
Cerchiamo di capire, dal nostro punto di vista, cosa sta succedendo ad Arenys de Munt, un ridente paesino di 8.023 abitanti, vicino Matarò, dove un gruppo di cittadini ha organizzato una consulta, con una domanda che fa riferimento al diffuso desiderio di autodeterminazione dei catalani.
Il testo del quesito è: “Lei è d’accordo che Catalogna diventi uno stato di diritto, indipendente, democratico e sociale, integrato nell’Unione Europea?”
Una consulta è un’inchiesta d’opinione, quindi non vincolante e dal punto di vista formale ed amministrativo, senza effetto alcuno. Certo, da quello politico, di effetti ne ha molti, cosi il “caso Arenys” ha portato, domenica 13 settembre, il borgo al centro della cronaca locale, statale e internazionale accreditando 300 giornalisti da tutta Europa e molte troups televisive, comprese alcune italiane, per documentare i fatti.
Perché un’iniziativa numericamente tanto piccola riscuote questo interesse?
La Costituzione spagnola del 1978 prevede, all’art. 92, che i referendum possono essere convocati solo dal governo, su proposta del parlamento, e approvati dal re. Dato che essa stessa garantisce l’unità e indissolubilità della nazione spagnola -riconoscendo il diritto all’autonomia delle nazionalità e delle regioni che la integrano- non sono permesse iniziative di autodeterminazione, soprattutto in forma di referendum. Esempio recente il rifiuto netto opposto al presidente del Governo Basco Ibarretxe, che ne richiedeva uno su questo stesso tema.
Maria Teresa Fernandez de la Vega, vicepresidente del Governo Zapatero, si è affrettata a precisare che questa iniziativa è fuori dalla Costituzione e, per difendere le ragioni dello Stato, ha attivato il meccanismo di nomina di un avvocato pubblico.
Contemporaneamente, un gruppo referente alla Falange Spagnola ha chiesto l’autorizzazione per una manifestazione contraria alla consulta, proprio ad Arenys de Munt, lo stesso giorno della sua celebrazione. Ricordiamo che la Falange, corrispondente del partito fascista italiano, in Spagna non è proibita dalla legge. Fondata nel 1933, sopravvive ancora, anche se in terra catalana è numericamente assai ridotta. È, invece, molto più seguita nella Spagna profonda. Qualcuno ha detto: “Franco è morto, ma il franchismo no“.
Fra i 40 Avvocati dello Stato in servizio in Catalogna, il caso ha voluto che, per questo delicato incarico, sia stato scelto Jorge Buxadé Villalba, un ex candidato proprio della Falange a metà anni Novanta. Da non credere.
Non è finita. Il giudice, a seguito delle iniziative di Buxadé Villalba, riscontrando la legalità della manifestazione falangista e l’illegalità della consulta, aveva vietato al Comune di Arenys di dare supporto a quest’ultima, e costretto il Dipartimento dell’Interno del Governo della Generalitat, ha anche dovuto autorizzare la manifestazione falangista.
A quel punto sono arrivate proteste per il permesso accordato anche da tutti i gruppi del Parlamento Europeo dove, fra gli altri, anche l’eurodeputato Niccolò Rinaldi (Italia dei Valori – Lista Di Pietro), vice-presidente del gruppo liberale, ha proposto di fare pressioni sullo stato spagnolo che autorizza questo tipo di manifestazioni domandandosi se ciò sia adeguato agli standard europei nei confronti dei passati regimi fascisti.
La situazione ha cominciato a farsi bollente, per tutti.
Grazie a Dio è intervenuto il parroco: la consultazione si è celebrata nel centro morale civico, corrispondente al nostro centro parrocchiale. L’adesione dei votanti è stata alta, sono arrivate migliaia di persone e personalità politiche a sostegno dell’iniziativa, che il sindaco ha definito, commosso, “una festa della democrazia“.
I falangisti, arrivati in pullman, erano quattro gatti circondati da due cordoni, uno dei Mossos d’Esquadra, e un secondo di cittadini che intonavano “Els Segadors“, inno nazionale catalano.
Effetto domino. Il comportamento del Governo ha dato una pubblicità straordinaria, c’è stata un’alta affluenza alle urne e altri 60 comuni catalani si sono dichiarati pronti a ripetere l’iniziativa, dandosi appuntamento per il 18 di ottobre.
I sentimenti indipendentisti in Catalogna sono molti. Lo Stato, con il governo PSOE, si è esposto in maniera evidente, teme qualunque movimento, anche il più piccolo. Chi non è con me, è contro di me.
fonte foto flickr
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la presenza dei fascisti e che lo stesso Montilla (capo della Generalitat) abbia legittimato la loro manifestazione dopo quello che il franchismo ha portato alla Spagna e soprattutto alla Catalunya, mi sembra la cosa più singolare.
Arenys de Munt ha rappresentato, secondo me, una forte iniziativa democratica ma da pochi spunti politici (parliamo del 40% di un paese di 8000 abitanti).
Sará interessante vedere che succederá ad Ottobre quando altri paisos catalans si son dichiarati pronti a ripetere la stessa iniziativa.
Bel post!