.
Quieres hacer el favor de respetar a los demás, respetar a las otras culturas, respectar a la democracia y las peticiones pacíficas y democráticas, no imposivas? Esto eres capaz de entenderlo? Entiendes el sentido de la palabra democracia???
Ragazzi, mi trovo costretto ad intervenire per invitarvi alla calma. Il confronto di opinioni è costruttivo finché non si arriva alle offese… negli ultimi commenti vedo che i toni si accendono. Non costringeteci a censurare, per favore…
@rigor mortis
“El nacionalismo es una enfermedad infantil. Es el sarampión de la humanidad.” Albert Einstein
“El nacionalisme és una malaltia infantil. És el xarampió de la humanitat.” Albert Einstein
Ottima citazione gpoli!
“Nationalism is an infantile disease. It is the measles of mankind.”
Albert Einstein
La rabbia che trasuda nell’intervento di rigor mortis dimostra che questo e’ un argomento tabu’, di quelli che e’ meglio non parlare, come la mafia in certe zone d’Italia. Caro RigorMortis (tanto morto non sembri) che ti piaccia o no questa e’ la mia opionione, l’opinione di un libero cittadino europeo che ha scelto di abitare a Barcellona, prendi coscienza che ci sono anche quelli che la pensano come me e che si reputano pure di sinistra (quale azzardo!) e prendi coscienza anche del fatto che all’82% dei residenti a Barcellona non gliene frega nulla dell’indipendentismo. Buona primavera!
@RigorMortis, Perqué no et posas un nick mes simpàtic?
Io auspico che vengano promossi dei referendum propositivi per l’introduzione nella costituzione del divieto di apologia del franchismo.
Magari anche un referendum per l’abolizione della monarchia…
Credo che alla percentuale ottenuta con questi referendum si possa aggiungere una fetta consistente di gente (io incluso) che vi può appoggiare.
Sort.
dato che non possiamo dire la nostra, concludiamo con il pensiero del filosofo spagnolo Miguel de Unamuno (http://es.wikipedia.org/wiki/Miguel_de_Unamuno) sulla voglia di indipendentismo dei catalani:
“El nacionalismo es la chifladura de exaltados echados a perder por indigestiones de mala historia, una petulante vanidad de un pueblo que se cree oprimido”.
Viva el 82%. Viva Barcelona.
D’accordissimo con “antifa”. Il catalanismo é un argomento tabú, o meglio o sei con loro o diventa tabú.
L’intervento di rigor mortis lo denota, visto che il blog é scritto solo in lingua italiana, ma il dialetto ( si, dialetto, come il sardo, il veneto, il bergamasco ecc….d-i-a-l-e-t-t-o) catalano é come il prezzemolo…sta dapertutto!
I catalani indipententisti ancora non hanno capito che gli stranieri che vivono a Barcellona, lo fanno perché é una cittá multiculturale, dove i servizi funzionano, e l’amministrazione anche.
Fosse per me renderei la catalugna indipendente; ipso facto, se ne andrebbero gli stranieri, gli erasmus, le multinazionali che delocalizzano il lavoro, il Barça disputerebbe la liga catalana con il Nastic di Tarragona. Contenti loro contenti tutti.
Io dopo anni a Barcellona e avendone piene le palle di queste cazzate dialettali e obblighi di scrivere insegne in 2 lingue, pena multe ( poi ai locali che scrivono solo in catalano, le multe non arrivano…)me ne sono andato.
Poi l’invidia che provano i catalani per Madrid é insopportabile: Madrid di quá, Madrid di lá, i madrileñi ci odiano ecc..
Poi parli con i madrileñi e inspiegabilmente a tutti piace Barcellona e la catalugna e non ne parlano male. Magari fanno qualche “chiste” sui “peseteros”, peró nessuna prova invidia o odio per i catalani. Sono loro che sono frustrati!
Visca Catalunia Independent!!! Finita la multiculturalitá.
My 5 cents; senza offese per nessuno.
Grazie a Fabio Pitrola perchè fa il possibile per capire “l’altro”, cioè noi catalani: non fa niente se non sei indipendentista, il mondo è vario, e sono la democrazia e il dialogo ciò che contano.
Ma permettetemi che “provochi” anchi’io un po’. Ho vissuto in diversi paesi, fermandomi parecchi anni, e la prima cosa che ho fatto sempre è imparare la loro lingua e la loro storia, leggere i loro giornali tanto di destra quanto di sinistra. Capire quali sono le loro tradizioni, i loro pregiudizi, la loro letteratura e i loro intellettuali… cioè tutto quello che le dintingue. Quando sono tornata a casa ero diversa perchè lo scambio è stato intenso, interessante, molto ricco. I catalani dicono “Roda el món i torna al Born”. Itaca insomma. Ulisse quando è tornato non era più lo stesso. E’ stato il viaggio che lo ha cambiato e così ha imparato ad amare di più le proprie cose.
Il vero “cosmopolita” è quello che quando decide di fermarsi per un po’ di tempo in un posto tenta di approfondire la cultura, la lingua e la mentalità di quel popolo.
Purtropo, non mi pare che sia il caso della maggioranza degli italiani che sono in Catalogna.
Il “problema” catalano non è una novità e viene da molto lontano. Vogliamo semplicemente le stesse cose che avete voi senza doverci giustificare in continuazione. Ci sono delle ragioni, dei fatti storici (e non riguardano solo il franchismo) e dei motivi che spiegano gli atteggiamenti dei catalani, la loro sofferenza e la loro lotta per la libertà.
Certo ci vuole un approccio senza pregiudizi… Paragonare la causa catalana ai leghisti e già di per sé una dichiarazione di guerra e dimostra l’assoluta mancanza di rispetto e l’ignoranza di quanti la propongono.
I “confini” e il “ghetto” di solito sono solo mentali.
Ma visto che di solito “gli italiani” per tradizione sono stati “voltagabbana” (vd. le 2 Guerre Mondiali) se un giorno arrivasse l’indipendenza della Catalogna, scommetto che all’improvviso tutti voi diventereste indipendentisti di “vecchia data”…
O tempora o mores!
Se tanto vi piace essere “cosmopoliti”, come mai festeggiate l’unità d’Italia, sapendo tutto quello che c’è dietro? solo per non essere leghisti?
Povero Garibaldi, se avesse solo intuito di avere un nipote traditore (botifler!), mercenario di Mussolini…! si rigirerebbe nella tomba!
Amic gpoli, si dius la referència a Einstein, digues-la tota,…ah, no la saps?. Vaja. Només et diré que Einstein va visitar Barcelona als anys 20, i ve venir abominant del nacionalisme, i quan marxà, refé la famosa cita qu fan tots els “no-nacionalistes”. Pots trobar llibres i rerfèncis al respecte, però no crec que t’interessi res que contradigui la teva veritat immutable.
Pel que fa a l’Antifa, la teva demagòcia no te límits. En reafirmo en la meva opinió vers tu, prototipus de totalitari que acusa als demés de totalitaris, ciutadà del món que s’enfada per trobar una opinió en català en un blog cosmopolita-però italià, que no te vergonya en la pròpia contradicció, la classe de persona contra la que han lluitat tants i tants catalans, per exemple a la guerra civil espanyola, i contra les que ara lluitem pacífica i democràticament. Al marge que l’independentisme tingui èxit o no, la mera lluita per democràcia, per evitar que el neofeixisme s’instal·li a Catalunya, ja és un éxit per si mateix.
Amic, finalitzo comentant que tot i presumir de no se què antifeixista no tens ni idea de les arrels anarquistes i els vincles llibertaris que han unit Catalunya amb Itàlia des del segle XIX, amb un constant trànsit de persones i pensaments sobre la societat, el houdonisme, el cabotisme, el troskisme, el marxisme, etc. i la llibertat de les persones i els pobles. No en saps ni un borrall i per això defenses els estats i no les persones i els seus drets.
Dit això, que de bon segur ningú llegirà puix no està en una llengua acceptable per a vosaltres, vos deixo tranquils, ja no escriuré més aquí. He entés que no voleu feedback del lloc on viviu, opinions alienes, i encara pitjor, contràries a les vostres (anatema). Vos agrada més formar un gueto, una colonia blanca, i pontificar des de les alçades sobre els indígenes.
I no se perque m’esforço en escriure tot això, que cadascú faci la seva vida. Que os vagi tot molt be, dit sense rancúnia ni ressentiment.
Carissimi,
mi allontano solo per poche ore da un computer e, quando torno, trovo la casella intasata di commenti…
Dopo averli letti vi confesso che provo un sentimento duplice e contraddittorio. Da una parte sono contento che si leggano i miei articoli e che ci siano reazioni vivaci. Dall’altra sono dispiaciuto perché si tratta di interventi piuttosto acidi, mossi da un sentimento che oscilla fra la superiorità e il pregiudizio.
Mi sono chiesto spesso se vale la pena di scrivere con l’intenzione di far conoscere la Catalogna, con il risultato di sollevare quasi solo commenti contrari, non a me ma proprio a questo Paese.
Pensandoci bene, continuerò a farlo perché, anche se mi vergogno un po’ di avere dei “connazionali” (parola tremenda, vero? non ne trovo un’altra) come qualcuno di quelli che scrivono, sono certo che ce ne sono molti di più che cercano di leggere, di informarsi, di parlare di più per capire il paese che ci ospita.
Non si tratta di rispetto e di educazione, che do per scontati, ma di crescita personale.
La vera barriera, la vera frontiera, il vero muro, ce l’abbiamo dentro ed è quello che ci impedisce di crescere attraverso la conoscenza degli altri.
A presto, dunque!
Il vostro Marco
Io noto una grande differenza tra i catalani ,e la difesa della loro cultura e identità,della loro lingua ,rispetto ai leghisti padani italiani. Mi è rimasto impresso uno striscione dei catalanisti in occasione della grande vittoria della Spagna sull’Olanda ai mondiali di calcio,in seguito alla quale tutti credo abbiamo parteciapto alla grande festa.Ebbene quello striscione recava una scritta che mi piaceva e che mostrava un forte rispetto e condivisione di una gioia collettiva spagnola e rivendicava un orgoglio di appartenenza alla grande famiglia spagnola:”"Catalunya ama Espana “.Questa frase dovrebbe essere applicata sia da una parte come dall’altra.Senza atteggiamenti prevaricatori volti a determinare una superiorità culturale su un’altra ,senza odi di parte e atteggiamenti di chiusura e di aut aut,occorre comprendere che a BARCELLONA non puo essere attribuita una sola anima e che le varie identità devono essere rispettate e convivere pacificamente.Multiculturalismo si chiama .Del resto se molti di noi amano profondamente questa città e hanno scelto di viverci la loro vita ,o un pezzo di essa,è proprio perchè ci piace questa aria internazionale,questo andare al di là dei confini nazionali.
Benvolgut Rigor Mortis,
entenc perfectament el teu estat d’ànim quan et trobes a discutir amb persones que només parlen sense escoltar.
Sisplau, no llencis la tovallola, no paga la pena.
No deixis de llegir i, sobretot, d’escriure als nostres blogs (tambè http://www.catalognaoggi.cat). Imagina’t com em sento jo….
M’interessa molt el que explicaves del Ricciotti Garibaldi. Et demano, si pots, de fer-nos una petita explicació d’un moment de la història europea, entre el règim fascista Italià i Catalunya, tan important i tan desconegut.
Bona nit i bona sort
Marco
Caro Marco,
sei tu che fai il superiore (quan trobes a discutir amb persones que nomes parlen sense escoltar). Tu pontifichi di democrazia, antifascismo e barriere mentali e culturali.
L’inizio di tutta questa bagarre (che e’ comunque un utile scambio di idee) e’ nata dal tuo titolo “Barcellona ha deciso”, il mio intervento come quello di altri era solo per sottolineare che forse il 18% di votanti non rappresenta una decisione e nemmeno una vittoria.
In ogni caso vedete di aver rispetto anche per chi non la pensa come voi: sono un democratico, sono un antifascista, ma sono contrario all’indipendenza della catalogna e alla supremazia linguistica del catalano. Posso esserlo? E’ vietato? O volete deportarmi in Francia?
Caro Marco,
posso educatamente fare alcune precisazioni sul tuo intervento?
“Mi sono chiesto spesso se vale la pena di scrivere con l’intenzione di far conoscere la Catalogna, con il risultato di sollevare quasi solo commenti contrari, non a me ma proprio a questo Paese.”
Quali sarebbero i commenti negativi a questo “Paese”?
Passando che per Paese stai intendendo Catalunya e non Spagna. Cosa tra l’altro non completamente chiara.
Riguardo all’altra frase: “mi vergogno un po’ di avere dei “connazionali” …”. Posso commentare una cosa? I tuoi connazionali non hanno nessuna qualità specifica che li rende distinti da qualsiasi altra persona (indipendentemente dal luogo di nascita).
Avrei preferito avessi detto “mi vergogno un po’ che ci siano delle persone …”
La mia opinione è che queste distinzioni per luogo di nascita sono echi attenuati alle distinzioni che si fanno per il colore della pelle.
D’altra parte sono d’accordo con te che se RigorMortis, vuole esprimersi in catalano, lo possa fare liberamente, anche se rischia di essere frainteso in un blog che (credo) sia principalmente scritto in italiano e pertanto a gente che usufruisce di questa lingua.
Io credo che RigorMortis, tra l’altro è liberissimo di fare violenza a se stesso lasciando una discussione tanto interessante. Spero che nessuno dei presenti si feliciti del fatto che non scriva più qui, però tanto meno dipende da me, te o gli altri che hanno intervenuto. È una sua libera scelta.
Tra l’altro non sono d’accordo con le sue ultime (spero per ora) parole:
“Vos agrada més formar un gueto, una colonia blanca, i pontificar des de les alçades sobre els indígenes.”
Il vero ghetto si costruisce cominciando con parole come “connazionali”, “italiani”, “catalani”, e tutte queste distinzioni che non hanno qualità osservabili di gruppi di persone, ma solo coincidenze anagrafiche.
Lo (RigorMortis) e vi (a gli altri che hanno intervenuto) invito ancora, come fatto precedentemente a indicare quali siano i residui fascisti che vale la pena combattere:
- mancanza di divieto di franchismo/falangismo nella costituzione spagnola
- la monarchia (estendendo un po’ il concetto…)
e altri punti che sarebbe opportuno aggiungere.
Però queste battaglie devono partire da un punto di vista di valori dell’Uomo (in senso umanistico), non in quanto appartenenti al gruppo di persone distinte dalle altre per pura coincidenza anagrafica.
Invito i “catalani”, che vedo interessati a leggere questo blog, a ripensare alla propria cultura come una ricchezza e non come una barriera per distinguersi. La ricchezza culturale è tra l’altro un tipo di ricchezza strano: si è ricchi solo nella misura in cui si condivide. È un tipo di ricchezza che se uno se la tiene tutta per se perde un bel po’ del suo valore.
Permettimi Marco. Ho sempre risposto ai tuoi interventi perché ripropongono delle tematiche interessanti, anche se monotematiche. Nonostante ciò non lo farò più, visto che per te esprimere una opinione differente dalla tua significa non ascoltare gli altri. Ti è mai venuto in mente che la persona che non ascolta, che non apporta dati, sia tu?
In molti hanno espresso le proprie opinioni apportando “idee” e argomentazioni, varie e diverse che avrebbero potuto aprire un dibattito molto interessante. Tu l’unica cosa che sei riuscito a dire è che non ascoltano ne te ne Rigor Mortis i quali come unica argomentazione apportate il volere del popolo, la sua pancia (o se preferisci pantxa), ovvero rimanendo a un livello molto basso della discussione. Nel dibattito si sono poste domande come “come si definisce un popolo”, si è parlato di fascismi, di sistemi e organizzazione degli Stati, in altri post di Europa e tu, l’unica cosa che sai rispondere è che “non ti si ascolta”? E chi sei, Cassandra? Mi sa tanto di “il gioco e mio e si gioca come dico io”.
Buon prosieguo.
@Marco
Direi che manca solo la mia precisazione poi abbiamo concluso.
Se provi vergogna per noi stupidi italiani, ignoranti e disinformati che hanno votato NO, devi provare vergogna anche per quel’82% che non è andato a votare, almeno noi il nostro dovere lo abbiamo fatto, gli altri sono andati al mare.
E che sia chiaro che io ho deciso di vivere a Barcelona per l’ambiente internazionale che felicemente frequento, parlo 4 lingue ho due lauree, un figlio tri lingue, una azienda farmaceutica di mia proprietà e non mi sento un ignorante disinformato se non parlo catalano come la maggior parte degli stranieri che vivono a BCN, ho solo voglia di starmene in pace senza che nessuno ogni giorno mi faccia la vittima per una storia mal digerita.
Mio nonno che ha combattuto 2 guerre mondiali, Cavaliere di Vittorio Veneto, Grand Ufficiale dell’esercito italiano, croce di guerra al valor militare un giorno mi scrisse un pensiero sul
dopo-guerra da inserire in un compito:
“La guerra è un brutto incubo da cui bisogna svegliarsi, aprire la finestra guardare il sole e sorridere a una nuova era perchè il rancore e l’odio sono un male incurabile, il fondamento della distruzione.”
Fu chiamato dalla scuola per insegnare alla mia classe la storia delle guerre mondiali, e con un maestro così stai certo che quella storia la conosco meglio di te e di ADP+Pi (degenerazione di ATP: adenosintrisfosfato) volgarmente chiamata Rigor Mortis. Ma come lui mi suggerì, guardo avanti e penso ai problemi di oggi e educare mio figlio ad essere sensibile alle tematiche globali per un futuro migliore per tutti. L’indipendenza di un territorio già libero e situato in un sistema ampliamente democratico non è una tematica globale.
Complimenti a Marco per i suoi articoli e i suoi commenti per niente superficiali.
Mi dispiace invece l’intolleranza di alcuni che si spacciano per democrati e che usano dei termini e dei modi poco rispettosi e maleducati.
Come ha detto Fabio Pitrola, l’argomento sarebbe “l’autodeterminazione dei popoli”, che è uno dei diritti umani.
@Carmesina
un popolo si autodetermina quando la sua totalità o quasi agisce in tal senso. Quando invece una minoranza impone l’autodeterminazione a casa mia si chiama integralismo che in certi ambiti (non questo spero) potrebbe pericolosamente sfociare in un regime. Al momento noi stranieri facciamo affidamento su un dato statistico incontestabile: se tutti i catalani avessero così a cuore l’autodeterminazione e l’indipendenza, come mai domenica l’82% se ne è andato al mare? Il giorno in cui vedremo anche quel’82% andare a votare, ne riparleremo. Il fatto che un popolo sia libero di parlare la propria lingua e di autodeterminarsi politicamente è un principio costituzionale sacrosanto, e in questa discussione nessuno lo ha messo in dubbio. Ma al momento pero’ non è così, perchè se veramente la Catalunya avesse voluto lanciare un segnale forte a Madrid, Domenica avrebbero votato quasi tutti, perchè questo è il segnale che lancia un popolo unito, una nazione. Io e mia moglie abbiamo votato perchè pensavamo fosse doveroso esprimere la nostra preferenza, abbiamo fatto il nostro dovere di residenti, e gli altri?
Cara Carmesina,
se qualche commento o considerazione ti ha offeso, perché non lo indichi puntualmente? In modo da dare la possibilità all’autore di riflettere a fondo su quanto ha scritto, oppure di spiegarsi meglio.
Io per esempio ho già avuto un scambio di commenti (su questo sito!
link: http://spaghettibcn.com/20091212_una-catalogna-indipendente.html), sempre sullo stesso tema. E a un certo punto mi fu indicato di “acculturarmi” leggendo “Crònica de la independència” di una certa Patricia Gabancho.
Ora non per ripetermi, però non puoi dirmi che questa persona è una sincera democratica, soprattutto quando parla di “cerchi di appartenenza” (http://www.youtube.com/watch?v=T-wDgdVDu28), che sembra più la descrizione della schiera di cortigiani attorno al re sole piuttosto che un sistema democratico.
Riguardo all’autodeterminazione dei popoli: ho già detto che la parola popolo mi suona abbastanza viziata e vecchia, sostituibile da altre parole (forse altrettanto vecchie, ma non così viziate) come “cittadino”, che tra l’altro viene dalla stessa radice della parola “civiltà”. Però se proprio non si può fare a meno di utilizzare la parola “popolo”, occorrerebbe essere un poco specifici:
La porzione di popolo “catalanista”, la porzione di popolo di “identità spagnola” (parafrasando la Patricia di cui sopra). In genere in questo contesto si contrappone il “popolo” rispetto a chi lo governa. Chi governa, allora? La “Generalitat”? Zapatero? Chi è l’oppressore che impedisce al popolo le sue libere espressioni?
Io credo che non si possono adottare distinzioni manichee.
Io credo che il pensiero democratico non va d’accordo con affermazioni troppo generaliste (“gli italiani”, “i catalani” ecc…) e nemmeno con accuse generiche.
Salve, sono veramente lusingato dal fiume di commenti e cercheró di rispondere a tutti un po’ per volta. Comincio subito.
Antifa: 13 aprile 2011 a 10:04
Caro Antifa, se vogliamo discutere solo sulla rappresentatività del numero dei votanti, Io trovo che la percentuale sia più che rispettabile e che comunque tutto il movimento nato dopo il primo referendum autogestito di Arenys de Munt sia politicamente molto interessante.
Parlando di percentuali, credo si debba tener conto:
1.che questo tipo di consultazione è proibita (quindi perseguibile) dalla costituzione spagnola,
2.che è nata da movimenti popolari svincolati dai partiti,
3.che è stata organizzata senza fondi pubblici (vedi referendum Diagonal de Barcelona) e solo con il lavoro di migliaia di volontari, settemila solo a Barcellona.
È evidente che si è trattato di un’iniziativa cominciata quasi per caso, che poi ha trovato risposta in centinaia di comuni, più o meno cinquecento, la metà della Catalogna, e che aveva ed ha solo un valore simbolico. Ha dimostrato che un referendum si può fare, e c’è una buona base disposta a votare, e votare si.
Vedremo fra qualche giorno o settimana cosa succederà in Parlamento a Barcellona e in giro per il Paese.
Ho trovato questo giornale per caso, cercando informazione sul referendum per un amico italiano. Tanti auguri per il vostro lavoro: fate un giornale gradevole, bello e variato. La notizia sul referendum è imparziale e giusta (sono stato collaboratore di Bcn Decideix, e confermo quello che si dice). D’ora in avanti, vi leggerò sempre. Mi scuso per gli errori: ho l’Italia nel cuore, ma sono catalano.
Michele: 13 aprile 2011 a 12:13
Caro Michele, quando parlo di questo Paese intendo la Catalogna, altrimenti dico Spagna.
“Connazionali”: non sai quanto questa parola mi infastidisca. Al posto di nazioni preferisco parlare di paesi, una parola più pacifica, meno aggressiva.
Però non possiamo far finta che le nazioni non esistano. Sono alla base dell’ordinamento internazionale, come le Nazioni Unite.
Quindi, riscrivo la frase senza ambiguità: “Anche se mi vergogno un po’ di essere nato IN iTALIA, lo stesso PAESE di qualcuno di quelli che scrivono, sono certo che ce ne sono molti di più che cercano di leggere, di informarsi, di parlare di più per capire il paese che ci ospita…..”
Per quanto riguarda Rigor Mortis, spero che continui a leggere e a scrivere, anche se gli consiglio di non prendersela troppo: la catalanofobia è una malattia antica ma è un male tutto spagnolo. Ma gli italiani, con tutto questo, cosa c’entrano? Perché si accaniscono tanto? Cosa si nasconde dietro tanta antipatia?
In conclusione, caro Michele, spero che anche tu non ci lasci e continui a intervenire alle nostre discussioni.
A presto
Caro Marco,
Torno a escriure només aquest cop per a donar-te les gràcies pel teu suport, t’ho agraeixo sincerament, i per mirar de desfer alguns malentesos.
a) El primer d’ells, i l’únic que m’ha ferit, és el relatiu a la llengua. Vull dir que podria haver usat el castellà, o l’anglès o el francès, però vaig entendre que el català era molt més proper a l’italià i vos seria més senzill d’entendre. Ço era una deferència, però hi ha qui veu en la mera presència del català una imposició. Ho seria si tingués autoritat per a prohibir-vos escriure en italià, per exemple. No se si saps qui era Ovidi Montllor, un cantant ja desaparegut, del País Valencià. Tenia una frase molt adient:”Hi ha gent a qui no agrada que es parle, s’escriga o es pense en català. És la mateixa gent a qui no els agrada que es parle, s’escriga o es pense”.
Jo ja intuïa de fa temps que els textos en català més aviat feien nosa, però suposant que era un blog cosmopolita, de gent que viu a Barcelona, i per tant acostumat a conviure amb la cultura catalana, no suposava que molestés fins al punt de la queixa pública (i acceptació per omissió dels altres participants). Jo pensava que la gent cosmopolita senzillament ometia la lectura d’allò que no li venia de gust llegir. El raonament podria continuar per aquesta via de la reducció fins arribar a la paraula maleïda: l’exercici del nacionalisme dins el blog, justament per part d’aquells que criden ser no nacionalistes, i tal i qual, i el de més enllà, i aquí no però a casa hi tinc un piano…. Ja veus com de ridícula és la vida.
b) El segon d’ells és relatiu a les consultes. No entenc encara perque aquesta ràbia contra unes consultes democràtiques, que volen que el poble expressi la seva veu, tot i que sigui de forma no oficial, puix oficialment, legalment, la porta està tancada. De debò no entenc perque aquest odi a l’expressió democràtica.
Pel que fa als resultats, tenint en compte, per exemple que en unes eleccions normals l’abstenció ronda el 40%, per que els partidaris del “no” se l’atribueixen, en comptes d’haver anat a votar “no” i demostrar-ho?. Quina perversió més brutal de la democràcia, i sense cap vergonya ni escrúpol.
I fins hi tot així, el resultat obtingut és el doble dels vots que va tindre l’alcalde Hereu a les darreres eleccions, per exemple. En definitiva, no s’ha d’estranyar que hom hi trobi la Falange espanyola, partit feixista, germana d’aquell feixisme italià del Duce, brandant els mateixos arguments que hom pot llegir en aquests comentaris.
c) Hem demanaves més informació sobre els episodis dels anys 20 que involucraven algun net d’en Garibaldi amb règims feixistes. No soc historiador, poc més del que he dit et puc dir, però hi ha bibliografia sobre el tema, potser poca i escassa, puix sobre tot el que te a veure amb el feixisme hi ha encara a Espanya com un teló d’acer que ho tapa.
Finalment, indicar, perque sempre hi ha gent a la que agrada etiquetar per poder després acusar, que el fet que rebutgi el feixisme, i que hagi citat a en Bakunin o en Marx, no em fa immediatament anarquista o marxista, ideologies que, com el feixisme, també tenen un passat “esplendorós” a Catalunya.
Una salutació i fins sempre amic.
Caro Marco,
se m’ha oblidat dir-te una cosa, disculpa. Exactament avui fa 80 anys que es proclamà la República catalana dins l’Estat federal d’Espanya, ho feu en Macià, aquell que fou traït per en Riccioto Garibaldi, i aquests fets desembocaren en la proclamació de la Segona república espanyola, que no acceptà l’estatus federal, només un estatut retallat. Et sona?. Si les circumstàncies no canvien, la història es repeteix infinitament.
ciao Rigor,
mi rivolgo a te – per la questione dell’omissione – ma anche agli altri. Interessante il dibattito, peccato, però, per i toni, molti dei quali poco civili. Non condivido le posizioni indipendentiste (di Rigor), e non credo, ai giorni d’oggi, alla persecuzione dei catalani o a un “sentimento anti-catalano”, che sarebbe poi spagnolo (di chi? generalizzare è molto facile ma non porta informazioni valide). Certo, tutto ciò è esistito in un passato poco onorevole per questo paese (la dittatura), ma ora permettete (Marco e Rigor) di dubitarne. Per quanto riguarda poi la storia precedente (dal 1400), beh, lasciatemi dire che da sempre ci sono culture che s’incontrano e, a volte, una si fonde nell’altra sfociando in qualcosa di nuovo, e facendo nascere altre lingue, altre culture … capita dall’inizio della storia dell’umanità… Non mi vergogno di essere nata (come Marco) in Italia, ma neppure ne sono orgogliosa (!), come coloro che, nel nome di frontiere fittizie e arbitrarie, inneggiano bandiere e cantano inni. Non mi preoccupa di fare parte di un popolo che non finisce mai una guerra dalla stessa parte (Carmesina), ma che ha avuto anche gente che ha saputo morire per difendere la libertà propria e degli altri (i partigiani, ad esempio). Non mi identifico proprio in funzione di confini falsi creati per ragioni politico-economiche. Non mi piacciono i nazionalismi (catalani, castigliani o padani, baschi, corsi) … recano con sé sempre l’idea di “affermarsi” escludendo un altro che “per caso” non sia nato dalla stessa parte, non parli la stessa lingua, non sia della stessa religione …
In tutto ciò, cerco di capire che cosa stia succedendo da queste parti, perché qui vivo. Si organizzano referendum che non “hanno nessun valore giuridico”, embè! ma mi fa ridere quando si paragonano dati di affluenza (con elezioni o referendum impostati con regole diverse, almeno l’obbligo della carta d’identità e della maggior età e della residenza in un solo posto, come si fa a sapere che la stessa persona, ad esempio, non abbia votato in più chioschi?). Leggo le opinioni di Marco, che sono totalmente di parte, senza un barlume di oggettività (ha sposato la causa!) ma almeno non lo nasconde, e quelle contrarie, che, se non fosse per i toni, condividerei di più come Poli o Antifa.
A proposito di toni, non è giusto attaccare su questo sito Rigor (Antifa) perché scrive in catalano. Ne ha tutto il diritto. Così come, chi vive qui ha il dovere, almeno, di capire la sua lingua, e di esprimersi se lo crede, in castigliano, altra lingua ufficiale di questa regione (o Comunidad Autonoma). Spaghetti, almeno per me, è un contenitore che accoglie tutte le opinione, non ne censura alcuna (a parte le offese, e qui … abbiamo sfiorato il limite, mi pare!) e facilita lo scambio di idee tra “nativi” e italiani “ospiti, immigrati, residenti temporanei (che dir si voglia!) … tutte le lingue sono (o dovrebbero) essere le benvenute! e con questo il sermone è concluso … ite, missa est
)
Paola, un apunt, si us plau, preguntes per referències concretes de l’anticatalanisme, puix no es bo generalitzat, etc. M’estranya que no les vegis, puix no és quelcom que passi desapercebut, el que passa és que en ser “assumpte intern” d’un país, no es pren com si allò que es diu o es fa fos en contra, per exemple, dels italians o els francesos.
En qualsevol cas, sense voler polemitzar, ni victimizar, no, senzillament per donar constància de la catalanofobia, et passo dos enllaços, el primer colpidor com un cop de puny, http://www.elmundo.es/elmundo/debate/2009/07/2150/prevotaciones2150.html , i el segon un recull interessant d’un munt d’enllaços sobre el tema http://basescatalanes.page.tl/La-Brunete.htm
Amb tots, tots, tots els respectes penso que en certa manera és igual que quan fem turisme pels USA o Alemania, o la Xina, admirem els monuments i allò que veiem, però la gent que hi viu, hi capta tota una sèrie de missatges, tenen tota una sèrie de problemes, que els turistes no veuen. Per això, en els enllaços anteriors, si us plau, per a fer-te càrrec de la situació, et prego que allà on diu català o Catalunya, llegeixis italià i Itàlia.
Grazie Rigor,
leggerò. Uno dei due link, però, è di un giornale (el Mundo), che in genere riporta posizioni e opinioni politiche molto ben definite (centro destra). Io mi riferivo, invece, alla gente. Puoi sinceramente dirmi che la gente del “resto di Spagna” odia i catalani? (che fanno parte dello stesso paese?).
Sui turisti, condivido con te, la maggioranza che viene a Barcellona lo fa per divertirsi e visitare monumenti (come del resto chi va in Cina, in India, in Tanzania …). Qui, però, io sono “una turista” stanziale … da più di tre anni, un’opinione, forse non giusta, me la sono fatta e, continuo, grazie a questo tipo di scambi a farmela. Saluti
@Paola
Grazie per avere espresso anche il mio pensiero con toni assolutamente perfetti ed equilibrati. Nei miei post mi ero un po’ infuocato ma spero vivamente di non aver offeso nessuno. Vorrei aggiungere che anche se sono contrario all’indipendenza (ripeto: bruttissima parola perchè sembra quasi che ci sia un opressore, che grazie al cielo non c’è) e ho votato NO, rispetto moltissimo la popolazione catalana con cui non ho mai avuto problemi a relazionarmi (mi hanno detto che pero’ a Girona le cose sono completamente diverse, pero’ no l’ho provato), ma soprattutto stimo e ammiro la popolazione barcellonese per come hanno saputo trasformare e adattare la città ai tempi moderni, e penso di rappresentare il pensiero dei piu’ se dico che noi italiani siamo molto orgogliosi e felici di vivere qui.
gpoli, si percepiva che eri “infuocato”
e condivido la tua opinione sui barcellonesi, anch’io ho avuto quest’impressione – ho scelto di vivere a Barcellona, nessuno mi ci ha mandato – e mi piacerebbe che le cose restassero così
)
Gpoli,idem. Anch’io mi trovo bene in questa città, proprio per la sua “varietà” linguistica e culturale e tolleranza … mi auguro che resti così
Perdoneu que no escrigui italià, malauradament no l’he estudiat mai. Excepte la setmana que vaig passar a la Toscana; el primer que vaig fer va ser un comprar un llibret per aprendre’n tant com em va ser possible el temps que van durar les meves vacances.
Us deixo alguns punts per reflexionar als que no sou favorables a la independència de Catalunya o al dreta a decidir dels catalans.
M’ha quedat un escrit enorme – perdoneu. He intentat que només hi hagi arguments, sense desqualificacions ni acidesa.
Els catalans demanem el dret a decidir de forma pacífica i democràtica si volem ser independents; no és així a tot arreu. De fet, la gran majoria de processos d’emancipació al món han estat i són de natura violenta.
Quan parlem del país basc, diem que la violència és 100% rebutjable en una democràcia, atès que tots els objectius es poden aconseguir políticament. En canvi, l’estat espanyol prohibeix organitzar consultes. No estic fent cap alegat a favor de la violència (quedi clar que cap objectiu polític val una vida). Només vull fer evident que la democràcia espanyola no és tan democràtica com pugui semblar, si no permet que tots els objectius siguin assolibles per la via política.
Sobre l’àmbit de decisió. Si ha de votar tot Espanya sobre si Catalunya ha d’esdevenir independent, això evidentment no passarà mai. És conegut (el govern espanyol va publicar les balances fiscals) que Catalunya (com Madrid, Balears o València) és una contribuïdora neta a Espanya. Per divorciar-se cal que les dues parts de la parella hi estiguin d’acord? La dona maltractada ha de demanar permís al marit maltractador?
La quantitat de gent a Catalunya que té el català com a llengua materna es va diluint en una societat cada cop més diversa. Abans de la darrera onada migratòria (que ha sumat un milió i mig de persones als sis milions que hi havia), el 50% de la població catalana ja era d’origen no català (degut sobretot a les immigracions murcianes i andaluses dels anys 40 i 60 del segle XXX). No ho critico, tothom és benvingut; només constato aquest fet. Ara bé, quan la majoria al carrer ja no té com a llengua materna el català, i molts no el saben parlar, és lògic que la gent tendeixi a abandonar-lo, atès que és més probable que t’entenguin en castellà. Per tant el català es perd de forma natural (i s’hi afegeix la pressió del mercat: els productes majoritàriament s’estiqueten en castellà, el cinema és en castellà, etc). No hem de mirar d’evitar doncs la pèrdua del català? És una imposició per part dels catalans intentar assegurar la presència (la pervivència) del català? No és una pèrdua per a tots (siguem catalans, italians o xinesos) que el geni d’una llengua i una cultura desapareguin, amb les seves expressions i la seva cosmovisió? Això em semblaria un empobriment objectiu de la humanitat.
La globalització i la identitat local no són contradictoris. Si per ser cosmopolites hem de renunciar a ser nosaltres mateixos, si França ha de deixar de ser francesa per parlar anglès, el món serà molt avorrit. No ens agrada a tots fer turisme pel món i trobar gent diversa, amb parles i tradicions genuïnes, bé sigui a Europa, a l’Àfrica o a qualsevol altra banda?
Algunes pobles europeus han acabat tenint estat propi, i d’altres no. Els atzars de la història (matrimonis reials, guerres) ens han dut a un lloc o altre. Els noruegs no fa tant estaven dins de l’estat suec. Polònia no existia al mapa europeu durant molts segles. En canvi avui són estats de ple dret: no han de donar explicacions per ser ells mateixos. Els catalans no hem tingut tanta sort…
Si enlloc de català, jo hagués nascut danès o norueg (nacionalitats més petites que la catalana), no hauria de donar explicacions per parlar el meu idioma (el del meu país) a una reunió de veïns on algú no entén el català. Tothom entendria que és natural fer-ho, i es sobtarien que algú no conegués l’idioma del país. De forma natural, els nouvinguts es veuen impulsats a aprendre el danès o el norueg.
Si els catalans hem de renunciar a la nostra llengua i trets diferencials perquè estem dins d’Espanya; si no podem parlar la nostra llengua en una reunió de veïns (ja no dic demanar els altres a parlar-la); si no podem reclamar la llengua catalana en el 50% dels cinemes (i hem d’acceptar la imposició? de la castellana al 100% dels cinemes); etc. Aleshores no ens queda cap opció que obtenir un estat propi. I estar en les mateixes condicions que danesos, noruegs o polonesos.
Si un 20% vota que sí, no és cert que un 80% votaria que no. D’entrada a les eleccions a Catalunya (catalanes i espanyoles) hi ha abstencions d’entre un 30% i un 40%. I quanta gent que votaria que sí no s’ha assabentat de la consulta o no hi ha pogut anar? Als organitzadors els han posat tot tipus d’entrebancs…
Bé, dubto que ningú arribi a llegir fins aquí
Anche a me non piacciono i nazionalismi, perchè presuppongono sempre una certa volontà di supremazia e molto spesso finiscono per volersi affermare con la forza e a tutti i costi.Mi piacciono le identità ,le diverse identità che possono coesistere pacificamente e senza entrare in conflitto,nell’ambito di un paese riconosciuto come nazione.La Spagna questo è,un coacerbo di varie identità e di comunità autonome e non solo quella catalana,ma anche quella andalusa ,galiziana,vasca,valenciana etc…ognuna con una propria storia,cultura ,dominazione subita nei secoli,influenze straniere.La coesistenza pacifica delle culture e delle identità è sempre possibile laddove non entrano in gioco dei meri interessi economici .Tanti di noi abbiamo scelto di vivere a Barcellona perchè è una città internazionale ,liberale,mediterranea ma con una qualità di vita di una città del nord europa .E la coesistenza dell’anima catalana con la sua lingua,la sua cucina cosi diversa da quella spagnola ,i suoi sapori,con la coomponente spagnola ,è e deve essere possibile senza psicodrammi .
@Gironí
Ciao Gironí, come va?
Ti scrivo in italiano perché vedo che non hai difficoltà a capirlo.
Mi piace il tuo intervento, soprattutto perché si prende tutto il tempo e lo spazio necessario per argomentare senza ricorrere a nessun “j’accuse”. (Non avevo detto che scrivevo in italiano???)
Mi piacerebbe fare una riflessione con te sulla lingua. È chiaro che hai il timore, che probabilmente in molti hanno, che il catalano scompaia. Brutto termine “scomparire”, vero?
Mi è piaciuto di più il termine “diluire” che hai usato. Che è ben differente da l’aver detto “scomparire”. Tuttavia si può scegliere, forse un termine migliore.
Partiamo da un’osservazione: l’italiano di Dante, nella divina commedia, o in altre sue opere, è pressoché incomprensibile per gli stessi italiani! Che è successo nel frattempo?
La lingua (italiana) si è trasformata. In qualche misura, lo stesso vale per l’inglese di Shakespeare e l’inglese moderno.
Questo si chiama evoluzione della lingua.
Allora la “diluizione” di cui sopra si può cambiare con il termine “evoluzione”. Eureka! Questo non significa “rinunciare” alla lingua. La presenza del castellano, è forte, questo vero, ma è forse giusto desiderare che scompaia (dalla Catalunya)?
A me sembra una forzatura. In caso della tanto agognata indipendenza: una fetta molto consistente di popolazione (tu parli di 50%), che paga i contributi e le tasse come tutti gli altri, verrebbe discriminata perché non parla catalano?
Tu dici, in Francia così è se non parli francese, in Italia idem se non parli italiano…
Io aspiro, come europeo, a poter abbattere anche questa frontiera (linguistica), dopo aver abbattuto le frontiere delle monete nazionali ecc… Forse mi illudo, ma se fosse possibile elaborare (neo-esperanto?), o acquisire (esperanto?) o adottare (inglese?) una lingua comune per tutti, non presupporrebbe perdere la cultura “italiana”, né la lingua. Né la cultura catalana, né la spagnola (al netto della catalana). Né le altre. Sono un illuso?
Riguardo al cinema: la mia opinione è che “le voci” dei film dovrebbero tutte cambiare mestiere. Subtítols i prou!
Via giù, non bisogna essere tanto intransigenti.
È plausibile che tutta la “baracca” adibita alla traduzione sia dimensionata per il mercato degli utenti: si spende per una sola traduzione, per tutta Spagna, “i aire”…
Come tu stesso dici, Gironí, questa è pura logica di mercato (la stessa logica viene applicata con scrupolosa ubiquità), e pertanto non si può incolpare lo stato spagnolo.
Riguardo al diritto a decidere, posso condividere il principio per cui se il popolo ha il potere (démos + cràtos), ben vengano tutte quelle iniziative di democrazia diretta!
Però in democrazia è fondamentale anche la forma. Per poter rendere democraticamente accettabile (ossia secondo le regole costituzionali), occorre cambiare la costituzione affinché sia legale una certa procedura. (Commento collaterale, for italians only: che sta facendo AlTappone, in tutti questi anni?)
Spagna, deve salvaguardare la sua integrità di stato, per dovere costituzionale, non per odio contro i catalani.
Occorrerebbe quindi cambiare previamente alcuni punti della costituzione. (Perfido suggerimento da italiano! jajaja)
D’altra parte, mi sembra (correggetemi se sbaglio) che, nonostante l’illegalità delle “consultes”, non ci siano stati episodi di chioschi sequestrati da parte della polizia, mossos, o guardia urbana. Almeno lo spero! Informa’m per si a cas.
Un salut, i bon cap de setmana!
Michele, contesto alguns punts:
- Jo no proposo la desaparició del castellà. Sí que demano un tracte afavoridor de l’ús del català per contrarrestar la tendència natural a fer que el català resulti cada cop més residual.
- Tampoc voldria que els castellanoparlants se sentissin discriminats a una Catalunya independent, de fet no em queda clar per què ho pressuposes.
- La lògica del mercat és combatuda pels governs i per la llei en incomptables punts. La lògica del mercat deixaria sense trens les zones poc habitades i deixaria morir de gana els qui no tenen recursos. La legislació espanyola obliga a fer servir el castellà en molts àmbits i preveu sancions (com ho fan tots els països amb els seus idiomes nacionals, per altra banda). Això només es qüestiona en el cas del català. al final, la diferència es redueix només tenir o no un estat al darrera…
- Reformar la constitució és impossible, calen 3/5 parts del parlament. Mai tindrem l’acord de les regions espanyoles que reben el 15% dels impostos que es recapten i no tornen mai a Catalunya (segons les balances fiscals publicades pel govern espanyol).
- La constitució espanyola va ser un gran avenç quan es va votar el 1978, ja que establia una democràcia on hi havia hagut 40 anys de dictadura. Però aquesta mateixa constitució és una “presó democràtica”: no solament no permet la secessió legal per cap via, sinó que a més fa a l’exèrcit “garant de la unitat espanyola” en el seu capítol vuitè. Faria una mica de por si no fos perquè estem a la Unió Europea.
- Les consultes serien il·legals si les organitzés la Generalitat (per una prohibició per a mi inexplicable des d’un punt de vista democràtic). Si les organitza gent particular, és una activitat privada com qui organitza una costellada o una excursió a la muntanya. Només faltaria que la policia perseguís una activitat privada, pacífica i sense trascendència legal… si es perseguís això també em podrien qüestionar que em posés una samarreta de la selecció nacional catalana de futbol!
Comento el tema de seguir les normes en democràcia i modificar la constitució espanyola:
El 90% del parlament català va aprovar el 2006 el nou Estatut de Catalunya (vindria a ser com una constitució catalana dins de l’ordenament jurídic espanyol). L’estatut va ser aprovat també pel parlament espanyol (en aquest cas el 50% dels vots eren suficients, no calien 3/5), després de ser retallat en alguns aspectes importants. A continuació el poble de Catalunya el va aprovar en referèndum, tot i que amb baixa participació que jo atribueixo a les retallades que es van fer al text per aprovar-lo a Madrid, retallades que van decebre a molts catalans.
Doncs bé, aquest Estatut aprovat pel 90% al parlament català, per més del 50% al parlament espanyol, i per referèndum a Catalunya, va ser quatre anys després (el 2010) pràcticament invalidat pel tribunal constitucional espanyol. De fet, en alguns punts el resultat és un pas enrera respecte l’Estatut anterior. Un cop més, la via democràtica no sembla tenir sortida.
Té més legitimitat aquest tribunal que el poble? Qui forma aquest tribunal? Els seus membres els nomenen els partits polítics mitjançant un sistema que dóna tot el poder als partits grans. Tots els seus membres menys un han estat nomenats pels dos grans partits espanyols, PP i PSOE, després de dures negociacions on cada partit intenta imposar candidats clarament decantats cap a la seva política. Pot ser imparcial un tribunal així?
Finalment: després d’aquests esforços, quina via queda als catalans per aconseguir els objectius de defensar la llengua i cultura catalanes i per assegurar la nostra viabilitat econòmica? Demanar-nos que intentem modificar la constitució només es pot fer des del desconeixement de la situació jurídica i política espanyola, o des de la voluntat de negar-nos cap opció d’assolir les nostres aspiracions per la via democràtica.
El clam per la independència es deriva del desengany que suposa haver intentat modificar el sistema seguint totes les seves regles, només per descobrir al final del camí que tot pot quedar en no res si uns jutges de reconeguda adscripció política (i per tant, gens imparcials!) poden tombar tot el procés.
Ja només ens queda declarar la independència al parlament català, o votar un referèndum sobre la independència.
Caro Gironi, ti ringrazio per tutte le informazioni che hai apportato, ma non mi piace per niente questo commento:
“Demanar-nos que intentem modificar la constitució només es pot fer des del desconeixement de la situació jurídica i política espanyola, o des de la voluntat de negar-nos cap opció d’assolir les nostres aspiracions per la via democràtica.”
Io, conto solo per me stesso e sono responsabile solo del mio pensiero. Tu, a mio parere, dovresti fare lo stesso senza usare la seconda persona plurare.
Inoltre ti dico: tutto cio’ che va fuori dal cammino democratico, per quanto ti sembri farraginoso, e’ sicuramente pericoloso. Occhio!
Soprattutto quando dici: “una prohibició per a mi inexplicable des d’un punt de vista democràtic”. Tutto cio’ che e’ democrazia, ruota attorno a regole condivise. La costituzione e’ un compedio di queste regole. Li’ dentro ci sono anche normate le procedure per cambiarle. Le altre “scorciatoie” non sono piu’ democrazia.
Chiedere il consenso e diffondere una determinata visione culturale (catalanismo) e’ legittimo. D’altra parte, e’ altrettanto legittimo, che le persone che hanno una visione di multiculturalismo senza predominanza (come per esempio GPoli), possano esprimere la loro opinione.
Mescolare il discorso economico (Catalunya da’ mentre “gli altri” ricevono) con quello della difesa della cultura, puo’ risultare un poco confuso. Con che priorita’ si collocano le due istanze: l’indipendenza economica e l’indipendenza culturale?
La lingua catalana, allo stato attuale, e’ sicuramente oggetto di una attenzione speciale, almeno dentro i confini di questa comunita’ autonoma. Con queste regole, di sicuro non scomparira’.
Sorgono dubbi, quindi, che il vero cuore pulsante dell’indipendentismo non abbia matrice culturale ma economica.
Sia chiaro che non sto criticando negativamente, ma solo prendendo nota.
Buona domenica a tutti!
Sono assolutamente d’accordo con le parole di Gironí. Non tutti gli italiani pensano di Barcellona come Antifa (ironico il tuo nick).
Molti italiani si sentono rispetto e ammirazione per l’identità e la nazione catalana.
Viva la Catalogna libera! Visca Catalunya lliure!
Concordo con Michele, anch’io sento, nelle motivazioni indipendentiste, un’ambiguità tra difesa della lingua e cultura (ottima battaglia, concordo a pieno, il consorci lingustico fa onore alla Generalitat) e il tiramolla del “do ut des” tra Stato Centrale e Catalunya … È quest’ultimo che mi convince molto meno.
Comunque, se referendum deve essere, che passi per vie legali e democratiche. Un processo del genere è, di solito, molto lungo, non avviene in quattro e quattr’otto… Poi, diamo la possibilità anche ad andalusi e baschi di esprimersi in proposito … magari anche a loro interessa la cosa
)
Carissimi, quello che dirò non vale per tutti, ma almeno per il 90% di quelli che scrivono.
La mia posizione è chiara, ho sposato la causa, e penso che questo mio articolo abbia esaurito la capacità di creare discussioni interessanti, anche se finora è stato stimolante e vivace.
In quel 90% di interventi – quando avrò tempo farò i conti giusti – vedo un’idea dell’indipendentismo catalano molto definita. Va bene, questa è la vostra opinione, l’abbiamo capito.
Essendo il responsabile dell’articolo, cerco di trarre qualche conclusione anche se chiunque sarà libero di continuare.
Primo: a mio parere la vostra (del 90%) opinione è frutto di un preconcetto dovuto alla maniera italiana di vedere la Catalogna dal punto di vista statale. Siamo stati educati efficacemente da uno stato che ha raggiunto il suo scopo, farci sentire anche nazione. Un’italiano di sinistra, inoltre, appoggia la forma “statale” perchè se il metro di misura è l’indipendentismo bossiano xenofobo e razzista, associando il nazionalismo catalano indipendentista con la Lega Nord ne rifiuta in blocco l’idea.
Prima di spiegare il secondo pensiero, cito l’ultimo intervento di un certo Fabio: “…dopo anni a Barcellona e avendone piene le palle di queste cazzate dialettali e obblighi di scrivere insegne in 2 lingue…”
Eccolo qui il problema vero, le “cazzate dialettali”. La nostra scuola ci ha educato alla Lingua e ai dialetti: non entro nella questione ma a quasi tutti il catalano disturba perché è una lingua (o dialetto?) in più da imparare solo per colpa di questi quattro gatti, che si sono messi in mente la pippa dell’identità e non accettano di sparire culturalmente come sono spariti loro: veneti, siciliani, sardi, calabresi, friulani… Cosa resta della loro storia, della loro lingua, della loro cultura?
Ognuno pensi per se e vedrà che, senza voler togliere all’italiano la sua importanza ed accettando il fatto che in Italia le cose ormai stanno cosí, a questa benedetta Unità d’Italia (politica, culturale, linguistica) sono state sacrificate tante cosette, non proprio insignificanti.
Cosa vi hanno fatto di male i catalani? Personalmente trovo affascinante la cultura di questi “quattro gatti” e, pensandoci bene, provo anche una certa ammirazione per loro che lottano, s’incazzano, lavorano come matti per un’ideale che noi italiani (il 90%) non siamo nemmeno capaci di immaginare. Come voi dimostrate.
Arrivederci a molto presto, sto già lavorando al prossimo articolo.
Marco
Caro Marco,
anche se non leggerai quest’articolo (mi pare che questo fosse il tuo ultimo commento) non ci sto al tuo “far di tutte le erbe un fascio”.
Le motivazione di cui sopra non fuoriescono da “ignoranti” italiani (che confondono leghismo e indipendentismo catalano) o “scocciati” perché devono impararsi una lingua in più, come … “il che palle Fabio”, che citi.
Non è giusto – intellettualmente – tacciare di “ignoranza” o incapacità di comprendere (perché troppo influenzati dalla cultura nazionale) chi ha OPINIONI DIVERSE! Per fortuna, ci sono persone che hanno sviluppato uno spirito critico, indipendente dal Paese o cultura in cui sono cresciuti!
Nessuno, tra i commentatori sopra ha criticato la difesa della cultura e della lingua catalana. Anzi! Mi sembra che ne siano usciti soltanto elogi. È la “sovranità” di uno stato sull’altro e la questione economica … che non convincono… ma qui, temo che dibatteremmo all’infinito. Personalmente, poi, non sono neanche per un’Europa delle Nazioni (considero il concetto di Nazione novecentesca e superata) … quindi!
La mia opinione sulla lingua italiana – e qui concludo – diverge comunque completamente dalla tua.
L’italiano è stato impartito nelle scuole, non come “imposizione”, ma come un DIRTTO, il diritto all’istruzione nel quadro di una scuola pubblica e democratica, la cui lingua veicolante e unitaria era, appunto, l’Italiano.
I dialetti (e qui premetto che per me non ci sono distinzioni tra lingue e dialetti, laddove esistano una grammatica e dei testi scritti) non sono poi così spariti in tutta Italia, ma, secondo me, continuano ad essere vivi, come lingue locali, senza fare: “tanto rumore, per nulla”.
A proposito, ti suggerisco di leggere i divertentissimi aforismi di un mio “connazionale” spezzino, grande cultore dello “spezzinismo”: “Ed è subito Pera …” Sono divertentissimi e, fortunatamente, tradotti in Italiano, altrimenti sarebbero incomprensibili per chi non sia “del territorio”
E qui, cher collega, ti saluto e attendo con “grandi aspettative” il tuo prossimo articolo!
Ciao a tutti
ho trovato molto interessante questa discussione.
vi ringrazio
penso che l’ultimo interevento di Paola,che condivido dalla prima all’ultima riga, non ci sia piú niente da aggiungere.
ciao a tutti da un veneto che parla perfettamente veneto
ma qualcuno nel 1780 o giu’ di lì ha chiesto democraticamente alla popolazione catalana di associare la catalogna alla castiglia o è stato fatto un matrimonio d’interesse tra due casate?
catalanismo non vuol dire razzismo, vuol solo dire che per i nativi di quel territorio ci sono delle prerogative che nei duecento anni di nazionalismo spagnolo sono state fortemente minacciate.
madrid ha una visione centralistica da sempre del potere. sul finire degli anni 90′ si è accorta che il proprio futuro economico si giocava su infrastrutture e turismo (conferenziale e nn solo di semplici viaggiatori).
ora ha 10 md di debiti contro gli 800 ml di barça, ma ha delle infrastrutture ormai altamente superiori, musei e spazi davvero invidiabili.
i catalani vogliono solo poter decidere come meglio utilizzare le proprie risorse che non vengono valorizzate da chi dalla meseta ha un interesse differente.
Le discussioni sul percorso della tav sono solo l’ultimo esempio.
salut e visca el barça-
Salut a tothom,
Avrei alcune riflessioni a riguardo di audoterminazione del popolo, di indipendentismo e nazionalismo catalano.
Le elenco,sotto forma di domande in modo da essere piu’ sintetico e, dato che non mi sento un grande tesista, da aiutarmi a tenere un ordine espositivo.
Presupponiamo che indipendenza nazionale catalana sia fatta, ora:
-chi si sente catalano e catalanista, che forma di stato e di governo vorrebbe?
-Quando si sente parlare de ” catalunya: la nossa terra”, si intende la terra di chi? conosco poche persone in Catalunya che posseggono un pezzetto di terra, gli altri pagano un affitto esorbitante per poter abitare nella “propria terra”, di chi e’ realmente Catalunya? Attualmente non mi sembra proprio che sia del popolo. E’, come tutto il resto del mondo, di chi ha i soldi, di chi ha il potere e chi gestisce il territorio: terratenenti, banche, grandi imprenditori e costruttori che speculano sul lavoro degli altri. Come si pensa di affrontare questo tema? ci saranno sfruttati in Catalunya? ci saranno padroni? ci saranno proprietari e affittuari?
-Ci sara’ un Esercito Nazionale come nella stragrande maggiornaza delle nazioni mondiali? Se si: Gestico come? coi soldi di chi? ma soprattutto, a quale scopo?
-Che fine faranno i poteri economici attuali di catalunya? quale sara’ il rapporto con le multinazionali che investono in catalunya? Come saranno i rapporti tra poteri forti interni ed esterni? Chi regolera’ e controllera i traffici economici con l’estero, spesso poco trasparenti?
-Dato che sono 20 anni che governa imperterrito CiU, partito di destra liberista e capitalista,orientato alla privatizzazione delle risorse sociali (medicina, istruzione etc.) quale sara’ la vera natura politica Catalana? che valori perpetrera’?
-Che sistema fiscale e assistenziale ci sara’?
-Cosa se ne fara’ del bilinguismo acquisito, riccheza culturale di pochi (cittadini di paesi monolingua devono studiare una seconda lingua da adulti co sforzi che tutti conosciamo). Noto, specialmente con mio figlio (Barceloni’), che a scuola viene istituzionalmente ostacolato l’apprendimento del castellano (6 ore/settimana di catalano, 2 h/sett. inglese, 2h/sett. castellano), a quale fine? perche’ voler perdere una ricchezza culturale acquisita? per semplice ideologia o ci sono motivi piu’ interessanti?
Questi sono i quesiti che mi sono sovvenuti ad ora, e mi sembrano gia’ abbastanza, anzi, mi scuso gia’ per la lungaggine.
Pero’ ecco, secondo me PRIMA di battersi ciecamente per una Catalunya indipendente come nazione in nome di una cultura (che esiste e nessuno mette in dubbio) in nome di una lingua (che esiste, viene parlata dalla quasi totalita’ dei catalani e nessun mette in dubbio), bisognerebbe riflettere se il gioco vale la candela, se per risolvere quei problemi tanto sentiti dai catalanisti indipendentisti, valga davvero la pena creare nuovi confini,nuove differenze, e soprattutto chiedersi come si vorrebbe questa catalunya nazione e se questa idea sara’ davvero rispecchiata nella Nazione Catalunya eventuale e reale.
Probabilmente si, probabilmente no.
Almeno finche’ continueranno a regnare realta’ come La Caixa e co., come i grandi speculatori sanitari, le scuole “concertate” (per lo piu’ religiose”), la forte comunita’ massonica Catalana e tutti coloro che in Catalunya gestiscono attualmente l’alta economia e i poteri forti.
Di chi e’ davvero l’interesse per avere una Catalunya indipendente, di questi ultimi, o di tutti i cittadini che lavorano per pagare un affitto esagerato e battersi ogni giorno per avere dei diritti basici garantiti?
Mi piacerebbe poter assistere al contrario di quello che mi aspetto, ma credo che l’idea di una Catalunya in cui siamo tutti compagni, equi e solidali, assistiti e tutelati sia lontana da chi esercita oggi-e non vorra’ certo smettere di farlo domani- davvero i propri interessi in Catalunya.
Niente (si fa per dire), questo e’ tutto, non voglio con questo giudicare, sminuire o mettere in discussione le motivazioni di nessun catalanista, vorrei solo con questi punti portare ad una riflessione in piu’ sull’argomento, spesso da me percepito come ostico da trattare con gli autoctoni.
Salu’ e buon nazionalismo a tutti.
Danio