Concerto dei Prodigy: breve (emo)report

The Prodigy

Entro nel capannone del Sant Jordi Club alle 21.30. Grazie ad alcuni problemi all’accesso sono riuscito a perdere lo show degli Enter Shikari, gruppo d’apertura.

L’atmosfera è tiepida. All’interno cominciano ad ammassarsi sempre più persone. Molte di esse arrivano fischiettando, canticchiando i motivi più famosi della band o mimando gli effetti elettronici tipici della loro musica, con buffi risultati. Nell’attesa, la sala è investita da una potente musica “d’accompagnamento”. Tecno dance a tutto volume ed alta frequenza, vomitata senza sosta dalle casse. Luci blu intermittenti ovunque, per dare un tono particolare all’ambiente. Ed un fiume di persone in trepida attesa.

La gente comincia a muoversi. Balla da sola, balla in gruppo, assapora l’inizio della festa. Da lontano è come vedere un unico insieme di umanità saltante, un popolo che balla.

Il popolo dei Prodigy. Individui di tutti i tipi ed estradizioni: dai 16enni sino persone che potrebbero essere tranquillamente i loro genitori. La maggioranza è comunque giovane, formata da amanti della tecno, del rock, della drum’n’bass, della dance più estrema.
Persone che hanno voglia di muoversi e scatenarsi, lasciarsi andare sotto i colpi della cassa che iniziano a propagarsi con violenza.
Persone che attendono l’ora giusta per trasformarsi definitivamente in puro ballo, pura musica.

La musica, quella “d’accompagnamento”, continua. Bassi mostruosi squarciano l’aria, riflettendosi sulla folla e penetrandola sino in fondo. La gente risponde colpo su colpo, vibrando all’unisono. Più si avvicina il momento dell’inizio, più il sound si incattivisce.
Sempre più forte, sempre più acido.

Sino al momento tanto atteso. Il suono di una sirena attraversa lo spazio, annunciando l’allarme generale. È l’ora. L’ora di muoversi, l’ora di saltare, l’ora di correre. L’ora di dar fuoco alle polveri.
World’s on fire, questo è il primo pezzo.
Che la festa abbia inizio. Che il pubblico esploda. Signori e signori, The Prodigy.
Il concerto prosegue per circa un’ora e quindici minuti, densi di suoni ed emozioni. Una mole infinita di energia viene spinta continuamente fuori dalle casse, in un viaggio che propone i pezzi dell’ultimo album della band, Invaders must die, assieme ai successi storici di The Fat of the Land e Music for the Jilted Generation.

Sul palco Keith Flint e Maxim Reality, i due vocalist-ballerini, sono totalmente fuori controllo. Liam Howlett, la mente del gruppo, mixa e massacra beat su beat, note su note, amalgamando un sound diretto e potente da servire ai fan in delirio.
Il pubblico, a testa alta, riceve tutto dritto in faccia e salta in aria insieme alle casse.

Mettete la testa dentro un frullatore e spingetelo a tutta velocità. Ecco cos’è stare dentro un concerto dei Prodigy. Spettacolo e adrenalina allo stato puro. Peccato solo per la durata, ci si aspettava qualche pezzo in più.
Questa la scaletta più o meno completa della serata (mancano alcuni pezzi, mi scuso):
World’s on Fire
Breathe
Omen
Warriors Dance
Firestarter
Run With the Wolves
Voodoo People
Invaders Must Die
Diesel Power (intro)
Smack My Bitch Up
Take Me to the Hospital
No Good
Stand Up

Hasta pronto, The Prodigy.

fonte foto flickr

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