
Il Parlamento di Catalogna, anche senza il voto dei socialisti e dei popolari, ha approvato il 10 marzo la mozione di appoggio al referendum autogestito che pone il quesito “vuoi tu che la Catalogna diventi uno stato indipendente, democratico e sociale integrato nell’Unione europea?”
Il testo afferma che il Parlamento considera il “diritto di autodeterminazione dei popoli come irrinunciabile del popolo di Catalogna”, aggiungendo che la camera “difende” il diritto dei cittadini a esprimersi liberamente, e che gradisce l’impegno degli organizzatori.
Il presidente del governo autonomo della Generalitat di Catalogna, Artur Mas, ha dichiarato che anche lui andrà a votare.
Barcelona Decideix (Barcellona decide) è l’associazione che questo referendum lo sta organizzando in città. Si tratta di un’iniziativa di partecipazione democratica auto-organizzata e auto-finanziata che, cominciata nel 2009 ad Arenys de Munt, è poi continuata in 166 città catalane, si svolgerà a Barcellona il prossimo 10 aprile 2011, e proseguirà ancora in molti altri centri della Comunità Autonoma della Catalogna.
La città è piena di postazioni e l’organizzazione cerca di coprire tutto il territorio municipale con centinaia di volontari. Possiamo vederli fuori dalle stazioni della metropolitana, nelle piazze, praticamente in ogni quartiere sotto dei tendalini bianchi, con dei pettorali color ocra, il tutto con il logo 10A. Organizzano il lavoro per giornate: ogni quartiere un giorno o un fine settimana, propongono e raccolgono il voto anticipato. I coordinatori si impegnano alla massima neutralità e al rispetto scrupoloso di tutta la procedura, per preservare le garanzie democratiche insite in consultazioni di questo genere.
La grande giornata sarà peró il 10 di aprile. Poi si farà la conta, perchè questa è solo la prova generale per un vero referendum democratico in tutta la Catalogna, vedremo se autorizzato o no.
Alfred Bosch è il portavoce di Barcelona Decideix, gli abbiamo fatto alcune domande:
Perchè i vostri obiettivi possono essere condivisi dagli italiani?
Perchè, vivendo a Barcellona, hanno tutto il diritto di pronunciarsi su una questione cosí importante ed esercitare una responsabilità democratica.
Come possiamo fare, votiamo anche se abbiamo cittadinanza italiana?
Basta essere residenti (empadronats) a Barcellona, di età superiore ai 16 anni, indipendentemente dalla propria origine o cittadinanza, per esercitare democraticamente e liberamente il diritto di voto e decidere se si è d’accordo o meno sul quesito referendario.
Quello che cerchiamo è che si possa votare liberamente, questo è tutto.
Come è noto, la costituzione spagnola vieta in generale le consultazioni popolari o, come minimo, richiede che siano autorizzate dal governo centrale. C’è anche da sapere che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1966, ha adottato il Patto internazionale sui diritti civili e politici ratificato e accettato anche dalla Spagna il 27 luglio 1977 che, all’art. 1 afferma : “Tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. Nell’ambito di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale“.
Il governo del PSOE, di Josè Luís Rodriguez Zapatero, questo referendum non l’ha autorizzato, ma i comitati non si sono dati per vinti ed hanno fondato diverse associazioni che stanno lavorando a tappe forzate.
Il blog di Marco Giralucci: Catalogna Oggi
11/04/2011.
257.645 Votanti fanno di Barcellona la capitale del “Dret de decidir”.
La capitale catalana rompe il tabú sul fatto che le grandi città siano terreno difficile per un referendum [...]
11/07/2011.
Il 10 luglio del 2010, l’anno scorso, faceva un bel caldo umido. Un sabato in cui i barcellonesi che possono se ne vanno fuori città, come ogni fine [...]
14/12/2009.
Con l’epicentro concentrato nella contea di Osona (35 comuni chiamati al voto), che ha registrato un’organizzazione unificata e la partecipazione più elevata (40%), si è conclusa ieri la [...]




Con il referendum nella città di Barcellona si `”conclude” un’iniziativa cominciata il 13-09-2009 ad Arenys de Munt, quindi non avrà continuità.
Alfred Bosch è anche un noto scrittore e giornalista catalano.
Scusate, ma avevo dimenticato di dire che è un’ottimo articolo. Grazie.
Credo che la consulta, legittima, sia volutamente populista e mira alla pancia della gente più che alla sua testa. Mi riferisco non tanto alla consulta in sé ma a un argomento che viene sempre “aggiunto” ogni qual volta si parla di Indipendenza della Catalunya, ovvero il “in seno alla Comunità Europea”. Posto che, ovviamente, nessuno vorrebbe avere uno Stato europeo fuori dalla Comunità stessa, il messaggio che si fa passare è che: Creiamo lo Stato dentro la UE. Molto probabilmente: Falso.
SE in futuro la Catalunya diventerà, per suo volere, uno Stato indipendente, l’annessione nella UE NON sarà automatica. Fra la formazione vera e propria dello Stato e la sua annessione alla UE, passeranno almeno 12-15 anni (vedi caso Slovenia, uno dei più veloci) durante i quali la Catalunya, grande produttore di prodotti esportati in paesi UE, non avrà Euro, non avrà nessuna forza contrattuale e probabilmente avrà un parón nella sua struttura produttivo/economico/sociale. Dovrà dimostrare di sapersi dotare di una struttura Statale solida, di una moneta stabile e tante altri “dettagli”, piuttosto facili da ottenere, per uno Stato come la Catalunya ma dal costo enorme. Posto che se io fossi indipendentista sarei disposto ad accettare le conseguenze immediate, per anelare alle future, credo che sia scorretto da parte di chi si fa portavoce dei Catalani indipendentisti non dire la verità nella sua interezza.
Credo che la consulta, legittima, sia volutamente populista e mira alla pancia della gente più che alla sua testa. Mi riferisco non tanto alla consulta in sé ma a un argomento che viene sempre “aggiunto” ogni qual volta si parla di Indipendenza della Catalunya, ovvero il “in seno alla Comunità Europea”. Posto che, ovviamente, nessuno vorrebbe avere uno Stato europeo fuori dalla Comunità stessa, il messaggio che si fa passare è che: Creiamo lo Stato dentro la UE. Molto probabilmente: Falso.
SE in futuro la Catalunya diventerà, per suo volere, uno Stato indipendente, l’annessione nella UE NON sarà automatica. Fra la formazione vera e propria dello Stato e la sua annessione alla UE, passeranno almeno 12-15 anni (vedi caso Slovenia, uno dei più veloci) durante i quali la Catalunya, grande produttore di prodotti esportati in paesi UE, non avrà Euro, si assisterà alla rilocalizzazione di molte industrie europee verso Stati in area €, non avrà nessuna forza contrattuale e probabilmente avrà un parón nella sua struttura produttivo/economico/sociale. Dovrà dimostrare di sapersi dotare di una struttura Statale solida, di una moneta stabile e tante altri “dettagli”, piuttosto facili da ottenere, per uno Stato come la Catalunya ma dal costo enorme. Posto che se io fossi indipendentista sarei disposto ad accettare le conseguenze immediate, per anelare alle future, credo che sia scorretto da parte di chi si fa portavoce dei Catalani indipendentisti non dire la verità nella sua interezza.
Gianlu … altro piccolo, ma non irrilevante, dettaglio: per essere ammessi nella UE occorre l’unanimità degli Stati membri. Tutti, ma proprio tutti, dovranno essere d’accordo … Spagna inclusa
Anch’io penso che i politici populisti si stiano approfittando dei cittadini catalani… tutto il mondo è paese, o meglio país
)
Caro Gianlu, prima di tutto ti ringrazio per averci scritto.
Non so in base a quali argomenti tu sia cosí sicuro che l’annessione della Catalogna a l’UE necessiti 12-15 anni.
Per parte mia ti posso rispondere che:
1) la Slovenia non faceva parte di un paese membro,
2) i parametri economici della Slovenia non erano certo quelli della Catalunya (uno dei quattro motori economici d’Europa),
3) Catalunya è già presente come regione europea in alcuni degli organismi de la UE e dispone di una propria delegazione a Bruxelles.
A parte tutto ciò, i promotori dei referendum mi sembrano persone realiste e sanno perfattemente che queste consultazioni non hanno valore giuridico ma servono a sensibilizzare l’opinione pubblica catalana e, per lo meno, hanno avuto il merito di dimostrare che chi va votare non sono estremisti radicali ma gente moderata di diverse età e di diversa estrazione sociale che con il proprio voto vuole manifestare il proprio malessere.
Lo diceva lo stesso Pujol due giorni fa durante una conferenza che puoi trovare su http://www.vilaweb.cat: la sua strategia di un “encaix” della Catalogna in una Spagna plurale è fallita dopo la sentenza del tribunale costituzionale. Diceva Pujol: davanti al fallimento di quella che è stata la sua strategia per più di 60 anni di attività politica, non ha più argomenti per controbattere a coloro che propongono l’indipendenza.
Dalle tue parole deduco che, pur non essendo nazionalista, sei sicuramente d’accordo sul diritto di autodeterminazione dei popoli. Per questo, se ancora non l’hai fatto e se hai la residenza a Barcellona, ti invito a votare anche tu. Non importa se si o se no, fallo almeno come esercizio di democrazia nel paese in cui vivi.
Esercizio di democrazia: anche il “non andare a votare”, fa parte dei diritti dei cittadini
)