Jazz in Barcelona

Jazz a Barcellona

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Il modo in cui nascono certe passioni sfiora l’incredibile: una coincidenza assurda, una serata inaspettata, una parola “buttata lì” da un amico ed ecco che comincia l’avventura, basta un attimo per trovarti in un mondo nuovo che magari, appena il giorno prima, non avresti neppure immaginato.

Beh, io ero sicura dell’esistenza della musica jazz e, in una certa misura, persino del suo godere di ottima salute, ma fu solo grazie ad uno strano caso che cominciai a conoscerla davvero, e proprio qui a Barcelona.

Facendola breve, sono -o almeno vorrei esserlo- un’illustratrice, disegnatrice, vignettista e chi più ne ha più ne metta, perennemente alla ricerca di nuove sfide, lavori, commissioni, concorsi. Fu così che lo scorso dicembre mi imbattei in un concorso di illustrazione e fumetto il cui tema era esattamente la musica jazz.
Pur nel mio artistico delirio di onnipotenza mi frenai dicendo, tra me e me, che in fondo io del jazz non ne sapevo un bel niente. Perlomeno, non abbastanza da poter realizzare un bel disegno sull’argomento, un disegno che in sé avesse un po’ di quello spirito, un po’ di quei ritmi, un po’ di quei colori…
Soluzione -semplice, lo ammetto-: andare ad una jam session di jazz.

Una volta scoperto il significato dell’espressione “mangiarsi le mani” dopo aver letto gli articoli su El Siglo del Jazz ed il Voll-Damm Festival Internacional de Jazz de Barcelona, essendomi persa due gran belle occasioni, mi rimisi subito all’opera e, fra un consiglio di un amico e l’aiuto dell’agenda-pamphlet mensile Butxaca (la trovate in alcuni bar, oppure potete consultare la sua versione online e anche farvela arrivare a casa), iniziai a scoprire non solo la musica jazz ma anche i locali, le persone, la profonda bellezza dell’ascoltare una jam session seduta con la mia birra e la mia sigaretta, sentendomi parte dell’evento meraviglioso che stava prendendo vita davanti e dentro me.

Tanto per chiarire, il termine “jam session” -possiamo tradurlo come “sessione miscellanea”? Possiamo davvero?- nasce proprio nell’ambiente jazz per poi estendersi anche ad altri generi musicali: in essenza è il rito dell’improvvisazione, il ritrovo dei più diversi musicisti -i quali spesso s’incontrano per la prima volta- che si avvicendano sulla scena per dare vita, ogni sera, a qualcosa di stupendo, di nuovo e di irripetibile.

L’esecuzione di un brano jazz è organizzata intorno ad episodi solistici di improvvisazione con il supporto della linea del basso che ne sottolinea l’andamento; inoltre, la struttura del pezzo si presenta sempre come circolare, cioè si snoda secondo uno schema preciso: all’esposizione iniziale seguono, nell’ordine, il dialogo fra i vari strumenti, citazioni di brani e temi noti, un assolo che cresce fino ad un picco d’intensità, ripetizioni di pattern e frasi musicali per poi concludere con una chiusura corale.

Ma questa è solo “l’impalcatura”, l’armatura interna grazie alla quale i musicisti possono dare libero sfogo a tutta la loro incredibile fantasia: l’artista che si cimenta in una jam session porterà con sé non solo un’ottima conoscenza del suo strumento e della musica, ma anche una profonda sensibilità e lo speciale desiderio di divertirsi e divertire.

Divertire perché se sei presente ad una jam session ne diventi parte, provi tutto l’entusiasmo dell’assolo e la forza del punto di massima intensità del pezzo, e quando finisci per applaudire è anche perché quella musica te la sei sentita dentro, e hai seguito il basso, il piano, la batteria, la chitarra, il sassofono ed ogni altra voce come se stessero parlando a te e solo a te, e come se da questo dipendesse la nascita di ogni singola nota.

Finora posso consigliarvi:

- 23 Robador (c/d’en Robador, dietro all’hotel-cilindro luminoso del Raval; ogni mercoledì sera jam session di jazz a entrata gratis)
- Jamboree (Plaça Reial; non solo jazz, date un’occhiata al cartellone molto vario ed interessante)
- Harlem Jazz Club (c/Comtessa de Sobradiel; atmosfera perfetta e clientela internazionale, vi potrà capitare di sostenere, una dietro l’altra, una conversazione in inglese ed una in catalano)
- Sala Monasterio (Passeig Isabel II, Barceloneta; bellissima atmosfera, attenzione perché per fumare c’è una sala apposta, vi avverto per esperienza)

Nella mia lista dei posti ancora da provare ci sono, invece:

- Bel Luna (Rambla de Catalunya 5)
- Big Bang Bar (c/ Botella 7)
- JazzSì Club (c/ Requesens)
- Jazzman (c/ Roger de Flor 238)
e tanto altro…

Come conclusione, posso solo rivelare che, insomma, quel disegno per il concorso non l’ho ancora fatto, ma intanto mi sono ritrovata innamorata del jazz.

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