SpaghettiBCN intervista Daniele Veneri

Daniele Veneri

La questione del Bon Pastor, quartiere a rischio demolizione in zona Sant Andreu, è stata sapientemente messa in risalto da Daniele Veneri.
Sebbene la sua giovane età, appena 23 anni, il fotografo napoletano ha realizzato per Repubblica.it 24 scatti, in grado di descrivere con i colori e le ombre, le attese e le speranze degli “ultimi”.

Lontano dai flash turistici, il Bon Pastor appare grigio e scolorito rispetto agli emblemi turistici disseminati per la città. Sant Andreu neo della capitale catalana? O semplicemente realtà nascosta agli occhi dei visitatori? Che Barcellona non fosse solo la Rambla e Passeig de Gracia, lo sapevamo.

Ma che potesse avere realtà non troppo lontane dai Quartieri Spagnoli di Napoli o dello Zen di Palermo, forse lo sapevamo un po’ meno. O meglio non lo sapevamo affatto. Così le foto si dimostrano bel lontane dallo stereotipo che gran parte di Italiani, prima di partire, credono di trovare.
La verità è che Barcellona è anche questo. Ed è particolare la visione di questo giovane Napoletano, che non il suo sguardo disancorato ha raccolto questo quartiere in via di estinzione.

Spaghetti BCN: Come ben sai, Barcellona deve molto alla sua rinascita urbanistica, in occasione delle olimpiadi del 1992. Rinascita che ha segnato anche la sua ripresa economica, grazie alla fioritura delle attività turistiche. Come ti è sembrata la Barcellona “frivola”? Insomma, la Barcellona che non avevi da fotografare?
Daniele Veneri: Il periodo che ho passato a Barcellona e precisamente a Bon pastor non mi ha dato il tempo, ne tantomeno la voglia, di visitare Barcellona da “turista“. La mia sensazione è comunque quella di una città con una duplice faccia che mostra se stessa: alcuni cartelloni pubblicitari inneggiano a questa bellezza di facciata, come in realtà non è. Una città del Sud Europa a mio parere che vive ciò che l’Italia ha vissuto tra gli anni 60 e 70 a livello urbanistico.

S:Hai visitato per questo reportage la parte più oscura. Quale sono state le tue sensazioni appena arrivato a Sant Andreu?
DV: Il distretto di Sant Andreu è un cantiere a cielo aperto, i cantieri della metropolitana la circondano completamente e a giudicare dai graffiti sulle transenne che ne delimitano i lavori, i cittadini, o almeno quelli più giovani, non apprezzano questa condizione. Si respira “Maquinista” dappertutto dalla piazza fino ad arrivare a Bon Pastor, un quartiere che è stato segnato dalla presenza di questa enorme fabbrica, dove adesso sorge un Centro Commerciale.

S:Credi che la realtà barcellonese del Bon Pastor sia un mondo a sé o credi che sia assimilabile ad altre realtà a te conosciute? Essendo di Napoli, credi che sia tanto lontano dalla situazione dei Quartieri Spagnoli o di qualche altra zona di confine napoletana?
DV:Prima di tutto Bon pastor è assimilabile a numerosi quartieri di Barcellona che stanno vivendo questa situazione, Baron de Viver prima, il Raval dopo, La Mina, La Barceloneta. Una rinnovazione che è più simile ad una “gentrification” che ad altro. Come ho già detto, sembra che Barcellona ci tenga a farsi bella. La questione casa, comunque pare dilagare in numerose città d’Europa e proprio di ritorno da Barcellona ho notato che anche a Napoli si cominciano a intravedere lotte contro demolizioni. Le notizie da Ischia e Pianura ce lo dimostrano. La domanda è: Perchè?

S: Le logiche di commercio sono sempre oscure ai più. Ad ogni modo, c’è stata una storia, una situazione un qualcosa che ti ha colpito particolarmente?
DV: La storia che più mi è rimasta fissa nella mente come un’immagine è la volontà di molti abitanti di Bon Pastor di restare così come sono adesso, non vogliono una casa nuova, non vogliono palazzoni di cemento, vogliono continuare a popolare la strada a far crescere i bambini insieme, festeggiare San Juan, vita a basso costo non vuol dire necessariamente basso tenore di vita, degrado e violenza.

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