
Per capire meglio il clima elettorale in Catalogna è utile avere qualche informazione sull’organizzazione politica e territoriale della Spagna. Prima del ripristino della democrazia e la ratifica di una nuova costituzione nel 1978 lo Stato era unitario, diviso in province.
Durante l’elaborazione della carta magna erano in contrasto due tendenze, una per il federalismo dentro uno stato plurinazionale e l’altra per conservare il carattere unitario e centralizzato.
Il risultato finale fu un compromesso attraverso cui si riconoscevano tre nazionalità: Catalogna, Paese Basco e Galizia, che avevano approvato i rispettivi Statuti d’Autonomia già durante la Seconda Repubblica Spagnola.
In seguito si aggiunsero tutti i tipi di comunità autonome fino ad arrivare alle 17 di oggi. La Catalogna comunque riaprì il suo parlamento e celebrò le elezioni nel 1980.
L’amministrazione della comunità autonoma è organizzata per competenze, alcune delle quali – la sanità, cultura, mezzi di comunicazione – vengono cedute dallo stato poco a poco, secondo meccanismi predisposti.
Altre sono condivise, mentre alcune – come l’esazione delle tasse – vengono solo gestite.
Sulle materie di propria competenza, il Parlamento della Generalitat emana leggi e regolamenti con valore sul proprio territorio. A votarle sono 135 deputati eletti nelle quattro province: 85 a Barcellona, 18 a Tarragona, 17 a Girona e 15 a Lleida.
La prima attività dei parlamentari, dopo l’insediamento, è l’elezione del presidente della Generalitat. Dato che la scelta non è diretta, sono le forze politiche rappresentate in parlamento a trovare un accordo e proporre il candidato. Per questo motivo chi ottiene più voti non è automaticamente eletto presidente, ma deve costruire una maggioranza come nel mandato precedente hanno fatto i componenti del “tripartito”: Socialisti, Esquerra Republicana e Iniciativa per Catalunya Verd sommarono i loro voti e crearono un governo che, durante la legislatura, ebbe non pochi problemi di coesione interna.
Le inchieste di quest’anno prevedono un forte incremento di voti alla coalizione conservatrice “Convergència i Unió” che dovrebbe tornare al potere dopo esserci stata per 23 anni, quando il suo presidente era Jordi Pujol, l’uomo che pur con comprensibili contraddizioni ha il merito di aver impostato la ricostituzione del suo paese.
Il blog di Marco Giralucci: Catalogna Oggi
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