
Al bar per festeggiare la Roja e Los Mossos d’Esquadra gli sparano addosso
Per i tifosi spagnoli e gli amanti del calcio c’è un prima e un dopo 11 luglio 2010: la Spagna è per la prima volta campione mondiale di calcio.
Anche per Nicola Tanno (di Campobasso, Molise) questa data segna una svolta. Anche lui partecipa ai festeggiamenti della tifoseria per la vittoria della Roja e si trova in Piazza di Spagna – a Barcellona – un po’ per partecipare alla fiesta e un po’ per curiosità e per cercare di documentare con la sua telecamera quest’evento unico nella storia del calcio spagnolo. Purtroppo, la nottata di festa si trasforma per lui in tragedia: Nicola viene colpito da un proiettile di gomma sparato dai Mossos d’Esquadra (polizia catalana) durante una carica volta, a quanto pare, a sedare dei tafferugli, e perde l’occhio destro.
A fronte di una copertura stampa spagnola molto completa, scarse sono state le testate italiane nazionali che hanno parlato della vicenda: molte riviste online e qualche trafiletto su alcuni giornali e la RAI di Campobasso. C’è una denuncia in atto, ma i Mossos, al momento, non rilasciano dichiarazioni. Sul fronte italiano, un’interrogazione parlamentare da parte di due parlamentari del PD, Ferrante e Picerno, al Ministro degli Esteri Frattini è rimasta, ad oggi, senza risposta.
Il Consolato Italiano di Barcellona, si è limitato, all’inizio, a fornire il nome di un avvocato. Dopo varie settimane, il Console ha ricevuto Nicola e la sua famiglia e ha promesso d’interessarsi al caso e al processo che ne seguirà.
Nicola è in fase di ripresa e, oltre a stare aspettando la messa in moto della macchina della giustizia, attende l’inizio dell’anno accademico alla Pompeu Fabra, per riprendere in mano i suoi studi e la sua vita di un normale ragazzo di 24 anni che è stato reso invalido da chi avrebbe dovuto “assicurare ordine e protezione”
Spaghetti BCN. Nicola, come stai?
Nicola Tanno. Sono in ripresa. Sono ancora in cura per recuperare corpo e spirito, ma va meglio.
SBCN. Ci racconti com’è andata?
N.T. Era la notte tra l’11 e il 12 luglio, l’alba del 12. Ho visto la partita a casa mia e poi sono uscito anche per fare qualche video per il mio blog (Diario Catalano). Sono arrivato in P.zza di Spagna dove ho fatto varie riprese, l’ambiente sembrava molto pacifico: non c’era nessun tipo di problema. La gente faceva soltanto esplodere qualche petardo ma non era impaurita; era una normale festa per la vittoria dei mondiali. Improvvisamente, ho visto arrivare da lontano i Mossos, ma non ho dato molta importanza a questa cosa perché sono arrivati all’altro lato della piazza. Dopo alcuni minuti, mi sono accorto che la gente stava andando via da quella parte della piazza: i Mossos li stavano cacciando. Ho cominciato a vedere la gente impaurita e mi sono trovato in mezzo a migliaia di persone (di tutte le età) che correvano freneticamente e ho sentito dei colpi. Mi sono messo a correre anch’io e la situazione ha cominciato a peggiorare. Sono arrivato sulla Gran Via, dove sono rimasto per alcuni minuti. Ho aspettato un po’ e ho cominciato a realizzare che mi ero perso. Ho visto che la polizia aveva chiuso la piazza e non lasciava passare nessuno. A quel punto mi sono allontanato dal luogo della tensione, fino a circa 300 metri. Mi sono avvicinato a un bar, pieno di gente, sia dentro che fuori: il Mas Frankfurt.
SBCN. Com’era l’atmosfera?
N.T. Sembrava tranquilla. La gente era di buon umore e io ho pensato “mi prendo qualcosa e poi vado a casa”. Mi sono avvicinato e ricordo solo che il mio ultimo pensiero era che cosa ordinare.
SBCN. Quindi, stavi andando a fare la tua ordinazione al bar?
N.T. Si, mi stavo avvicinando e sono saltato per aria. Sono caduto come al rallentatore, sono stato in aria per alcuni secondi e lì ho pensato “che sta succedendo?” Poi ho pensato a una bomba e, infine, sono caduto, ho toccato l’occhio e ho capito che mi avevano colpito.
SBCN. Secondo te è stata una pallottola volante?
N.T. Non so se abbiano mirato a me. Però, ci sono le testimonianze di molte persone che hanno visto uno dei Mossos con il fucile in mano puntato ad altezza d’uomo. Se così fosse, significherebbe che il colpo non è partito di rimbalzo (come da legge) ma che, invece, era puntato in avanti, e questo è ancora più grave. Inoltre sembra che il poliziotto che ha sparato fosse assieme ad altri due a meno di 50 metri da me.
SBCN. A che punto è la questione giudiziaria. C’è stata una denuncia?
N.T. Si sta aprendo la fase d’istruzione in cui il giudice deve inviare il verbale ai Mossos di quella sera … non so se si riuscirà ad aprire un processo penale e, quindi, individuare chi mi ha sparato. Per quel che mi riguarda, vorrei arrivarci. Il responsabile deve pagare.
SBCN. Che cosa chiedi alle autorità, che cosa vorresti?
N.T. Voglio giustizia, perché mi potevano ammazzare: c’è mancato poco. Mi hanno colpito all’occhio destro, danneggiandomi anche delle ossa, e, per questo, ho una placca di titanio all’interno; ho avuto un ematoma alla parte destra del cervello, causato dal colpo al mio bulbo oculare che è rientrato. Per pura fortuna non ci sono sequele di tipo cerebrale. Voglio che il responsabile paghi e che mi arrivino delle scuse, almeno.
SBCN. Nessuna scusa? Nessuna dichiarazione da parte dei Mossos?
N.T. Soltanto alcune dichiarazioni, in via non ufficiale, fatta ai giornalisti da parte di qualche poliziotto. Secondo loro, quella sera, il “comportamento del corpo di polizia fu corretto e senza pieghe”. Una cosa mi ha però sconcertato. Una dichiarazione di solidarietà ai Mossos da parte del sindacato SAP-UGT, che dovrebbe essere la parte più democratica tra i sindacati della polizia. Solidarietà a prescindere … senza sapere niente, né come, né perché.
SBCN. Ritorniamo alla sera dell’accaduto. Come sono stati i soccorsi?
N.T. Ho ricevuto subito aiuto dalla gente che era lì e l’ambulanza è arrivata in pochi minuti. Sono stato portato in ospedale. La mattina sono stato operato una prima volta e, dopo vari giorni, una seconda. Soltanto allora ho scoperto di aver perso la vista all’occhio destro. Il comportamento degli infermieri e dei medici è stato ineccepibile. Mi sono stati vicini, da subito.
SBCN. Com’è per te il dopo 11 luglio?
N.T. Credo che le vere conseguenze si vedranno a lungo termine, anche per quanto riguarda l’accettazione. In generale provo a pensare che posso fare assolutamente tutto. Nel mio futuro vedo studio, lavoro, come prima… Vero è che a 24 anni uno non mette in conto di essere sparato per la strada. Forse, oggi sono un poco più riflessivo.
SBCN. Ti è rimasta un po’ di paura della calca, della folla?
N.T. Un po’ più d’insicurezza, sì. Oggi, avrei un po’ di titubanza ad andare a un concerto Rock. Però forse è una situazione provvisoria.
SBCN. Resterai a Barcellona?
N.T. Certo. A ottobre inizia l’Università e poi si vedrà.
Collegamenti:
Gruppo facebook di appoggio a Nicola
Petizione per Nicola da inviare al Ministro Frattini
Articolo di Nicola sull’accaduto pubblicato sul suo blog
Comunicato dell’associazione AltraItalia
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No donéis vuestros órganos como protesta por este atentado, razones concretas aquí:
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